perché

perché stare su un bus con i tuoi alunni, con i tuoi ragazzi tu lo sai com’è. Sai che se è il ritorno, dormono, hanno le cuffiette dell’Ipod, mandano sms e come non stavano nella pelle all’andata ora non vedono l’ora di essere a casa, perché non c’è gita scolastica che non abbia il gusto del ritorno dai genitori per loro, ai noti corridoi, per noi.

perché é già sconvolgente sapere che in uno di quei momenti, anche tuoi, può insinuarsi un incidente e la morte e uccidere la parte degli uomini che ti fa più male quando devi accettarne la scomparsa. é già abbastanza sapere questo.

perché è inquietante ripensare all’ultima gita scolastica: quello che è accaduto in Svizzera non è un fatto di cronaca come un altro, perché mi dice cosa è il nostro ruolo quando hai in consegna vite umane, giovani, minori sulla cui esistenza si crea e vive l’essenza stessa della parola famiglia.

perché sui giornali online io debba vedere una fotogalleria intitolata “il dolore davanti alla scuola”. Questi estranei dai visi biondi col loro pianto non mi sono estranei. Non mi piacciono queste foto prese così da vicino, il loro dolore messo a far cronaca. perché non capisco -forse- quale vera informazione possano dare quelle foto private.

perché…