Mae, mae più

Non volevo scrivere a caldo le mie impressioni. Ma non ci sarà un freddo, in tutta questa storia. Allora procedo a flash.

La marea umana che cammina sulla Aurelia, tutti amici di tutti, ti capita di pranzare, avere numeri di telefono, tam tam di informazioni. Ne ascolti qualcuno. “ah, io penso che il meglio per me ora sia Parigi o new York”. Eccerto, vorresti ridere in faccia a tale ingenuità, come se poi la sede di Addis Abbeba non esistesse, no quella no, per carità.

Non rido, perché poi capisco che i sogni sono l’ultima cosa che resta e che su questi sogni il Formez Italia (provate a leggerlo senza la sillaba me) ha accumulato i quattrini senza nemmeno saper organizzare una prova concorsuale degna di questo nome. Una farsa schifosa, una pagliacciata.

Ma gli schifosi poi siamo tutti noi che quei sogni li sporchiamo subito, esportando i libroni del quiz e copiando durante le prove, anche, in modo spudorato.

Una scena precisa: durante le prove SEU una ricciolina due posti davanti alla mia destra, maglia blu, con faccione tondo da storda (sì, sono cattiva), quella che sembrava a tutti gli effetti una giovane maestra elementare è stata girata tutto il tempo e si è copiata tutte e dico tutte le risposte (i pallini) dalla tizia dietro di lei. Mentre alla mia sinistra un’altra sgamatissima maestra elementare foglio in alto dettava all’amica dietro le risposte sillabando a voce alta “la uno è la b, la due è la d” eticì eticì. Un altro ad un certo punto sbotta e le dice “Si vergogni” “cazzo vuoi?” la risposta. E questi sono degli educatori. Di bambini.

Dettarsi e copiare risposte di livello elementare. Sogni di andare a insegnare all’estero? Ecco, io voi non vi manderei, e non perché avete affrontato come una pagliacciata la pagliacciata del concorso perché poi alla fine ovunque vi mandino, la lingua la imparerete anche voi, sul posto e questi test sono cretini anche per questo. Io non vi ci manderei perché le vostre qualità morali non le esporterei, le lascerei qui, dove somigliate tanto a chi ci ha governato per vent’anni, più o meno da quando capite, insegnate, votate proprio voi.

Io sono una grandissima SNOB, ho deciso che lo sono ma questo almeno (solo questo) nel bordello della prova del lettorato non era successo. Laddove i concorrenti erano tutti i laureati di lettere e di lingue, questo almeno non era successo.

Sono amareggiata. E non per i soldi spesi per arrivare fino a qui, non per il giorno in più, le 10 ore passate in una strada al freddo (e poi al caldo, e di nuovo al freddo e pure alla pioggia) . Sono amareggiata per questo paese allo sbando, per questi professori che sognano l’estero e lo fanno da comodi, pensando di spostare il culo da una cattedra all’altra. Ma solo per cambiare lo sfondo delle vicende, per tirarsela un po’, per fuggire. Non per “insegnare”. Sono amareggiata perché ci sono cascata dentro anche io, perché ho creduto in una serietà procedurale che la macchina ministeriale (epperò quanto è carrozzona sta roma capitale) non ha saputo garantire, perché i soldini valgono sempre di più.

Sono amareggiata perché penso a my bison che a 24 anni se ne va da solo negli stati uniti, da solo si propone alle cliniche universitarie, da solo si fa strada con caparbietà, mettersi in gioco e professionalità che gli viene riconosciuta subito perché c’è, perché l’ha accumulata in questo bel paese che produce tante idee, tanti cervelli. Lui e quelli come lui sono cervelli in fuga. Non galline.

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12 pensieri su “Mae, mae più

  1. Ho vissuto il concorso per tramite della moglie del mio capo ufficio che era lì con te per due delle tre classi con concorso (se non ho capito male).
    Organizzato alle pene di segugio sulla falsa riga di quello dei presidi.
    Una sola domanda: cosa intendi quando dici : “epperò quanto è carrozzona sta roma capitale”?

  2. una delle illusioni prodotte dalla mente razionale è che la conoscenza coincida con la sapienza—

    ecco il vero snobismo: non passando attraverso l’esperienza diretta (unica vera forma di conoscenza) si vive di parole, si crede che essere “il primo della classe” equivalga ad essere “il migliore”—

    ovviamente una società in cui il livello di “performance” (o status) è lo strumento di “giudizio” sulle persone ha l’effetto di accrescere la nevrosi personali e collettive—

    sì, sì, andate all’estero, lontani, lontani, grazie, fuori dai c—–i, grazie tante—
    (e se evitate di “insegnare” il vostro misero stile di vita, meglio ancora—)

  3. Mi spiace che tu abbia avuto questa esperienza al concorso MAE. Ti assicuro che nel 2006 le cose sono andate diversamente. Il concorso per l’insegnamento all’estero non è e non deve essere una pagliacciata. E’ un posto ambito quello che si va a ricoprire con la missione di diffondere la lingua e la cultura italiana. Gli insegnanti selezionati dovrebbero essere gente preparata non solo culturalmente ma anche a ogni tipo di difficoltà, gente aperta mentalmente e con grande capacità di adattamento. Nei miei anni trascorsi all’estero ho visto persone tornarsene in Italia dopo venti giorni che erano arrivate, persone che mostravano intolleranza nei confronti del luogo e del popolo che li ospitava, persone con un’ottima conoscenza della lingua straniera ma fragili emotivamente.

    1. Sono pienamente d’accordo con te. Questo concorso lo sognavo da ragazza, quando scalavo la graduatoria dei precari, desideravo il ruolo proprio perché avrei potuto fare questa prova, questa esperienza. Quella ragazza con gli occhi “seri” che ancora alberga dentro di me, tanto determinata da avercela fatta ad arrivare a Roma, non si aspettava quello che visto. Le parole del post sono dettate da questa delusione. E dall’aver visto e saputo quanto è difficile “diffondere la lingua e la cultura italiana” anche negli Usa senza che non prevalgano istanze di altro tipo. In quanto ai fragili emotivamente, mi fai venire in mente un altro problema del nostro mestiere. Ma ci saranno altri post…

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