piccoli momenti

Ci sono piccoli momenti, come questo, che stai strizzando il cencio della cucina ché si è rovesciato il barattolo delle acciughe sott’olio sul pianale del frigidaire e ci hai messo il cencio. All’acquaio con acqua di quella bollente e lo sgrassatore strizzi il cencio e dici, come una lama che ti entra in cuore, ma cosa sto facendo, se questo è il senso di una vita, strizzare il cencio e pensi ma vorrei esser morta.

Ed è un piccolo momento seguito alla telefonata veloce della veterinaria che ti ricorda che la vaccinazione di gatta sta per scadere e tu metti giù il ricevitore e pensi ma non era solo gatta che avrei dovuto vaccinare, quest’aprile. No. E di nuovo la lama sottile.

Un piccolo momento come un amico non tuo, acquisito da lui, ti scrive e ti dice che gli uomini dovrebbero imparare a vivere il presente, senza agganci al passato o progetti di futuro. Cosa è il presente? è questo cencio strizzato? è prendersi cura solo di un gatto?

Ieri, un piccolo momento, prof, ha un momento mi chiede Pollyanna che di solito tace dietro le sue efelidi. Non ce l’avevo un piccolo momento ma mi sono fermata per lei, lei che così studiosa ha preso quattro nell’analisi del testo su Tasso: era il discorso antimperialista di Satana nel quarto libro. Ma Pollyanna non ce l’ha fatta, studiosa com’è, a dirmi che il diavolo ha ragione a scagliarsi contro Dio. E ieri mi dice che si sente in una teca di cristallo, si sente un’ingenua e ora come fa a uscire contro il mondo. Io me la sarei abbracciata in quel piccolo momento, dietro le sue efelidi.

E’ in un piccolo momento come questi che il mio uomo decise di lasciarmi andare. Lo so. Un piccolo momento fatto di una sera a incontrare alunni, a incontrare per caso persone che non incontravo da tempo e che quella sera spuntavano a dire da quanto tempo, che bel ricordo, che bello saperla, magari ci vediamo, mi manca. Poi da soli, una passeggiata nel buio, lui che piange e mi dice non dirlo mai più di essere una persona inutile, guarda cosa lasci alle persone, guarda il bene che sei, il bene che fai. Ma io per questo ho bisogno di fare questo bene a qualcosa di mio, di nostro. Ti dissi lascia che questo bene che sono sia da domani un bene madre. Un piccolo momento in cui il domani fu un risucchio di Supernova.

Un barattolino rovesciato, un cencio unto e strizzato; per il 21 marzo giornata mondiale della poesia non riesco a fare di più.

E questa è la Merini, non è la mia preferita, anzi. Ma non riesco a fare di più

GENESI
Vorrei un figlio da te che sia una spada
lucente, come un grido di alta grazia,
che sia pietra, che sia novello Adamo,
lievito del mio sangue e che risolva
più quietamente questa nostra sete.
Ah, se t’amo, lo grido ad ogni vento
gemmando fiori da ogni stanco ramo
e fiorita son tutta e d’ogni velo
vo scerpando il mio lutto
perché genesi sei della mia carne.
Ma il mio cuore, trafitto dall’amore
ha desiderio di mondarsi vivo.
E perciò dammi un figlio delicato,
un bellissimo, vergine viticcio
da allacciare al mio tronco, e tu, possente
olmo, tu padre ricco d’ogni forza pura
mieterai liete ombre alle mie luci
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15 pensieri su “piccoli momenti

  1. Noto che l’ingresso della primavera è per te anche un modo per ricordare fatti “speciali”, nel bene e nel male.
    Una celebrazione originale: chi l’ha detto che il cencio non va d’accordo con la poesia?
    Va, va.
    🙂
    Buona primavera, ma non maledetta!

  2. @melchi, ‘povna e mondoatig: la tristezza se non ci fosse, avremmo meno poesia. è una banalità ma ci sta. come ci stanno i vostri abbracci, non banali e ricambiati.

  3. Sono sempre piccoli momenti quelli che ti cambiano irrimediabilmente la vita. Si perde un amore, un figlio, un lavoro. Quella che era la felicità. E non sono quasi mai preannunciati. Accadono e basta. E la tua vita non sarà più quella di prima. Fortuna che quasi sempre c’è la possibilità di guardare avanti.

  4. io ho appena scoperto cose che non volevo scoprire, o forse sì… e in effetti mi chiedo perché con le belle giornate che ci sono fuori alla fine ci si debba rovinare l’anima con il passato… forza su, saliamo sul muretto, saltiamo giù dall’altra parte come quando si era piccoli, lasciandoci alle spalle l’altalena arrugginita a dondolare da sola, e via verso nuovi giochi…!

  5. La tristezza porta in se anche un sapore dolce, specie se è rimpianto, di quello che è stato e di quello che invece avrebbe potuto essere.
    Comunque, sentire, anche se è doloroso, è una conferma che siamo ancora vivi, dentro. E allora è dolce ritrovare se stessi, in fondo, sempre gli stessi, magari di quando si era solo dei ragazzi, ora in un corpo magari di vecchi.
    E’ anche per questo che non c’è un’età limite, per innamorarsi.

    Ti voglio bene, grazie per i pensieri che mi hai rimescolato.

    Anonimo SQ

  6. @destinazione, @madamab @anonimosq grazie a voi per questo affetto che arriva. scusate se ho rimescolato un po’ anche voi. vi ho qui, tra le persone care.

  7. ancora non se ne va…lui, la tristezza, i progetti infranti…
    hai bisogno di rovesciarti e sapere che c’è qualcuno che possa contenere tutta te stessa senza disperdere nemmeno una goccia di quello che sei.
    per te c’è bisogno di un contenitore capiente. lui, evidentemente, non lo è
    punto

    1. diciamo che mi sto rovesciando o che sono al rovescio. sono piccoli momenti, Maggie. grazie per la tua grande presenza.

  8. Dire guardiamo avanti è una facile semplificazione, un’illusione del nostro mondo usaegetta. Morto un papa se ne fa un altro, ma io credo di no. Io credo più a vite passate nel ricordo e nella nostalgia, sarà che amavo Tabucchi e mai leggerò Volo, sarà l’imprinting saudadoso della mia adolescenza, sarà il fado nel senso del fato.
    Scrivi molto bene.

    1. Saranno cose che ci fanno somigliare, cara pellonsmom, ma il conclave sì, salta, fumate nere, morto un papa, non resta che qualche sparuto vescovo, un cardinale? grazie per apprezzare la scrittura, torna a trovarmi.

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