Una bella liberazione

Le nuvole dell’aprile più bello e scemo possibile incombono sulle gite. La radio che riempie viadellago da quando ma anche prima di quando la tivù è scomparsa da questi 60 metriquadri. La radio dice cose sempre uguali ogni 25 aprile da quando i governi italiani diventarono molto ma troppo burlesqui. Interviste a tutti quelli che hanno contribuito alla liberazione, alla nostra festa nazionale. Mentre immagino, per celia, quale americano discuterebbe il quattro luglio qual francese invece il quattordici sempre di luglio, noi italiani immagino la discuteremmo se fosse in luglio, mese estivo, meglio un ponte a primavera. No? Mentre gioco coi pensieri le interviste dicono che molto ruolo ebbero le donne, le staffette, ma poi le donne col  loro amore sostengono ogni causa, no? e poi un grande ruolo lo ebbero i cattolici, del resto pensate a quanti ebrei ospitarono le chiese di campagna. Va bene. Il male me l’ha fatto un’intervistata (tutto vero, sono su rairadio2 se volete controllare) che tutti tutti hanno avuto un ruolo tranne la scuola, la nostra scuola italiana che non fa abbastanza per la resistenza, per ricordarla, se lo fa lo fa male, anzi non fa proprio granché.

E così alla fine, destre contro sinistre, il sindaco di Roma non invitato alla manifestazione, e ci son caduti anche dall’altra parte, e ma quelli stavano dalla parte sbagliata, ecco tutti han fatto qualcosa, di giusto o sbagliato. La scuola, no, quella non fa mai nulla.

Sappiate che non è vero. Fatevi il venticinque aprile come volete, tutti. Io ho fatto il pane ai pistacchi. Col pistacchio che mi faccio trascinare ancora nella corsa al cambio della storia.

Sforno il pane e dalle fessure di quell’odore provo a sentire se quella volta facesse freddo oppure no, se a napoli che fu la prima l’acidino di lievito madre era di nuovo nelle strade, se roma sapeva di sole, se il lago maggiore con meina, con arona, con duno facesse affondare gli scarponi dei buoni e cattivi nell’ultima neve di primavera.

Spengo la radio. Accendo me. Una bella liberazione.

Neve sui tulipani, come dicono a Palermo, zucchero e sale 

 

 

La scuola non fa niente, non è luce

 

 

 

Col pistacchio che mi cambiate il pane

 

 

 

Chi ha sbiadito la bandiera?

 

 

 

Spengo la radio, non è la stessa musica