é inutile suonare qui non vi aprirà nessuno

Confesso che quando ho letto questo titolo, della cara Cicciopluto, non ho resistito, si addiceva benissimo al mio sabato andato (andato di lato, scartato così). Non me ne voglia quindi l’amica blogger, non è plagio, è riadattamento.

In via del lago non ci sono campanelli fuori dallo stabile, quindi al sabato pomeriggio per anni te li trovi davanti alla porta, quelli che mi cercano. E di solito sono i testimoni di geova, trattati sempre gentilmente perché anima gentile sono. Tranne l’ultima volta che non ho risposto, loro lo sapevano i furboni che ero in casa e han cominciato a battere ai vetri delle finestre che pareva imminente lì la fine del mondo e a forza mi volevan salvare quel sabato pomeriggio e io mi sono incazzata invece e ho urlato da dentro e non li ho mai più visti. Rinunciare al fascicolo “salvatevi” eh, mi è costato, sappiatelo.

Indi per cui mentre a finestre spalancate me ne stavo a gambe incrociate sul letto al cazzeggio davanti al pc, mi bussano alla porta e penso sono le 16 cazzarola son tornati. E invece davanti alla porta c’era un uomo. Uuun uuuuuoomo. Uhhhhh.

Che poi è un vecchio amico di quando intorno agli anni dell’università si andava in giro in gruppo da più di venti, che entravi nei bar e ti guardavano maluccio come a dire mo’ questi dove me li metto, insomma s’era una “compagnia”. Roba da due stagioni piene, tutti amici, tutti sempre, compleanni, lauree, mare, montagne, roba che poi una sera che non sai mai quale, uno si limona ics, l’altro si spiumaccia ipsilon e piano piano va tutto a ramengo.

Inutila farla lunga, gli voglio bene, lo faccio entrare. Non parlavamo da dieci anni, qual buon vento ti porta qui. Aver sacrificato molto tempo per moglie figli lavoro, aver perso gli amici, aver voglia di rivederli, sai passavo per quella toscana là, poi ho rivisto la casa di quel piemonte là…Una parola dopo l’altra, il mio sospetto che sia convinto che mentre lui faceva famiglia noi siam rimasti al bar a tirare freccette cresceva; che tu non usi i social network perché creano isolamento (sic) che hai dei film da farmi vedere bellissimi (certo, io cosa vuoi che ne sappia di cinema io), che peccato io non ci fossi quando tu hai iniziato a fare l’insegnante- perché avrebbe avuto molti consigli da darmi-.  Il bastone e la carota, dovresti usarlo, funziona, dice. Ah beh sì, difatti, che scema a non pensarci. Secondo me gli dico hai nostalgia, si chiama nostalgia di quando eri giovane. Mi dice no. Dai ci sentiamo, magari ci vediamo una sera di queste a cena, vengo da solo, senza mia moglie. Ah, beh, sì difatti, che scema a non pensarci. Mi dice dovresti mettere il campanello fuori dallo stabile.

Ore 21.15 Di nuovo alla porta, chiedo chi è, risponde sono il testimone di geova. Spiritoso. Con bottiglia di vino e biscotti. Penso e due, però che fare, lo faccio entrare e gli dico sai tra poco dovrebbe arrivare Silvestro. E poi li guardo e li ascolto -a tratti- tutta la sera, Silvestro e uno dei nostri cari amici di giovinezza. Che ascolta cremonini come allora, che guarda le commediuole come allora, che parla per sentito dire come allora.  Eravamo un bel gruppone allora ma io già allora ero insofferente alle canzoni dei Luna Pop e degli 883 soprattutto quando si sono scissi il Pezzali e il biondo che nel caso, io mi tenevo il biondo mi tenevo nel caso eh.

Oggi, allora. Allora? Dovrei mettere il campanello, sì, fuori dallo stabile. Un campanello d’allarme.

Contro le nostalgie.

Degli altri.