orecchie storte, cuore sghembo

dodicifebbraio

Oggi sarebbe stato il compleanno di nonna. Una donna contadina del 1923, di quelle che forse la prima volta che si sono sentite fare gli auguri di compleanno sono stata io, nonna auguri. E che è mo’ stu compleann? Febbraio 1998. Una tesi di laurea inventata lì per lì per fuggire, per laurearmi (ché non ne avevo più voglia di università, allora ancora un potentato milanese autoreferenziale). Fuggivo da tante cose quel febbraio. Fuggivo da Silvestro che non sapeva. Fuggivo da una Lombardia che non saprà mai.  Un mese con te, con la mia lana multicolore, coi ferri da maglia. Con un piccolo registratore, un quaderno verde, le cassettine. Senza telefoni cellulari (chebellezza). Un mese di febbraio caldo sull’Appennino, mi asciugavo i capelli al sole nel vicolo, avevo il viso colorito, fu un febbraio mite pieno di endecasillabi, di recite campestri.  Una tesi costruita intorno a te, nonna. Il tuo dialetto, la mia lingua delle origini.     

Oggi ho traversato il lago col ferry, nel vento siberiano. L’ho fatto restando sul ponte del ferry allo scoperto, davanti allo sguardo attonito degli altri passeggeri al di là dei vetri della cabina. Nonna, non era mica da non metter i guanti oggi. Cuopret ca face fridd, soffia na vòria.  Questa tua nipotina non cresciuta (ma quann lu truov lu zito cà poi lu tiemp pass e nun è ccosa cchiù) al freddo aveva il suo Ipod (non posso nemmeno spiegartelo cosa è l’Ipod, tu che impostavi la voce e tentavi di italianizzarti davanti al recorder che ti metteva in soggezione) (e che dovevi fare il contrario, nonna, dovevi lasciarmi il dialetto sul nastro). E l’auricolare al contrario che io ho le orecchie storte l’ho capito da tempo sto difetto,  il right non mi sta right e lo devo mettere sul left e il left sta sempre che mi cade. Non c’è peggior sordo di chi ha le orecchie storte.

Nonna se ne è andata come è venuta, in un giorno di febbraio mentre non c’ero, lasciandomi il solito senso di colpa. Se ne stava andando da tempo, a poco a poco, la mente si era rifugiata in qualche mondo lontano più sostenibile, dove vivere fosse più leggero che avere figli e nipoti e stare anziana tra gli anziani nel vicolo da sola, con quella telefonata puntuale del sabato alle 13 per anni, io a rispondere di corsa a te che urlavi “Marì” “nonna no sono io” e la felicità che provavi si allargava dal ricevitore. “Mia nonna si sta spegnendo” dicevo a quell’uomo che desideravo portare in Irpinia, che pensavo capisse quanto intrecciarlo alla mia storia fosse irreversibile. Nonna mi sono sbagliata, agg fatt rre ccos a mmalamend. Nonna, hai un bel nome che una bambina avrebbe portato con signorilità. Un nome fatto come il mio, esile, musicale, altero.

Un giorno avrò il cuore meno sghembo per ascoltare la tua voce sui nastri. Intanto se mi senti, buon compleanno.

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22 pensieri su “orecchie storte, cuore sghembo

  1. È un emozionante ricordo, fatto di verità, con una voce che somiglia per alcuni versi a quella che vibrava dalle parole di mia nonna, che non mancava di fare all’incirca le stesse raccomandazioni. Spero che il passaggio sul ponte del vaporetto ti abbia dato quel senso di libertà e ti abbia seppur per poco fatto riascoltare quella voce che ti avrà quasi certamente scaldato il cuore e l’anima donandoti la forza (nostalgica e malinconica) di restare al freddo e al gelo di spalle a chi non poteva comprendere quella tua presenza all’aperto.

    1. l’ultima tua immagine, faccio mia. Al freddo di spalle, per chi non può comprendere la mia presenza all’aperto. All’aperto dei miei sogni, della verità, e delle voci che mi scaldano il cuore, come le vostre, giungendo qui.

  2. …mi piace tua nonna! oggi è il compleanno di mio padre,anche lui contadino,annata 1927…tantissime storielle piene di saggezza tutte appuntate con cura negl ultimi tempi ,perchè non se ne perdesse memoria.Te ne racconto una:
    Petru Fuddùni (penso l’etimologia sia da foddi= pazzo),si truvava ‘ntò paisi. ‘Nta stu paisi avianu a fari a festa ru crucifissu e vulevanu fari na cruci nova.Ligna nun ci ‘nneranu!allura u sinnacu pinsau..ci fussi un peri ri piru n’ca frutti unni fa!! tagghiamulu e facemu a cruci.
    Quannu a cruci fu lesta e stavinu facennu a festa ,Petru avia a fari un discursu e Petru rissi .” Cruci ‘nca fusti arbiru di piru…ri arburu pira unni facisti e ora n’ca si cruci ,ri cruci miraculi vo’ fari?”…morale:’non darti compiti di cui non sei all’altezza’.
    mio padre ci ha lasciati il 1 gennaio 2012…siamo fortunate tu ed io.Tu per la tua nonna ed io per mio padre.Memorie storiche.
    bacio

    1. sì siamo fortunate, io di più, per mia nonna, per l’aneddoto che hai voluto condividere e per aver conosciuto te.
      la storiella sicula mi ricorda sant’agostino aut vitis aut ignis.
      ho dovuto fare fuoco, al tralcio secco.
      ti abbraccio

  3. Emozionante, sì. Mi è sempre difficile leggere di nonni senza commuovermi pensando anche alle mie, che ho perso piuttosto di recente. Donne longeve (scomparse a 95 e 94 anni), temo purtroppo di non somigliare loro granchè, se non nei difetti.
    Auguri.

  4. Fammi un piacere, quando scrivi post come questi metti un tag all’inizio, uno tipo “prepara le lacrime” che così si sa già e una trova il momento giusto per leggerlo.
    Possibilmente evitando l’ufficio e scuse che stiano in piedi.

  5. Mia nonna è del ’24 e anche lei sta andando via con lentezza.
    e avrei voluto tanto registrare l’altro nonno, quello che se n’è andato anni fa, ma ero troppo piccola per capire quanto fossero importanti quei racconti…

    PS: tesi a Milano ramo linguistica/dialettologia?
    credo con lo stesso professore con cui feci una delle tesine di abilitazione della SSIS, allora…

    1. Noise! quando mancheranno le persone di quella generazione rimarremo senza chi ha visto come si fa a vivere stringendo i denti, senza pretese. non so come comunicarlo, questo, prima a me stessa, già imbambagita. poi ai miei ragazzi.

      PS. tesi in glottologia. anche se era di taglio linguistico. dubito fosse vivo quel simpatico rimbamb…(odio visceralmente i miei anni universitari, pardon)

    1. era la mia nonna materna, grande (sotto tutti i punti di vista, era imponente tanto quanto io sono piccolina) come sono grandi le nostre nonne. Una linea familiare vitale.

    1. seconde me ci ha sentito tutte. perché oggi il tempo mi ha asciugato prima il bucato e io guardando in alto ho detto grazie nonna e lei mi ha risposto com’era solita fare “grazzie? appuojale llà ccà ropp rre ppiglio”. Anche grazie non amava sentirsi dire. Grazie miaProf, tu accettalo eh

  6. di nonna ne ho conosciuta una sola e non mi è piaciuta. ne soffro ancora di non sentirne nostalgia. nessun ricordo dolce. ero la nipote che non voleva e questo mi fa soffrire.

    prendo in prestito la tua, per pensare alla nonna come dovrebbe essere. e come vorrei essere nonnai io.

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