Shuffle

o del potere dell’ emmepitre funzione rigorosamente shuffle, sdraiata presso un torrente a millesettecento metri a ferragosto, che pare un titolo della regista dagli occhiali bianchi, e infatti. che faccio rido? Come se ridere di per sé bastasse già a risolvere gli errori, Scrivilo sui muri se vorrai qualcuno un giorno accanto a te che non pretenda d’essere il migliore…

Ci metti dentro quello che vuoi in quell’Ipoddino, lo carichi giorni prima secondo la stagione, perché la musica ha un’estate e ha un inverno, io ho avuto per anni anche la “musica del sabato”, rimasta ora in quale fondo di memoria del pc vecchio a colonna, fermo sotto il letto (alla faccia del feng-shui e dell’energia che ha da fluire sulle linee), rimasta ora solo e forse su qualche freddo I-Phone; It’s been a cruel summer, The sun has been hit by the storms My darling was bewitched by another, She caught my darling’s eye and as quickly as the lightning, I muttered a lonesome goodbye

Quindi in quel cosino piccolo piccolo, regalo di anni fa, primo regalo della lunga serie I-Cazz, ci ho messo la musica di ferragosto ché doveva essere per amor di precisione “la musica del ferragosto sulle Alpi tra il caldo e il freddo e la mia compagnevole solitudine” . I stand alone.

Il cosino piccolo piccolo te li sputa a caso i brani che nemmeno ti ricordi di averli scelti quelli, ne hai scelti di fretta novantanove, perché lo shuffle è sequenza caotica ma non disordinata (ci lessi un libercolo tempo fa, ma non lo gugolo mica), ti rimanda un puzzle di tessere tue la cui musica d’insieme non è più tua. Come la vita stessa forse? Filosofia spicciola dello shuffle.

Me ne son stata lì presso il torrente a pensare.  Com’è bello il vino rosso rosso rosso, bianco è il mattino, sono dentro a un fosso. E in mezzo all’acqua sporca godo queste stelle, questa vita è corta, è scritto sulla pelle.

Ho chiuso il libro e gli occhi When the ground was rumbling And the bathroom walls were bending I lay there wet and naked Oh i know your heard me yelling Out a name that you never used for me, till then..

Fino a quando ho capito che sì lo shuffle lo sa dove sei, lo sa che I’ve never felt alone
Like I do now, this moment I don’t belong here at all Must find the spark to go on

Lo shuffle sa anche dove stai andando, e cosa ci fai coi piedi a bagno in un gelido fiume,  Lascia che sia e che il diavolo se lo porti via non pensarci è una festa la tua età. Non sciupare il tuo sentimento. Lascia che sia metti tempo fra te e la nostalgia medicina da grandi amara o no Fa guarire ogni sentimento.

E’ colpa dello shuffle anche il post successivo, se poi mai lo scriverò.

Per chi desiderasse la sciàffolgrafia del post: bravagiulia di vascorossi, cruelsummer di karenelson, Istandalone del bellissimo dougpaisley, di pierociampi ilvino, caterpillar dei lambchop, tosurvive di joanapolicewoman, sentimento di miamartini, tutte in successione così alla cazz, ops alla sciàffol. Pare si chiamino pleilist. Plei, plei it again, Roceresà.

22 pensieri su “Shuffle

  1. Lo shuffle mi salva sempre perché a volte per me è come quando sei al ristorante con il menù in mano, hai fame ma non sai cosa scegliere e se qualcuno lo facesse per te sarebbe perfetto! Bacioni post ferragostani!

    1. ma tra piatti chiesti apposta da te allo chef dieci giorni prima, sì, proprio così, che dici “ma chi cavolo ha messo le carote al burro nel menù”

      1. Sono piena di I-Cazzs! Sono anzi fanatica. Ma ho una certa riluttanza per cio’ che è successivo al 1750, fatte salve alcune anime.

  2. IO sono contro allo shuffling. Da quando le trasmissioni di musica son fatte con quel sistema, abbiamo disimparato ad ascoltare un discorso compiuto. E’ tutto disco, anche i ragionamenti.

    Anonimo SQ

    PS ho anche nostalgia delle presentazioni dei film di Gian Luigi Rondi, se è per quello.

    1. lo sciaffling per principio, no, quello no. ma l’ipoddino l’hai preparato tu; il discorso compiuto è la mano del “narratore”.
      ps. io ho nostalgia di Gegé Telesforo e del suo DOC

  3. Lo shuffle serve, eccome. E’ come il messaggio dello sceneggiatore, la citazione dalla pagina aperta a caso (ma il libro lo sai quale è). Io però aggiungo a tolgo da un unicum, senza stagionalità (ma niente mele, per me, sono contraria…).
    Bentornata, cara!

    1. e infatti sceneggiatori, narratori onniscienti, mi riferivo a cosucce simili. l’unica cosa per me non stagionale è il gelato.

      1. Concordo ! Gelato forever! E granite estive (certe granite di limone al sud sono da resurrezione: in viaggio di nozze mi imposi lo stop alla terza…) !

        Anonimo SQ

  4. shuffle? no, thanks, e un po’ ti invidio perché io non ce la faccio 🙂 sono ossessivamente deterministica, l’ordine della playlist lo decido io, è una delle poche cose al mondo di cui mi piace aver controllo. però belle le sensazioni del post, quelle mi piacciono e aspetto il seguente

    1. sai quando lo faccio io? quando scrivo pleilist per gli altri: lì non sgarro, nessuno shuffle! ps. al post successivo ho (forse) rinunciato: è giù scritto ma boh, non so.

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