perché

perché stare su un bus con i tuoi alunni, con i tuoi ragazzi tu lo sai com’è. Sai che se è il ritorno, dormono, hanno le cuffiette dell’Ipod, mandano sms e come non stavano nella pelle all’andata ora non vedono l’ora di essere a casa, perché non c’è gita scolastica che non abbia il gusto del ritorno dai genitori per loro, ai noti corridoi, per noi.

perché é già sconvolgente sapere che in uno di quei momenti, anche tuoi, può insinuarsi un incidente e la morte e uccidere la parte degli uomini che ti fa più male quando devi accettarne la scomparsa. é già abbastanza sapere questo.

perché è inquietante ripensare all’ultima gita scolastica: quello che è accaduto in Svizzera non è un fatto di cronaca come un altro, perché mi dice cosa è il nostro ruolo quando hai in consegna vite umane, giovani, minori sulla cui esistenza si crea e vive l’essenza stessa della parola famiglia.

perché sui giornali online io debba vedere una fotogalleria intitolata “il dolore davanti alla scuola”. Questi estranei dai visi biondi col loro pianto non mi sono estranei. Non mi piacciono queste foto prese così da vicino, il loro dolore messo a far cronaca. perché non capisco -forse- quale vera informazione possano dare quelle foto private.

perché…

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14 pensieri su “perché

  1. Hai ragione su tutto. Il disastro dell’autobus fa sicuramente pensare di più a te che nelle gite scolastiche ci sei immersa per lavoro. Ma la violenza del dolore, la disperazione sbattuta sul giornale è un evento più generale. Un evento che fa riflettere su tanti comportamenti umani, sul voyeurismo del dolore che permea una certa informazione….

  2. è un qualcosa che va oltre. Penso sia sempre ingiusto mostrare foto così private e così dolorose. Sempre, senza eccezioni. Ecco perchè ho smesso di informarmi guardando la TV. Perchè questa non è informazione, è morbosità.

    (Ecco, finalmente sono riuscita a passare e a leggere un po’ di post che avevo in arretrato…ma perchè dall’iPhone me ne fai solo visualizzare 3 righe? io soffro, perchè leggo tra una lezione e l’altra, o sul treno, o sulla metro…dai, cambia impostazioni! un abbraccio!)

  3. @ilmondoatig: è che non permea, invade ormai…
    @michi e a @lateach: siamo in “simpatia”. nei vostri due commenti c’è la stessa frase. ed è così.
    @lateach. ps. cambio impostazioni che? Iphone? cos’è?

  4. questa morbosità della fotografia sempre e comunque e a qualunque costo, con qualunque mezzo mi disgusta.
    la fotografia è racconto, smette di esserlo se diventa intrusione, è volgarità travestita da giornalismo in nome del dovere di cronaca. atta a sollazzare il nostro dis-gusto per la vita, abbiamo davvero bisogno di vedere in faccia l’altrui dolore per comprenderlo o rifuggirlo?
    non saprei dirlo ma so che le varie gallery di repubblica & co. hanno compreso benissimo questo meccanismo e lo sfruttano, lo spremono finché possono.
    irrispettosi. e poi si definiscono testate progressiste.

    giornaletti.

    1. sì. è soprattutto a loro che pensavo quando ho scritto. ché la nostra responsabilità in quei frangenti “divertenti” è tutta nei confronti delle famiglie, e anche nei confronti dello “stato”.

  5. e se pensi se le gallerie di fotografie che refresshano i siti a ogni cambio servono solo per avere click in più, visite da commercializzare …è cannibalismo morboso. e il dolore delle madri, dei padri, lo shok dei compagni, non si può neanche immaginare

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