Cose da diciottenni (poco importa)

Poco importano i momenti in cui siamo da soli, io e Bromur. Siamo in ventidue in realtà ma siamo soli. Io che parlo e lui che ascolta, lui che arriva sempre primo al traguardo del capire dove il mio discorso va a parare. Lui che lo fa ad alta voce e io che non posso sempre fingere di nulla e io che allora devo e lo gratifico. Meno male che Bromur c’è, la battutina, quasi che se un giorno non succede, ci restiamo tutti male, o non ci riconosciamo. Il resto del gruppo che ci guarda, sospira e pensa senza cattiveria che stiamo nell’intramundia degli umanisti innamorati. Lui che è un mondo di citazioni letterarie; quando completa le mie, quando mi precede, quando proprio mi batte sul tempo. Su italiano, su latino, sull’antico, sul contemporaneo. In un gruppo di piccoli fisici e di latintristi, Bromur c’è ed è per me. Poco importa se è demotivato, logorroico, autoreferenziale, petulante, stancante, egocentrico, calimerico, tranciante, irriverente, doppiosensista. Poco importa che Bromur mi ricordi me se avessi diciott’anni se fossi stata maschio e se i miei docenti me l’avessero permessa ai tempi tutta questa interazione.

Poco importa che mi accogli sulla porta e non ti siedi al banco se non sei l’ultimo a controllare che il limes tra il mio spazio vitale e il tuo non sia varcato da altri; poco importa se hai scoperto nei giorni di neve e di freddo che piacciono solo a te tra gli altri ma anche molto a me e ti è sfuggita un’argomentazione su quante coincidenze preoccupanti ci uniscano; poco importa se per aiutarmi a non farmi cadere i libri quel limes sei capace di non vederlo più; poco importa se ti trovo spesso accanto e in un momento di mio soprappensiero ho sentito la tua voce chiedere “cosa la assilla” e al verbo assillare ci ho pensato per tre ore e a che bei verbi usa Bromur.

Oggi siamo rimasti soli davvero. All’intervallo non esco più, troppi professori in giro a quell’ora. Sono rimasta alla cattedra, nella penombra lasciata dal proiettore e dal file powerpoint troncato lì dalla campanella. In quel buio, nel silenzio hai detto a qualcuno “ho sonno” e sei rimasto con la testa sul banco, solo insieme a sola me. Cinque lunghissimi minuti.

Cosa avresti voluto dirmi, Bromur, cosa ti assilla?(Cose da diciottenni, poco importa) Mentre sgattaiolavi via, ho visto uscire me stessa se avesse ancora 18 anni, se fosse stata maschio se gliel’avessero permesso, di stare. Ho messo un brano di Doug Paisley sullo smerdphone e per altri cinque minuti, giocherellando con l’agenda, vi ho aspettati tutti rientrare.

13 pensieri su “Cose da diciottenni (poco importa)

  1. @la’povna: a ciascuno il suo, todo modo…
    @amour: grazie per il superlativo che non merito. hai poi aperto quella porta?
    @destinazione: cosa ti ha commosso in particolare? sono curiosa…
    @laprof: eh lo dico tutte le mattine entrando: qui ci vuole il Bromur…ops

  2. vedersi negli altri e vedere gli altri in noi, bel tema

    quando poi ci sono venti anni di differenza la cosa assume anche altri connotati, perchè si vedono le cose in prospettiva, rivedendo le proprie scelte (il 38enne) , rivedendo il proprio anelito al futuro (il 18enne)

    un dialogo da punti di vista diversi, quindi, due mondi che usano parole e citazioni comuni, una sorta di zona franca

    non rare sono le infatuazioni in queste situazioni, proprio per questa comunione, questo dialogo, questo riconoscimento

    il tuo post mi ha fatto tornare indietro ad una cosa che mi era accaduta alle superiori, eccola
    http://parolesenzasuono.wordpress.com/2009/11/05/psicopatologia-dellorgasmo-femminile/

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