In my opilion

L’hai imparata da piccina guardando l’apemaia, la parola. É quando pensi che sia un ragno, invece no, è falso. É un falso, l’opilione.

Pensavo di non tornarci più, il mondo mediato (e anche quello mediato poco, lo dico) é stato pieno di letterine a giornali e al ministro che mi ha fatto venire voglia solo di scriverne una, a Babbo Natale. Ché a quelli di prima mi è toccato dire che non esiste e ora mi aspetto anche un ricorso, ora. Bravi, belle queste letterine, che dicono a un ministro “le ore in Finlandia sono così, io lavoro cosà”. Il ministro, dopotutto, che ne sa.

E tutti a dire ma quando mai 24 ore, io non le faccio, tu gli dici ma guarda che a 24 ci si può arrivare, perfino per contratto, poi a dirti ah ma tu dici quelle “a base volontaria”, chi dice dobbiamo bloccare gli scrutini, chi dice le gite, chi dice ma tu non capisci. E chi scrive. E tua madre che guarda il soffitto e ti dice “ma quando te li togli i ragni, te?” (ehm ehm) E io dico “Mamma guarda bene è un falso, è un opilione”

Hai di sabato pomeriggio la riunione coi genitori dei Latintristi, quelli che li guardi e puoi dire “che fo, ve la leggo, la programmazione?” “ce la risparmi prof, l’ultima volta” e non ce n’è uno seduto alla sedia, piuttosto sui banchi, devono aver preso da te; e si ride, e si dice “che facciamo la notte prima degli esami?” “andiamo a bercela che li abbiamo portati fin qui, che s’arrangino ora”. E nell’informalità, azzardi. Glielo dici, ai genitori, che secondo te i latintristi han fatto una buona scuola. E un silenzio d’assenso, le nuche che pare che seguano un ritmo, il mio cuore caldo. La guardano l’aula, la vedono (è sporca). Sì, però non c’è ombra di altro opilione.

E allora io ci andrò all’assemblea venerdì, ci vado con la proposta di cavalcare l’onda della svegliata che questa mia categoria pare si sia data, e trasformarla non in protesta ma in esserci meglio. Io dirò che voglio assemblee con ragazzi e genitori, per esempio. Alla mia collega che dice “deve essere una protesta politica” si può dire che la politica c’entra ma che son anni che non si vede un’assemblea d’istituto dai ragazzi. Che politica vuoi. “Non la sapevano fare”. Maddài. E noi, a che serviamo.

Al dirigente che mi dice eh però eh però teniamo conto dei genitori nel votare l’accorciare il quadrimestre a cose fatte, gli dico al dirigente che l’anno scorso il ministero ce l’ha imposto il voto doppio, di votarlo a novembre (e lo raccontavo puntuale qua) e ora invece ci chiede di rivotarlo unico. E che si decidano se un voto è un ragno o è un opilione.

Che di solito al bar si dice che sto governo ci sta spremendo le mutande, io che al bar ci passo solo a quello della scuola perché un caffé buono a 50 centesimi non me lo leva nessuno (o forse anche questo è un privilegio, pagatelo un euro come tutti, o voi fannulloni) dicevo io ci provo a leggere Ilsole24 ore. Coi latintristi, che non s’annoiano, pare. Questo governo (lo dice anche Libero) è cattivo ma sugli insegnanti ha fatto proprio bene. E’ ora che la società si ribelli ai docenti, questi parassiti impiegati part-time.

Tutti a dire, tutti a scrivere: forse che là in alto stessero facendo le prove per capire quale é ragno e quale opilione?

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24 pensieri su “In my opilion

  1. Non so. Esco da 6 ore di corso di aggiornamento in Appennino che mi confermano che prima di tutto gli insegnanti dovrebbero fermarsi a prendere atto di quanto diversi sono. Da ordine a ordine, da scuola a scuola. E poi una battaglia si può, a maggior ragione, fare insieme, ma capendo di essere molto diversi. Partendo da questo dato, che dire? Da noi quella cosa lì (le assemblee con studenti e genitori) le facciamo dalla scorsa occupazione di due anni fa. C’è un gruppo di lavoro permanente (che è uno degli autori della parte di emendamenti proposti dal PD alla Camera sulla Aprea, e che sono passati – per esempio quello sui privati invitati in CdA ma senza diritto di voto). Però non abbiamo il bar.

    Sul voto unico: voto diviso ancora per l’anno scorso anche alle classi della riforma, voto unico per le tre classi riformate da quest’anno, con le due ultime che invece vanno ancora a pre-riforma.

    1. a volte la politicizzazione (assemblee, autori di emendamenti corposi, etc etc) è molto legata al territorio in cui la scuola si muove. Questo vado pensando, qui sento il limite del dov’è la mia scuola. Che ne pensi? Ovvio?

        1. Ho messo molta energia 15 anni fa per andare, ti racconterò delle fughe verso l’Appennino. Poi la scuola, il richiamo della foresta. Poi il sogno americano, poi il quotidiano e questo qui, dove però, quasi quasi mi piace rovinare un po’ le cinquanta sfumature di verde. Forse il narratore onnisciente non ha ancora girato tutte le carte.

          1. Ti immagini, andarsene non e’ un valore a prescindere-, facevo solo per dire che non trovavo il tuo suggerimento ovvio, anzi. Per me era un’esigenza vitale dai 7 anni circa in poi. E sapevo che appena finito il liceo la mia vita sarebbe stata, comunque, indipendente e altrove. Restare va bene uguale, e le scuole si confermano biodiversita’.

            1. io, lo immagini già, la botta l’ho avuta all’università. Prima credevo tutto possibile. Ora mi accorgo di un pizzico di ingenuità e smeplicità di troppo. So anche da dove arriva; so anche che non é origine che io possa, debba, voglia rinnegare.

  2. Per commentare i tuoi post dovrò consigliarmi con le mie amiche docenti 😉 la cosa che mi piace è la passione che metti nel tuo lavoro, l’altra cosa è che ho imparato cos’è l’opilion… Buona giornata!

  3. Io sono ignara di molte anzi troppe cose. Anzi domattina vado a informarmi per le elementari del pelloni l’anno prossimo. però posso dire una cosa senza essere linciata ma solo rincuorata?
    Cioè io, per dire, negli ultimi sette giorni ho fatto 66 ore.

    1. Non ti lincio; non mi vedo fare 66 ore di lezione frontale in una settimana al tuo pelloni quando sarò vecchia e stanca. Non tanto per me, quanto per il pelloni. Soprattutto se avesse latino all’ultima del sabato, ecco. 🙂 In quanto ad essere ignara, come vedi, anch’io. Gnafò.

        1. alla 66esima ora bisognerebbe essere al cinema, o fuori con gli amici o a letto (anche qui soli o con amici, si accettavo varianti) o in una vita parallela. Anzi perpendicolare.

    2. pellona, potrei risponderti come farebbe qualcuno, che delle tue 66ore in ospedale una certa parte non sono state impiegate in sala operatoria o in corsia, che in quelle 66 ore c’è tutto, anche il pranzo, la pausa caffé e il bagno, nelle 18 ore di un insegnante no.

      ma questa sarebbe una risposta da cretino che non si rende conto
      a) delle differenze tra un lavoro e l’altro
      b) dell’enorme sproporzione tra le 18 ore, che per un bravo insegnante che a casa si fa il mazzo diventano tranquillamente 40 o più a settimana, e le quasi 70 di cui parli.

      per quanto mi riguarda, trovo assurdo che una persona che ha una mansione così delicata come un medico ospedialero che lavora anche in sala operatoria abbia un carico tale di ore settimanali sulle spalle.
      io, se mai dovessi finire in ospedale, ti voglio fresca come una rosa, non distrutta dalle precedenti dieci ore di turno, così come quando salgo su un aereo pretendo che il comandante non sbadigli per il sonno accumulato!

      1. Molto spesso, io piscio al mattino a casa e alla sera a casa. Il mio pranzo è il caffè della macchinetta della sala operatoria. La mezz’ora di pausa sindacale me la tolgono certo dal monte ore, ma io non la faccio mai. E per dirla tutta tutta, lo stipendio è poco maggiore.
        Che ho sbagliato tutto nella vita, infatti, l’ho capito! 🙂

          1. Boh, io ho lavorato anche in catena di montaggio (tuta da metalmeccanico) e mentre finivo l’università. Ma e non mi pare un ma da poco, mangiare mi facevano mangiare. E, come ribadisce giustamente Noise, ogni lavoro ha le sue peculiarità, certo; sette ore di catena di montaggio erano alienanti ma se sbagliavo, sbagliavo un frigorifero, non un’anestesia.

        1. appunto, pellona, secondo me è grave e ingiusto!
          chi fa lavori delicati, a contatto con le persone, ha diritto al riposo necessario.

          la mia risposta – spero si sia capito – era volutamente provocatoria.
          io credo che dovremmo, TUTTI, chiedere maggiori diritti e rispetto per il lavoro svolto, non cercare di affossare chi quei diritti ce li ha in nome di quelli che non li hanno, ma esattamente il contrario!

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