non è un paese per Vecchi(oni)

ci sono cascata dentro un’altra volta, l’ho raggiunto a Milano, ad un concerto non pubblicizzato perché, a suo dire, potessero arrivare solo i fedelissimi. Quando parla ha l’aria di un prof. bauscia, milanese, spavaldo e tiroso; non ha la profonda leggerezza di Guccini, l’intellettualismo sornione di Paolo Conte. Ma è melenso giusto e si commuove quando canta; e io sono melensa e come ama nei suoi versi è come amo anche io. O come vorrei essere amata.

Via Facebook, via tutto tranne i blog, il mio e quello degli altri ma non so comunicare. Non sono più capace di comunicare limpida. Tutti questi mezzi mi fanno cadere nella dietrologia amicale e sentimentale. Nel narcisismo di una parola buona. Vorrei tornare in un medioevo mio, ancora possibile. Vorrei spegnermi.

E ora vi devo riportare tre cose di quel concerto, tre cose che stavano già dentro di me a mulinellarmi le viscere senza tregua.

1) la coerenza è meglio della felicità

2) non c’è amore più grande e vero di quello che lega una madre a un figlio

3) fagliele rifiorire, le sue rose blu, tu ridalle indietro le sue rose blu

il testo: http://www.angolotesti.it/R/testi_canzoni_roberto_vecchioni_1792/testo_canzone_le_rose_blu_722182.html

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14 pensieri su “non è un paese per Vecchi(oni)

  1. è vero. però per me quest’anno (ma non solo) è simbolo anche di una terza via… ed è per questo che un giorno di febbraio mi si è allargato poco poco il cuore.

  2. Cara Liz, mi (ti) ritrovo più in Pino Daniele (ho sete, ho sete ancora!) che nelle rose blu di Vecchioni. Proprio adesso che mi avevi “imparato” ed allevato all’uso di facebook mi sei scomparsa….. ma è giusto così se tu lo vuoi. Del resto Il tuo medioevo è limpido e profondo. Narcisistico dici tu? E che male c’è? Io ti leggo!

  3. spesso mi manca in questa parte di web il bottoncino mi piace. che certi commenti lo meriterebbero. vorrei sentirti di più. vorrei chiamarti più spesso, ma poi ti riverserei addosso i malumori persistenti e non va bene. e vecchioni per me è luci a san siro cantata in coro con un diciottene nella mia prima uscita dal nido senza nessuno a dirmi cosa fare. e forse dovremmo sentirci ogni giorno in libera uscita dal nido. abbraccioti.

    1. chiamami e riversa. posso cantarti luci a san siro come una diciottenne (se la trovo, dove si è infilata, la sbarazzina maledetta)

    1. me la sono rimbalzata questa immagine. non voglio toccare corde. ma un fratello, una sorella sono il legame che resta di due che hanno scelto di intrecciarli questi legami. ma sono di parte.

      1. nel senso che a pensarci, tutti questi figli unici restano slacciati, ecco. e penso “mia sorella e io ci abbracceremo in uno dei giorni”

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