certi angoli segreti

Te ne stai lì a sentirlo scendere il sole, che non fa rumore mica. Quello d’ottobre, poi, che stai lontana dai discorsi “ma che caldo chi se lo ricordava  l’ottobre così” “quello dell’anno scorso” “ah sì? non me lo ricordo”. Poi stai lontana anche dai discorsi del devo fare il cambio armadio, che te lo stai facendo da luglio te, non l’hai mai finito, hai deciso: siccome stai da sola, occupalo a quattro quarti le quattro stagioni e ciao; ecco i pantaloni da neve e la sciarpa rossa che non ricordavi. Troppe cose da riconoscerti addosso, forse.

Hai questa mancanza a forma di groppo in gola, una mancanza che non stemperi, leggi di chi si fa donna per amare una donna che ama una donna ma che quando é donna da donna ama un uomo. E tu sei inchiodata a un ruolo a metà. Metà donna, donna per caso. Nessuna metamorfosi, nemmeno in asino, nemmeno oro. Leggi poi di pensieri minimi mentre le polveri di torri coprivano l’anima di una città; leggi che stai ascoltando una musica, il jazz che ti lucida, che si chiama New York Days e tu non l’hai nemmeno fatto apposta, a prenderlo dallo scaffale. Ti sei solo donata un pomeriggio di cui ti penti, già lo sai.

E stai lontana anche dai discorsi dell’ora in più da dormire, l’ora legale. E dai discorsi di chi la confonde con quella solare (appunto). Non stai lontana dal pc, una piccola mania, perchè ci cerchi, ci trovi, ci azzardi, ci ripensi. Ma non è lo scrivere che fa; nemmeno il leggere. A tratti é il trattare, è prendere appuntamenti, è scoprirti difficile ancora, almeno però, non più di punta. É Ponci Ponci che te lo fai passare al telefono e sei al lavoro e ti apparti per parlare con lui e gli dici amore mio e mentre lo dici hai una fitta alla milza (al cuore no, il cuore é fin più muto dell’ovaio) e mentre Ponci ti dice “ma la rifai la punta a quello giallo, nonna l’ha rotta la punta”, ecco mentre tutte le punte pungono tu pensi: ma chi mi sente ora nascosta in questi corridoi penserà quello che io non posso pensare.

Insomma sembrerebbe che il sole mentre scende lasci angoli segreti in cui ci sia qualcosa che in me non va ma l’intenzione è quella di celare. Il mio segreto si svela alla guida, sempre. Guidare non mi piace ma le mani alle razze del volante d’altra razza volano nell’aria. Guido per endecasillabi. Ne é pieno l’abitacolo.

Il segreto pare essere che da troppo tempo io manco di poesia.

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