scema 2.0

Quando non si cambia mai, si sta in coda in ambulatorio dal medico di paese, quello leeeento che ci passerai tutta la mattina, già lo sai. E te li ascolti tutti i battibecchi degli anziani di paese, che si conoscono da una vita, belli misti, vicini di casa, con la loro chiacchiera lombarda, che mi piace, e poi l’emigrante qui da 40 anni ma con la cadenza sicula tenuta bene. Il termometro segnava 38° tra un “io pago le tasse qui non mi puoi chiamare terùn” “ah, pe’i tass sem tucc italiani”.

Che poi l’ambulatorio sia di fronte al nido comunale, di fronte alla mia sedia, il nido comunale che per poche settimane arrivi a pensare anche a quello, in poche settimane, beh, mentre il tempo da grigio diventa sole la tenda della finestra si sposta e tu, miope miope e con 38° le vedi bene le manine appiccicate al vetro. Le mani di un trappolino. Ad occhio e croce diciannove mesi. Più croce, diciamolo. La mia.

Quando non si cambia mai sei sempre entusiasta e stimolata nel fare sempre cose nuove, infilarsi in nuovi progetti, in nuove occasioni. Quando non si cambia mai, ci si accorge in fretta anche che dietro al nuovo si nasconde la confusione, lo stress, il provarci di chi davvero tenta di credere a cose da nulla. Ma forse il senso del pulito è crederci davvero. Io sono sempre inadeguata, o temo di non esserlo; lo stress mi sale a mille, incolpo gli altri di lavorare male, invece sbaglio io e farlo a 38° non è un’attenuante.

E così dovevo fare una cosa importante mercoledì e giovedì. E, se va bene, sarà solo giovedì. Per ora ho dimostrato solo di non esserne all’altezza, almeno emotivamente. La febbre c’è, per giovedì danno neve.

Che intanto la vedo scendere sul mio blog e mi chiedo quanto scema dovevo essere l’anno scorso. Perché a quanto pare non è vero che non si cambia mai: si evolve. E io non sono la scema di un tempo. Sono una scema 2.0