stoviglie color nostalgia

Mi portò a casa sua, a conoscere i suo genitori, stavamo insieme da poco, pochissimo, ed era più o meno questo periodo, novembre, quello che la gente comune da queste parti chiama “sotto Natale”, a giudicare dalla gente che ieri c’era nel negozio di superflua bellezza. Il novembre dei miei 18 anni, patente da poco, ero carina forte allora e non lo sapevo, magrina esile cascata di riccioli e quella roba lì, roba da ballare ad una festa da imboscati del liceo scientifico che io facevo il classico, lontano in città e uscivo con quelli dello scientifico di provincia (e il contrappasso che mi ha rimesso qui). Roba da ballare in una stanza vicino a lui tutta la sera senza scambiarci una parola che ero strana già a 18, io, poi quando me ne vado e solo quando me ne vado gli dico ciao magari se sabato prossimo ci ribecchiamo a una delle feste di sto giro, balliamo insieme, piacere roceresale e lui dice piacere claudio (o così ho capito io); roba che mi segue con le amiche e scrive a caratteri cubitali sulla condensa del vetro dell’auto il suo numero di telefono (l’amore ai tempi del telefono fisso). A me che ricordo ancora quelli delle elementari, di numeri, un numero di sei cifre le cui posizioni pari erano sempre zero. Potrei chiamare anche ora, mi risponderebbero sicuro i genitori di claudio che non era claudio che mi conobbero, sotto Natale.

A pochi mesi dalla guerra del Golfo, a poche ore dalle solite paure della gente di campagna del lupo cattivo, di nome Sadddam. Poi dissero al loro primogenito “l’è propri na tuseta” (esilina, la cascata di riccioli, e quella roba lì). E poi il primo esperimento (fallito) di suocera aggiunse al povero primogenito “e mi sa che è anche dall’altra parte” (perchè la regola mai parlare di politica con l’aspirante suocera mica la sapevo allora).

Dall’altra parte significava ancora comunista, per questi lombardi che son di Chiesa senza andarci in Chiesa, per quei lombardi sui cui valori bianchi, scudocrociati, di fertile produttività si innestarono da lì a pochi mesi i soli delle alpi e le ampolle del Po, del po’ di analisi che mi resta su queste terre (ma che ha fatto, interessante, Paolo Rumiz nel suo libro “La secessione leggera”)

Ierisera stavo così, come a diciott’anni. Un po’ delusa, incazzata, protestante davanti a fantasmi di neversuocere che le ho viste, con le loro tesserine elettorali, davanti a che tempo che fa anche se lo danno su rai tre. Come a diciott’anni, una tuseta che sta dall’altra parte. Dall’altra parte di quel presidente (oh toh, di nascita varesina) che è andato in tivù a dire balle, dall’altra parte di queste primarie. E siamo sotto Natale.

Io sono qualcosa che non resta…

23 pensieri su “stoviglie color nostalgia

  1. vicino ai miei diciotto anni conobbi anch’io una suocera carina e giovane, lei invece mi fece vedere il miraggio di una famiglia dove i genitori scherzavano con i figli….e forse era lei “quella dall’altra parte” ma molto più felice…..

    1. perché “miraggio”? Sarebbe una storia interessante da approfondire. Mi incuriosisci (e ancora non ho risolto la parola misteriosa)

  2. sono sempre stata quella dell’altra parte, quella fuori luogo quella fuori posto. Nel liceo classico della cittadina frequentato da figli di fior di avvocati prima. nella placida provincia nelle lande sperdute dell’impero poi. Quella strana, quella che ha sposato l’ateo repubblicano, quella che è protestante, quella minoritaria, quella che non dogmatizza o cerca di non farlo.
    non sei talmente sola eh 🙂

    1. ah dimenticavo, il più curioso esemplare di non suocera che ho avuto è una che m’ha detto “Nostro figlio vuole diventare cittadino americano, Al momento giusto saprai farti da parte.” 😀

      1. abbiamo ben più di una simiglianza (sarà l’annata?). ah, dimenticavo: quella col figlio diventato cittadino americano è l’ultima NON-suocera che ho avuto; deliziosa signora…

  3. ieri sera ero stranita anche io e decisa a non andare al secondo turno.
    ma un post così, con un titolo ed una chiusa gucciniana -e Incontro è ben più di una canzone-, non è semplicemente delusione, ma anche pura malinconia. O almeno, così mi è sembrato, GattaG.

    1. Linda, ma quanto mi capisci? Anche il nostro è stato un “incontro”, ben più di una canzone. Non so se andare al secondo turno; aspetto lumi, ispirazione e.

    1. dicon tanto un silenzio e uno sguardo. Non so se hai citato appositamente ancora Guccini, però grazie. Non sai che sensazione il tuo commento; grazieeee.

  4. io a 18 ho votato alle politiche Mario Capanna, poi a 19 alle amministrative un socialista craxianissimo ma solo perché era il papà della mia fidanzata, che poi mi ha beccato in pieno abbracciato con un’altra ma ha fatto finta di non vedermi. Anche i suoceri hanno i loro punti deboli.

    1. hai ragione; spazio ai suoceri. Ma il tuo è un punto di vista maschile; è con loro che te la sei dovuto vedere (anche quando finsero di non vedere). a 18 io ero alle prese col referendum del no al maggioritario.

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