Sola seduta sulla panchina del porto

La panchina del porto, per me è facile, è la sedia intorno al mio tavolo. Da qui, con la finestra aperta, almeno fino al maggio odoroso, vedrò la fetta di lago che mi spetta. Uno dei motivi per cui amo l’inverno, che mi lascia appunto questo spazio agli occhi.

Sono giorni di riunioni inutili, di invalsi ché mi vien da dire come nella pubblicità dello shampoo “perchè io valsi (ieri) e (oggi) invalsi”. Di analisi del testo da pessimismo cosmico, di moduli di customer satisfaction in cui i miei alunni hanno dimostrato la poca organizzazione della visita alla capitale del Belgio. Quantunque non abbiano torto, next time li porto non in Belgio ma a Belgioioso.

Sono giorni di favonio poi di neve poi di aria calda, poi di aria fritta, poi di torta mimosa che me la sono comprata di per me perchè in tot anni di vita mai un caspiterolino di maschio con uno spuzzico rametto di mimosa, nemmeno comprato dai poveri ragazzi al semaforo. Ecchecavolo. Solo il mio piccolo Bromur, a lettura di versione di Cicerone effettuata, e al segno del “via con la traduzione, avete le solite due ore, è difficile, buon lavoro” ha esclamato “ah, prof: auguri”. E io che sono un pizzichino adirata con loro ho risposto, secca, ” Bom, il mio compleanno è a luglio, non buttatevi subito sul dizionario”. Esonstronza.

Cosa vi volevo dire? Niente. Che, come ogni anno, gironzolava sul web, in occasione dell’otto di marzo, il testo di Diego Cugia “donne in rinascita”. Un testo usuale, carino ma nientediché, retorico ma non troppo. Però stavolta me lo sono riletto con gusto, ne avevo bisogno. E allora lo posto qui. Perché mio malgrado sono una donna in rinascita, mi scoccia ma lo devo ammettere. Poi vi posto un quadro degli impressionisti che a me gli impressionisti nemmeno piacciono ma questo sì anche se pensavo fosse di MonetManet e c’entrasse col fare colazione sull’erba invece danzano nel mulino ed è Renoir. Sono ignorante da fare impressionismo.

E poi vi posto una canzone che mi è venuta in mente seduta qui al mio tavolopanchinadelporto che mi ricorda il mio terzo anno di liceo. Non è una gran canzone ma mi si è fissata dentro come quando a 17 anni non capisci bene cosa stai attraversando ma senti che attraversi e può bastare. E’ una canzone, è di Zucchero (che non mi piace, nemmeno tanto nel caffé del resto), ma Rispetto fu una grande narrazione.

Cosa volevo dire? niente. Che ci sono cose che mi piacciono pur non piacendomi, trafitta solo da un raggio di luce…

13 pensieri su “Sola seduta sulla panchina del porto

    1. sei gentile Francesca. Provo a fare quello che tu splendidamente ottieni con la macchina scrittricediluce.

  1. A me le mimose me le ha regalate il barista. Ma ai Pesci, che mi hanno detto, con aria perplessa: “La prof. ci ha detto che l’8 marzo non vale più niente”, ho risposto: “La prof. è scienziata, e ci aiuta a valutare la realtà per quella che è”. Ma noi ora siamo letterati, e sappiamo che ogni cosa si gonfia del significato che noi le sapremo dare”.
    Buon 8 marzo.

    1. ah, sì gli scienziati che valutano per ciò che realmente è, buoni quelli!
      E dirsi buon otto marzo il giorno dopo è grande prova di affetto, amica cara!

  2. Sono ignorante da fare impressionismo…buahahahahah!
    E vabbè a me queste cazzate fanno morire dal ridere, sono scema.
    Infatti ogni volta che entro qui e leggo quella frase sotto il nome penso “mi devo ricordare di chiederle se ha finito”.
    Sì lo ammetto, volevo scrupolosamente evitare di parlare di quella canzone e pure di Jack Folla…
    Però in compenso ti volevo salutare. Cioè lo voglio ancora 😉

    1. cioé mi stai dicendo di finirla?
      famme capì.
      ogni volta che in compenso mi vuoi salutare fallo subito, è un ordine.
      riuscire io a far ridere te che mi fai scompisciare, beh, onorata!

      1. p.s. e poi l’hai visto tra le foto della testata il telefono di cui si è parlato? non millantavo. modello S62.

        1. Mannò mannò, era perchè mi ha sempre colpito quel “faccio buchi nel ghiaccio”, non la metafora o quello che significhi per te, è che io ti immagino seduta su un ghiacciaio che “praticamente” fai buchi nel ghiaccio, con un cacciavite o un punteruolo ecco.
          So scema, te l’avevo detto 🙂

          Ma io credevo ti riferissi al telefono che avevo messo
          in foto, no?
          Comunque ti leggo e poi al momento di commentare
          con Wordepresse mi passa la voglia, detesto
          compilare moduli! 🙂

  3. Oggi ero davanti a quel quadro, che dal vero ti avvolge, ti possiede, ti attira in quel vortice di vita.

    Vedi che sorprese gli impressionisti del musée d’Orsay?

  4. Riesco a capire questa tua tristezza di fondo… nei giorni dell’Invalsi! Me li ricordo bene anche se sono passati quattro anni!
    Impressionisti? Qui a Istanbul è in corso una mostra che dicono sia bellissima. Le mie figlie ci andranno martedì con la scuola, chissà che non mi aggreghi anch’io.
    La mimosa me l’hanno regalata in pochi e tra di loro non c’è mio marito!

  5. @ilmondoatig: sicuro fosse quel quadro? proprio quello? impressionanti le coincidenze 🙂
    @destinazionestero: aggregati. io ora tornerei a Parigi per l’Orsay. In quanto alla mimosa, pazienza. I doni che vorrei sono ben altri. Baciotto turco.

    1. io lì ci avevo un preraffaelita.
      poi l’ho tolto quando qualcuno mio disse di aver visto la stessa rirpoduzione in una stanza di motel (di QUEI) motel, stanza detta “D’Annunzio”.
      🙂

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