La lingua nel limbo (1462 giorni)

Tra color che son sospesi.

Persa tra qualcosa che vorrei dire e invece no. Le ricaccio indietro le parole, come si ricacciano indietro le lacrime, non tutte: quelle di delusione, quelle che scivolano dignità.

Allora scrivo. E poi cut cut cut. Come le sue presentescions, che alla fine vanno stringate. E mi stringo io, ma è diverso da quando mi stringevo vicina. Ho imparato a stringermi lontana; mi sveglio di soprassalto che quasi cado dai bordi.

Io lo so che tutte le parole non dette tra noi sono sempre uscite, sì, uscivano, uscivano a prendersi il caffé, a farsi il lungolago, sprizzavano senso e facevano lago-Midwest-lago in poche ore, allagandoci di comprensione puntuale. Ma ora ho parole più nuove: no, non parlano gocciole e foglie lontane ma di una favola bella che oggi m’illuse, Ermione, di quello parlano, sì.

Sono sospesa con la bocca e con l’anima del tutto simile alla matitina di Skype, che la vedi che balla, traballa e scribacchia un Flower e un Hug ma poi mentre attendi che posi, che posi le parole, crolla stremata. E tu dici “no, daccapo, ti prego, daccapo”

Stasera vorrei una carezza sui capelli, di vecchia data (la carezza, pure i capelli). Vorrei la restituzione di una lingua, non questo esperanto buono per tutti. Stasera vorrei litigare ché non è mai stato possibile, da sola mi stavo a litigare ché la gara finiva sempre all’ironia chi la fa per primo se io se tu, l’altro faceva la ratio. Stasera vorrei leggere, ad alta voce come su spiagge liguri. Stasera vorrei la speranza perché anche la parola nel limbo è innocente ma è nata troppo prima del vero.

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5 pensieri su “La lingua nel limbo (1462 giorni)

  1. i limiti della comunicazione non diretta li hai elencati ben bene, non dicendoli, tra le righe

    mi pare però tu abbia trascurato una componente importante: la proiezione tipica di questo tipo di rapporti in cui si presume di comprendere l’altro da poche parole digitate o da assonanze tra idee ed opinioni e soprattutto il fatto che si “costruisce” l’altro perchè si presume di capire chi sia
    per via di quanto di lui/lei si legge

    altra cosa è la realtà, appunto, in cui una litigata è un ottimo motivo di riflessione e di chiarificazione su chi si ha davanti

    (il discorso sui sabati sera ed i lunedì mattina…, do you remember?)

    1. non dimentico mai nulla, cosa che comincio ad addebitarmi a difetto.
      in quanto a presumere, a tratti mi sembra che la vita e la comunicazione di tutti poggi su questo.
      la realtà esiste? c’è la mia, la tua, e quella dei rapporti, inconoscibile quando sono rapporti altrui.

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