Aprile con cautela

Quando sei ragazza ti approcci alla poesia in vari modi: ho difficoltà a credere che non si passi da Pablo Neruda, prima o poi, e dai suoi sonetti d’amore. Ricordo anche il libro di Skàrmeta, non un capolavoro ma alcuni passaggi, alcuni sintagmi li ho addosso, da qualche parte, a significare la sensualità. Poi fu la volta di Pedro Salinas e sono sicura che come iniziazione tutto questo sia banale, in qualche modo.

E così, va detto, sono rimasta intrappolata per anni nel verso “vorrei fare con te ciò che la primavera fa coi ciliegi”, traduzione antimusicale di “Quiero hacer contigo
lo que la primavera hace con los cerezos”. Certo, semplice, vorrei farti fiorire. Detto da un uomo a una donna, e quando è una donna a impossessarsi di questo verso le va anche detto molla la presa, lascia che tu non ti senta potente nella vita di un uomo. Non capovolgere ruoli.

E’ un verso facile. Apparentemente. Io sono nove primavere che ogni mattina mi affaccio in viadellago, nove primavere che insegno agli occhi la fioritura dei ciliegi, appena sopra la forsizia. Primavere in cui i ciliegi sono fioriti mentre loro guardavano nella mia stanza e sentivano i sussurri; le primavere dopo in cui mostravo loro nuove magrezze, le primavere successive che c’erano tra noi codici, saluti e indipendenza, quella decisiva in cui le persiane ora chiuse ora aperte suggerivano che avrebbero sentito pienezza e senza riserbo gorgoglii sfacciati, la primavera ultima in cui voi ciliegi e glicini eravate tristi e freschi di sfondo ai dubbi della casa.

E poi questa, che ieri e oggi ha giocato coi vestiti della sorella maggiore. Solo in questa ho capito a perfezione la semantica di quel verso. Prende una manciata di ore, la primavera, e spinge. Accarezza fortissima i bracci di quelle piante, gratta a unghie corte come a togliere una crosticina, non è cattiva no. Haud mollia iussa, in pochi giorni, fa scrivere ai ciliegi il suo trionfo. Sono restata giorni incantata a guardare, lì, con cautela. E ora è aprile.

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7 pensieri su “Aprile con cautela

  1. Buon Aprile!
    Mi piace moltissimo il terzo paragrafo, in modo particolare “nove primavere che insegno agli occhi la fioritura dei ciliegi, appena sopra la forsizia. Primavere in cui i ciliegi sono fioriti mentre loro guardavano nella mia stanza e sentivano i sussurri”.
    Osservare la natura e seguirne il miracolo a primavera non è, contrariamente a quanto avviene nel comune sentire, un atto di ricezione passiva, un’esclamazione sentimentale che si esaurisce ancora prima di essere pronunciata, bensì anche un modo per “educarsi” alla natura, ai suoi colori, al suo cangiante manifestarsi.

    1. e senza di lei, senza ricordare ogni ora che sono dentro di lei, sarei persa.
      grazie dell’apprezzamento Mel! mi fa piacere.

  2. alla lista aggiungerei anche qualcosa di Hikmet, che da qualche anno va alla grande.

    e comunque, Solinas è tutt’altro che banale!

    1. no, è vero. tutt’altro che banale. è come quel verso di neruda. apparentemente facile, sdoganabile, webbabile e cose brutte così.

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