(non) c’è (più) religione.

Ho lavorato per un anno in un team che si è occupato di didattica per competenze. Scrivendo e riempiendo di contenuti la mappa dell’asse linguistico. Ho però scoperto da pochi giorni che quel lavoro non è stato validato, l’ho scoperto, un po’ alla brutto muso, ad un’altra riunione di didattica per competenze, altro team che lavora da tre anni con mappe e formalizzazioni differenti.

A parte accrescere le mie perplessità sulla poca possibilità di applicare al secondo biennio di liceo tale tipo di didattica e a parte un minimo di frustrazione personale nel capire che un anno di lavoro non è servito a nulla, confesso che rimesto da giorni e il la (anche se un la diciamo laterale) me l’ha dato Oglaroon in questo suo post.

La mappa delle competenze del gruppo di lavoro “vincente” (un modello molto semplificato e leggibile) riporta la materia religione tra quelle dell’asse linguistico. Gli assi culturali sono fondamentalmente quattro: il linguistico, il logico-matematico, lo storico-sociale, il tecnico-scientifico. Questa suddivisione prevede che le discipline appartengano a uno degli assi, con qualche effettiva “forzatura” o “scivolatura”; per esempio, dove mettiamo educazione fisica? Nell’asse linguistico: trattasi di linguaggio non verbale. E le competenze di arte, quale asse prevede di poterle misurare? Storico-sociale se è intesa come storia dell’arte o linguistico se intesa come disegno quindi forma di linguaggio visivo?

E veniamo al punto: la religione? E’ un punto non da poco, secondo me. Io dovrei valutare le competenze religiose (in base a quale richiesta del mercato del lavoro, poi) e lo accetto, nel caso di alunno che si avvale dell’insegnamento della religione cattolica. Ma io penso che non possa essere inserita che nell’asse storico-sociale.

Invece io ho un foglio davanti che al punto 7 delle conoscenze linguistiche afferente alla competenza “padroneggiare gli strumenti espressivi ed argomentativi indispensabili per gestire l’interazione comunicativa verbale in vari contesti”  prevede la dicitura “Caratteristiche del linguaggio religioso” . Ovvero: la religione si esprime con una lingua a sé? I primi sei punti sono tutti relativi a lessico e tipologie testuali. Incoerenza o apertura alla preghiera?

Ancora. Alla competenza “ utilizzare gli strumenti fondamentali per una fruizione consapevole del patrimonio artistico e letterario” al punto 3 delle abilità (abilità dico) vi è la voce “riconoscere l’influenza del cristianesimo nell’arte e nella cultura in Italia e in Europa”; al punto 3 delle conoscenze invece la voce “conoscere i testi biblici che hanno ispirato le principali produzioni artistiche italiane ed europee”. Ma è proprio per come sono formulate che queste sono abilità e conoscenze di ambito storico-sociale, non linguistiche.

E non è un discorso fazioso, collaboro con ottimi colleghi di religione, anzi, eccezionali (ben 2 su 3 che é una percentuale che te la scordi, che so, su scienze o matematica). Quello che mi disturba è il pressapochismo di quella mappa validata e nello stesso tempo voglio credere al pressapoco e all’ingenuità di chi fa stare in piedi progetti ambiziosi portati avanti solo dal buon senso dei singoli, come al solito.

Ma, ma, ma. Alla riunione mi han detto “non fermarti a queste cose, non sono importanti”. Eppure per me, ancora lo sono.

 

 

Annunci

29 pensieri su “(non) c’è (più) religione.

  1. Guarda, forse non drovrei entrare nel merito perché ritengo che la rigione non drovrebbe entrare nelle scuole se non come Storia DELLE religioni, ma quello che allarma é il pressapochismo di chi dovrebbe insegnare ai nostri figli (e quando dico “nostri” intendo anche di chi non li ha)

      1. Credo. Credo. Mi sono spesso chiesta il perché in “alto” ci siano personaggi poco capaci di guidare. Mi sono risposta che chi sa fare è felice di fare anche dal basso. Ma non voglio cadere nel luogo comune

  2. Io di anni di lavoro buttati alle spalle ne ho un bel po’. Vabbè che è colpa mia visto che sette anni fa ho avuto l’eroico coraggio di cambiare scuola dopo dodici anni ininterrotti nel liceo considerato il più prestigioso della mia città (detto fra noi: uno vale l’altro). Devo dire che mi sono anche trovata bene a sguazzare tra meno scartoffie e ad assistere a meno riunioni, peccato che ormai la nuova scuola sia uguale a quella vecchia, le scartoffie sono all’ordine del giorno e anche della notte. 😦

    Fatta questa premessa, da noi religione è inserita nell’asse storico-sociale. Giusto per dire, non che sia così importante. Però, dico io, non potevano almeno inserire d’ufficio le varie materie nell’asse giusto (ammesso che ci sia un asse giusto) in modo da fare tutti le stesse cose senza perdere tempo inutile? No, non potevano perché siamo pagati anche per perdere del tempo inutilmente, altrimenti dicono che non facciamo un … bel nulla.

    Non te la prendere, non merita.

    1. E’ che essere scaraventati dove nulla c’entri e non saperlo, oh sì se me la sono presa. 🙂 Ma passerà. Non sono convinta che sia poco importante però. Non sono ancora convinta.

  3. Ti regalo la soluzione (che non è mia, ma della legge): le singole materie hanno un asse privilegiato di riferimento, ma possono (anzi: devono, o quanto meno dovrebbero) afferire a più assi trasversalmente (ex lege Fioroni 2007). Come dire, avete ragione tutti e due…

    1. Non è questo il punto. Non è l’appartenenza all’asse in sé. Forse sono stata faziosa, ho detto senza voler dire quello che avevo bene in testa. Quel punto 7 mi “costringerebbe”, diciamo così, a costruire un’UDA che tenga conto del poter valutare quella conoscenza anche in religione. Possesso del linguaggio religioso. Ho provato a immaginare come. E non mi é piaciuto quello che ho immaginato. Se invece la lascio nello storico-sociale lo “controllo” meglio, la rimetto ” a posto”. Ma forse è colpa mia e del mio prendere tutto troppo alla lettera, a volte.

      1. Già che voi non fate storia, scusami, tendo a dimenticarlo! Comunque, non vedo la difficoltà, anzi! In terza l’ottima poesia delle origini. In quarta gli scaraventi un paio di parodie di Burchiello (che senza linguaggio religioso non si comprendono) e poi te la giochi divertendoti con Manzoni poetico; in quinta, ti diverti con il Carducci anti-clericale, per esempio. Oppure gli citi Tommaseo, oppure (ancora) visto il contesto lombardo, fai un po’ di Testori. Ed eccolo qui, il religioso nell’asse linguistico come componente innegabile della cultura italiana… (Boh, ho detto le prime cose che mi sono venute in mente: ma insomma, secondo me se si prende dal punto di vista della storia della cultura e linguistico – secondo me l’impostazione totalmente crociana dello stesso asse linguistico ti dovrebbe venire incontro in maniera naturale).

        1. Io, ‘Povna, certo. Ma quello di religione come fa? Con l’analisi della preghiera? Con qualcosa di troppo strettamente rigoroso. Insomma, ci ho visto – e qui l’errore – un fondamentalismo. Per come sono fatta io, vedermela nell’asse storico mi fa stare più tranquilla. PS. la mappa di competenze di cui parlo è di un team di Itpa (i vecchi periti aziendali, per intenderci). Sul liceo, a parte il primo biennio, non ci credo proprio a ste UDA.

          1. Non lo so, onestamente. Secondo me (non a caso la direttiva di Fioroni andava nella direzione dell’appartenenza multipla in nome di una riflessione seria) la verità è che metterla nell’asse storico in maniera esclusiva sarebbe altrettanto fuorviante. La religione è ovviamente un fatto di storia, chiaro. Ma è anche, eccome se lo è, un fatto di retorica e analisi della lingua. E non della preghiera. Del linguaggio quotidiano, quanto e come, e dove, e quanto implicitamente e quanto esplicitamente, e quanto consapevolmente e quanto no, viene usato nel linguaggio di tutti i giorni. E quanto è strategia retorica oppure secolarizzazione autentica di una parte di quel lessico. Mickey Mouse, per esempio, che è come dicevo da LGO uno dei più estremi sostenitori dell’ora di alternativa fatta bene lavora al biennio con me da anni, su questo. E in certe classi abbiamo anche lavorato, appunto sui linguaggi, insieme (attraverso il progetto del quotidiano in classe, per esempio, o nell’analisi stilistica di certi libri quanto abbiamo fatto il fantasy, ancora una volta cito un po’ alla rinfusa).
            Sul liceo, io credo che in tutti i trienni, con un grado maggiore o minore di specializzazione non in profondità, ma in quantità di testi, si usino, tutti, gli strumenti di laboratorio fatti al biennio. Però la mia ultima esperienza di triennio è di quattro anni fa (l’ultimo anno di Fioroni, appunto) e dunque ora ti saprò dire.

            1. Un lavoro simile l’ho fatto ormai 12 anni fa in un liceo, al biennio, con una squadra di docenti molto unita e attenta. 11 anni prima di sentir parlare di UDA (che per me si è rivelato soltanto uno sgomitare tra reti di scuole per dire chi le sta facendo meglio). E’ che la serietà di lavoro, sempre per me, dipende dalla fortuna di incontrare i Mickey Mouse.

  4. Certo che dipende dall’incontrare i Mickey Mouse, come tu giustamente dici, “come sempre”. Ma questo vale per tutta la scuola. E non è che togliamo Agricoltura Tecnologica dall’asse principale tecnico perché esiste il professore Torre, no?! Insomma, io credo che sicuramente si capisce che c’è un intento altro in questa scelta (probabilmente in cui dolo e ottusità si mescolano in egual misura). Ma penso che questo intento non si depotenzi negando l’appartenenza a un asse che è anche esso plausibile, ma lavorando in una direzione altra, e intrisa di contenuto significante, rispetto alla direzione che avrebbe voluto il ‘dolo’!
    Basta, mi cheto, ché domani la mia prima ora non perdona! 😉

    1. l’ho vista, l’ho vista, ho la stessa diciamo così “maledizione oraria” ma io non perché pendolo su treni d’alba. Solo perché dormo, dormo, dormo. Un abbraccio serale.

  5. Questo è un dialogo tra esperti ma visto che sono una curiosa mi informo: il fatto che religione sia inserita nell’asse linguistico o in quello storico sociale cambia di fatto la struttura dell’ora di religione? Mio fratello insegna religione in una scuola privata cattolica e ha classi dalle elementari al liceo e so che spaziano dalla lettura di testi alla visione di film e lo stesso succedeva quando andavo a scuola io, si passava dalla storia della Chiesa al film di attualità, allo studio delle altre religioni. Mi chiedo semplicemente, a parte la frustrazione di aver lavorato inutilmente, se poi cambi realmente qualcosa all’interno delle classi.

  6. Io sono della scuola che il lavoro è come il maiale, alla fine non si butta nulla. Anche dalle carte peggiori se ti ci fermi a riflettere, se ci pensi, puoi cavare qualcosa. Alle brutte, appunto, se la discussione coi colleghi di carne non è soddisfacente, per fortuna qualcuno ha inventato i blog 🙂
    Lasciamo perdere perché e come vengono prodotti i documenti che ci calano dall’alto, progettare per competenze se vuoi produrre materiale utilizzabile è un lavoraccio. Io finora non sono mai stata nel posto giusto e nel gruppo di lavoro giusto (la nostra programmazione per competenze, semplicemente, ha l’etichetta giusta ma nella scatola c’è altro – se qualcuno si fosse presa la briga di pensarci se ne sarebbe accorto) ma ho l’idea che comunque se ne tirino fuori riflessioni interessanti sui nuclei delle discipline, che non è tempo perso per uno che insegna.

    1. Quando sono meno in preda allo scoramento di solito ricalco la tua linea. E’ che a volte l’ambiente circostante e il remare contro di quelli che alle ore 13 00 primi 59 secondi sono già schizzati al parcheggio mi fa confondere su quale sia il lavoro e quale sia il maiale. Per il resto ragionissima bis: senza il blog oggi avrei un confronto in meno su questo aspetto che mi ha visto partire “chiusa”.

  7. Il rischio che l’ora di religione diventi catechesi è sempre in agguato,noi abbiamo sviato il problema, nell’ora di religione Prince si reca in sala biblioteca e caxxegxia (aspettando il momento in cui maturerà e sfrutterà l’ora per ripassare o fare dei compiti, possibilmente non dello stesso giorno)

    1. A me piace l’idea di un’ora alternativa ben organizzata ma è difficile da tenere in piedi, sugli istituti con più di 1000 ragazzi, anzi, mi azzardo a dire che è un vero e proprio “casino”

  8. @Stravagaria: intanto ti rispondo io. Sì, no. Cioè, a seconda dei punti di vista. A mio avviso – posto che anche io sono d’accordo con Agri: l’ora di religione non s’ha da fare – l’ora di religione appartiene naturalmente anche all’area della lingua, e dunque si può studiare, in buona o in mala fede, da quel punto di vista, così come da quello storico (basti pensare a tutti i discorsi sulla bioetica che si potrebbero infilare dal punto di vista storico-sociale!) . Per GG assimilare religione all’area del linguaggio la fa sentire meno tranquilla, perché le sembra che dallo studiarla dal punto di vista linguistico possa venir fuori più facilmente la catechesi. Secondo me il rischio di catechesi può venire dall’una e dall’altra, e dipende dalle persone e non dagli assi (bada bene, di un colore solo ;-)). Ma, appunto come diceva De Gregori, li puoi nascondere, o giocare come vuoi… A fare la differenza, alla fine, son sempre la competenza e il talento delle persone.

    1. Grazie a te! Penso che l’ora di religione abbia senso solo se la scuola è confessionale ma il una società globalizzata e in uno stato laico finisce per oscillare pericolosamente dall’etica alla catechesi al sociale e in questi campi ogni persona finisce per veicolare idee sue …

      1. ‘Povna ha detto meglio di quanto potessi fare io quel che avevo intenzione di risponderti oggi. Forse ho avuto paura di scoprire le mie carte in questo post e così mi sono rimasti i quattro assi di un colore solo. 😉 Penso anche io che l’ora di religione non dovrebbe esserci ma accanto penso che quando le ho fatte (perché mi avvalevo pigramente) ho avuto un sacerdote di quelli nudi e crudi e ho fatto catechesi con un occhio letterario però di tutto rispetto. Ricordo le lezioni su Qoelet come fosse ieri; e ho ripensato a tutto il post. Ben venga religione nell’asse dei linguaggi così “controllo” meglio 😉

  9. io sorvolo sull’ora di religione in sé (ché concordo pienamente con ‘povna), per il resto ti dico che capisco perfettamente quanto dici sul lavoro cartaceo “buttato a mare”: l’ho fatto per anni, ogni anno cambiando scuola – e quindi avendo anche idea, per confronto, di cosa potesse funzionare/servire oppure no. eppure, ogni anno, mi trovavo a discutere aspramente sul fatto che “legge una carta geografica” non fosse da inserire tra le conoscenze…

    1. all’inizio mi stupivo del fatto che entrare da nuova in una scuola non fosse considerato un’occasione di confronto. Poi ho lasciato che prevalesse un certo sarcastico divertimento nel vedere quanto si consideri impossibile da fare ciò che in altre scuola funziona benissimo o quanto si tenga a riproporre modelli già falliti miseramente in altre realtà. Le UDA faranno la stessa fine, almeno qui.

  10. Asse storico-sociale. Detto ciò, è chiaro che ogni disciplina si esprime in un linguaggio che le è proprio. Però non riesco a capire se il lavoro di cui parli sarà inserito nelle quotidiane attività scolastiche o è un progetto extra.
    Nel mio liceo i dipartimenti lavorano a sé, senza commistione alcuna. Le collaborazioni soltanto a titolo volontario.

    1. Con dipartimenti intendi i coordinamenti di lettere biennio o triennio o hai già altro tipo di organizzazione? Il lavoro di cui parlo fa parte del riordino dei cicli scolastici (legge Fioroni, appunto), più precisamente della didattica delle competenze.

Parliamone...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...