pane e provincia

Sono ventuno, c’è anche quello non ammesso agli esami, in terrazza. Arrivano tutti, anche i due in ritardo che tu ci facevi i soldi che erano Tontolo&Tontolo a non trovare il centro città. Anche il fuoriuscito in fuga, rifugiato alla privata, c’è. E mi è mancato, negli anni. Era il sorriso più pronto. Li hai sentiti tuoi per tre anni mentre loro hanno smesso da subito di sentirti loro. Avevano i lineamenti da bimbi quando tentavi di convincerli che studiare non era poi male, vi siete rivisti di recente in foto, erano buffi, così piccoli. Stasera li guardi mentre accendono il barbecue, affettano il pane, cose così. Simpatici no, non li puoi definire così. Così chiusi, cresciuti a pane e provincia, che Pasolini non l’avevano sentito nominare ma che a quasi vent’anni sanno i nomi dei Teletubbies. Risento per tre anni l’influenza delle loro famiglie, diffidenti, poco collaborative, tra borghesiucola e parrocchietta.

Li guardo. Simpatici no, diffidenti, poco collaborativi, un po’ ipocriti quando non falsi, rinunciatari, bambini. Le ragazze stasera, sdoganate le All star del mattino, hanno scarpe alte, sono finemente truccate e vestite. Sono bellissime. Hanno la bellezza degli anni che arrivano, dell’amore che han già fatto, resta solo da rifarlo e capirlo. c’è tempo. Hanno il corpo di chi può splendere tutto nell’estate.

Quello che so, che ho cercato di trasmettere loro, quello che mi sono conquistata lottando da quando io ero loro adesso, li ha allontanati da me, anno dopo anno. Ho fallito e il doppio di anni non è scritto solo sul viso che si segna ogni giorno.

La collega 666 mi ha appena chiamato asociale dalla terrazza. Ora vado, li raggiungo. In terrazza il prosecco è pronto nel bicchiere di carta, affettano il pane, qui in provincia.

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20 pensieri su “pane e provincia

  1. Son mica sicuro che tu abbia “fallito”. Forse ora li senti lontani, tu sei stata l’arcigna latinista. Lasciali crescere, e scopriranno, scordati i teletubbies, che oltre al latino hai dato loro ben altro.

    Ci vuol tempo per maturare, e non è detto che ci si riesca sempre….

  2. non resta solo l’amore fatto e rifatto da capire e metabolizzare. capiranno più avanti anche te. quello che resta. quello che non se ne va perché tatuato addosso inconsciamente. insufflato dal tuo sapere raffinato in questi germogli all’apparenza impenetrabili. un ruminare lento informazioni ed emozioni che ora suonano come campane crepate. un giorno avranno una nota. quel giorno sorrideranno. fioriti. a te.

  3. perché dici di avere fallito? se eri lì con loro, non credo proprio. e poi, dai loro il tempo di capire anche te: la riconoscenza talvolta viene fuori alla distanza…

  4. i miei proff migliori, quelli che hanno lasciato il sengo, sono stati proprio quelli che non erano spavaldi e sicuri di essere bravi, ma quelli col dubbio perenne di non essere riusciti a fare abbastanza.
    è come fare l’orto: si vorrebbero raccogliere i pomodori maturi la settimana dopo la semina, ma ci sono tempi tecnici ineludibili, durante i quali, sotto terra, dove l’occhio non vede, succede di tutto!
    dagli tempo e datti alle vacanze.

  5. @ilmondoatig: arcigna latinista. mo’ piango 🙂
    @chetelodico: può darsi ma il punto è: oggi? da che parte correggo l’oggi?
    @miki: se penso alla mia esperienza personale no. il doppio degli anni addolcisce i ricordi ma non aggiunge comprensione.
    @lanoise: sulla distanza sì. hai ragione. ma vorrei arginare qualcosa. era la mia prima classe di triennio intero, me lo sarei immaginato così diverso, l’ho aspettato tanto questo momento. forse è questo il punto, è come per i genitori che tanto critico. un problema di MIE aspettative mal calibrate.
    @la luna nera: mi do alle vacanze col dubbio che i dubbi li abbia tenuti per me e che abbia loro espresso, non volendo, solo sicurezza di esser brava. riparto da qui. grazie!!!!

  6. quel ventuno grammi sul tuo balcone dice che va bene cosi’. non c’è nulla da correggere. solo convivere con questa cosa. è piu’ facile fare l’insegnante simpaticone con gli zoccoli e la tracolla anni sessanta che cantava guccini in classe con noi anziché far lezione. risultato : ignoro totalmente i labili confini geografici del mondo. una nebulosa tra le note della locomotiva. lui dolcissimo ma no…neanche cosi’ non va bene. meglio sapere che il suriname “non è” un impasto di schifo di pesce.

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