il prezzo della luce

No, non è un post sulla bolletta dell’Enel. Sarà un post che cercherà di dare un filo (il)logico a molte parole di quelle che più sono l’ossatura del mio sensismo ovvero: neve, inverno, Appennini, vento, alba, sabato, luce, natura, lago, freddo, sinestesia, Alpi, mattina.

Sabato (sta)mattina: la prima ora, certo, di corsa, la sveglia, ohssignur, certo al sabato mattina la prima ora perché se i tre quarti dei colleghi vogliono il sabato libero qualcuno la deve fare la prima ora, vabbé al sabato le strade sono libere e scivolo in metà minuti dall’auto alla scuola, ci sta anche la coccola alla gatta che entra mentre esco, mi fermo, mannaggia forse sono già in ritardo, ma ci vuole poco dai è sabato, esco. Al cancello, piffero che freddo, eccolo il vento che sentivo stanotte, mi piaaace. Arrivo all’auto e mi giro. PAF! mi giro ed ecco la neve alle cime, la neve sull’Alpe, il rosa, il bianco e il blu dell’unghia di lago. PAF! mi giro e resto a bocca aperta. Minuti? Entro dai miei indeponenti con un quarto d’ora di ritardo.                                     

Sabato pomeriggio (passerotto sei andato via?) anno 1990. Attraversando l’Italia quando babbo era più giovane e in auto tagliavamo l’Appennino e così passiamo da un paese che ricordo appena, era Velletri e dal finestrino vedo il corso, vedevo ragazze e ragazzi, lo struscio e la radio trasmetteva questa canzone qui. Così ci sono momenti banali come passare a diciott’anni per sbaglio da un Velletri qualsiasi, fotografare per sempre -nella sinestesia tra vedere e ascoltare- le ragazze che escono a dicembre “contro un vento freddo che le prende”. Da quel pomeriggio, in molti sabati della mia vita -per i suoni e colori e odori insieme infilantisi per scambio sotto le palpebre- ho abitato in mille paesi diversi, ho attraversato viali di tante città del mondo. Che quando le ho viaggiate davvero, è stato ri-trovarle. 

Poi arrivò un altro sabato pomeriggio, che non dimenticherò mai: il sabato dell’amore infinito, che si prolunga sulle lunghe gambe, che si fece slancio e radice. Il sabato in cui la natura ti mostra quanto può, la natura che tanto toglie (e dà) al corpo delle donne. Sapevo che sarebbe stata una mattina come stamattina a farmi fare pace (quanto è bella questa espressione? fare pace, fare pace), fare pace con la natura. Una mattina di quasi inverno.  E poco importa se poi Natura un lunedì all’alba mi ha strappato e si riprese un cuore nuovo, perché nella luce del nuovo inverno, oggi l’ho sentita dirmi questo, sottovoce, mentre respiravo la neve alle cime:

“VEDI? TI HO FATTO TANTO PICCOLA, DONNA, MA TI HO FATTO TANTO BELLA”                                                            Valeva la pena arrivare in ritardo, stamattina.

Sabato sera (adesso). La luce che cala e io che scrivo e mi dilungo illogica. Molte delle persone che conosco, di tutto questo, non amano il freddo.

Ma il freddo è il prezzo della luce.

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15 pensieri su “il prezzo della luce

  1. Ecco appunto, parliamone 🙂
    Perchè far spaventare così i lettori sprovveduti che magari pensano di avere un altro problema alla vista?
    No-snow-blog! Se proprio hai nostalgia cerca su Google “Let it snow” e vedrai la sorpresa…(minchiata fresca fresca da l’Unità di oggi) 🙂

    Bel post, anche perchè ho imparato che vuol dire sinestesia =D

  2. @povna che non ti piace la neve sul blog: nevica così bene sulle mie ciglia nere però, che pare ch’io pianga…la neve sul pineto, dai, passameeelaaaaaa 🙂
    @orsa: sinestesia, e ti aggrada la parola?
    @pescetto: la luce arriva, lo sai? salutami Roma che sa fare altri doni, ho visto…

  3. 🙂
    Io sono nata al caldo…al mare…e quindi mi viene complicato amare il freddo (ancora mi chiedo come abbia potuto vivere a Londra 4 anni…) Bah, follie giovanili 😉
    Però sono OrsaBIpolare, stranezze della vita.

  4. Da melchisedec commentavo la prima visione da casa mia del Grappa innevato, rosa all’alba come un Kilimanjaro in 16mo, visto da 50 chilometri, che fa tanto bene al cuore, perchè la bellezza attorno a noi aiuta a vivere…

    Anonimo SQ

  5. @orsa: io ho cambiato gusti camminfacendo…ho provato i -24 e li ho trovati “schietti”
    @ anonimoSQ, sì la bellezza, da guardare ogni giorni con occhi puliti. benvenuto qui!

  6. No, no, a me non piace il freddo 😦
    Ma il nevischio che vien giù sullo schermo, sì, mi piace e lo sopporto (e ho subito digitato let it snow su Google, naturalmente…

  7. ci sono freddi che scaldano il cuore—
    ho sempre amato il freddo, quando l’aria che inspiri scende dentro di te, quando la pelle punge e si chiudono un poco gli occhi nell’illusione di proteggersi da chissà cosa—
    il freddo e quel clima di ovattato che esso porta con sè, quella ricerca di riparo, quella sferzata che ti giunge aprendo le imposte, cose così—

    bellissime queste tue righe

  8. @vvnvvvn: se ha nevicato a Velletri, pure a’riccia è contenta 🙂
    @laProfe: un abbraccio caldo, ghiaccio sullo schermo, legna nel camino
    @lanuas: attenta che poi mi arrivi in ritardo 😉
    @parolesenza: proprio come dici. Grazie!

Parliamone...

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