la signora del sudoku

La vedo tutte le mattine, nel parcheggio, arriva presto, me ne sono accorta quell’unica volta che arrivo presto anche io. Il parcheggio più vicino all’ingresso, il più ambito. Il primo ad essere occupato. Fin dalle 7.45

Una piccola utilitaria, dentro una ragazza, al posto di guida una madre. Ogni mattina. Ogni mattina, in quell’abitacolo, la ragazza sta lì ferma, la madre fa il sudoku. In attesa che arrivino le otto. Non si parlano; la ragazza sta lì, ferma e la madre ha il giornaletto del sudoku appoggiato alle razze del volante, la biro in mano. Fin dalle 7.45

Alle 7.50 arrivano le auto dei colleghi, a rubarsi la decina di posti più ambiti, di cui uno già occupato. Alle 7.55 arrivano i bus che fermano lì proprio di lato, cominciano a sciamare gli alunni del comprensivo, attraversano le auto ferme, le auto in manovra. C’è una vita in fermento prima della sistemazione sotto i neon delle classi.

Alle 7.59 arrivo io, di solito, ci trovo l’ultimo dei parcheggi ambiti, a fianco della signora col sudoku e la figlia dentro. Non parlano, aspettano, forse,  le 8.00. Malgrado siano dieci minuti che tutto ferve intorno a loro. Io non la vedo uscire la ragazza, io corro, ogni mattina, presa dal tempo e dagli ingressi, dai miei pochi ricordi.

Fa freddo se il riscaldamento dell’auto si ferma, in ste mattine. Ci sono ancora macchie di neve, qua e là. Luci natalizie, quegli intollerabili babbinatali rampicanti sui balconi di case fronte parcheggio. E una ragazza ferma. E un sudoku da finirsi.