(di sms e di averne le scatole piene)

Non si fa, che si chiude in una scatola il cellulare con tutta la scheda sim e tutta la rubrica dentro. Non si fa. (Che poi una scatola riceva telefonate e messaggi non vi fa ridere?)(no eh?). Però non si fa nemmeno che io incontri persone che con aria secca e seccata mi rimproverano perché io, a loro parere, avrei dovuto essere qua e là e su e giù e invece non c’ero. Ma non so nulla – dico – e in risposta ricevo, secchissimo “Ma io ti ho mandato un sms”. Al quale non ricevendo risposta, si preferisce pensare che io sia una cafona, non che mi sia caduto il cellulare a lago o nel minestrone o l’ho lasciato da mia zia che sta a Gorizia. (non è vero ma tu non lo sai) (sono una cafona ma di tipo più raffinato che nemmeno te lo immagini).

Ok, tu mi hai mandato un messaggio. Tu affidi all’aria il desiderio di avermi da qualche parte o di sapere qualcosa di me. Non so se anche questo è ciò che intende Bauman con amore liquido, conoscenze liquide, amicizie liquide. Ma che qualcuno abbia messo lo sviluppo dei rapporti umani a girare nell’etere a me fa girare ben altro. Passi per Facebook, Twitter, il blog ma no, è l’sms che io non ho mai sopportato. Quei 160 caratteri in cui ci ho fatto, come in molti, anche all’ammore, che ora mi stanno stretti. Ora che ho bisogno di braccia, di tatto, di occhi, di mani che mi strappino all’assenza o solo che mi strappino da casa. E allora tu, se vuoi  stare un po’ con il mio sorriso, con la mia posa da zitellina acida, con le mie battute fintocattive, se vuoi saper come sto non rompermi le scatole quando mi vedi perchè “Ma tu mi hai mandato un messaggio” e:

– scrivimi una e-mail, allegami un paesaggio

– telefonami, dammi la tua voce

– lasciami un biglietto arancione nel cassetto in sala docenti

– vienimi a bussare a casa in un pomeriggio qualunque, salto in sella alla tua moto oppure ci sediamo in pasticceria, che ci vuole del resto

E gli sms col numero nuovo me li godo solo con il babbo che tra un treno e l’altro dei miei we musicali (ah: ierisera è stato il turno di Mark Lanegan all’Estragon) è fondamentale che mi chieda “la gatta e dentro ho fuori” “a che ora torni la gatta la devo uscire” “apri la gatta se passi in via del lago”. Sono una cafona. Mi sto antipatica perfino io, oggi. Non mandatemi sms per dirmelo. Non posso rompere le scatole.

p.s. è morto anche Tabucchi. Così poi ci tocca chiamare scrittori chessò perfino Fabio Volo, capite che di motivi per averne le scatole piene ce n’è ce n’è.

p.s. 2 nel caso poi mi sentissi male io e lo sapeste da youtube, come si dice qui, mandatemi un sms per avvisarmi. 🙂

p.s. 3 ne ho le scatole piene del giorno in cui si passa all’ora legale, della luce che non scende per imbroglio di lancette.