di naturalità possente

alle 6.28 come scrivevo a qualcuno, tipo che alle 6.28 la gatta fa la curva chicane sulla tua testa, ti salta in testa e sulla schiena. che alle 6.28 lei ha fame non è procrastinabile. e tu alle 6.29 versi i croccantini nella ciotola e tu che tipo dalle 15 alle 18 hai circumnavigato a piedi un lago e dopo 12 chilometri e la doccia hai fatto paf sul letto e quando ti sei svegliata sei andata al cinema a vedere la prima gran cagata di film come non la beccavi da dieci anni e durava quasi tre ore che per una cagata sono davvero tante e ora sono le 6.30 se non mi riaddormento subito mi cucino la gatta di sabato santo. Che poi alle 6.30 fuori dalla finestra ci sia il coro di tutti i più strani versi di volatili, riaddorméntati eh.

alle 10.10 capisci che ti sei riaddormentata perchè rispondi allo smerdphone alla collega spanata che ti chiede vieni a fare un giro in centro ma tu dici quale centro io abito a 40 minuti da quello che tu chiami centro e lei risponde ah ma dove abiti tu, io pensavo qui. Ma sono solo tre anni che lavoriamo insieme, non fa niente, allora buona pasqua, vado in centro che non fai a tempo a dirle sì auguri che squilla il fisso, la telefonata dell’amica triste di sabato perché il sabato santo è comunque sabato che lei deve fare quella cosa che detesta per quella persona che detesta. Poi le citofonano, io dico son le 11.05 vado a fare la pipì di nuovo lo smerdphone, e ora chiedo una tregua per il caffé, lui lo sa. Apri la finestra sui ciliegi, ti congratuli per il tempo semibrutto che terrà lontane le orde milanesiche vogliose di picchinicchi. Io anche, di picchi. Di picchi di ostilità. La gatta che dalle 6.40 acquietata la fame se ne sta sulla sedia Poang dell’Ikea in quella posizione invidiabile che è la ciambella completa con zampa sulla testa viene sfrattata per disonestà e vendetta. Ma lei è un attimo, sul davanzale che vede i passerotti nel ciliegio e salta giù per naturalità possente.

Per naturalità possente. Non so quale spazio ci sia tra oggi e domani per una non-praticante ma non-atea anti-clericale ma lettrice convinta di riviste gesuite, che la pasqua e la morte e la resurrezione non ti lasciano indifferenti se credi all’uomo e metà alla filosofia, che la forza per addobbare la casa di pulcini e ovetti e rami gialli per se stessa sola, non l’ha trovata, che è americana dentro per questi addobbi di facciata ma solo dentro che fuori fu tutta menzogna. Per naturalità possente. Che arranca davanti (dietro?) le feste comandate. Com’andate, dov’andate?

Eniuei, a voi sinceri auguri.

p.s. non andate al cinema, quello sì, a vedere “piccole bugie tra amici”. I francesi devono fare i francesi, non devono imitare il grande freddo, i personaggi tutti tipizzati, viziati ricchi borghesi e trionfanti quando il pescatore di ostriche li chiama tutti bugiardi e al funerale dell’amico sorridono sbofonchiando retorica e le parigine abitano tutte sopra i bistrot e le irrequietine non sanno amare ma poi rimangono incinte e tutto cambia e si versa la sabbia del mare del nord e gli omofobi si abbracciano e insomma tutte ste cagate qua. Ché in ordine io detesto le smorfiose cannabinensi con gli occhi da cerbiatta che restano incinte, le ostriche, i viziati ricchi borghesi, e i francesi (nonché italiani) che voglion far gli americani.