Una domenica in piena regola

Che tu prendi i biglietti per l’opera lirica con quattro mesi di anticipo e l’amica ti dice che sogno sarebbe, vieni anche tu, non esci da tempo, la bimba per una sera la tengono i tuoi. Tanto è febbraio, il 3 febbraio, aivoglia fino a febbraio. (la regola del dai prenotiamo)

Che ti dicono “ma quando te lo smollo il tuo regalo di natale, e dicembre finisce e gennaio finisce e ci viene da ridere che il corriere l’ha portato sto regalo ma sì dai tanto ci vediamo il 3 febbraio, ormai. (la regola del tanto dai ci vediamo)

Che magari ci scappa l’aperitivo e la pizza prima della lirica, e al pomeriggio l’amica dice la bimba ha la febbre, la pizza forse non ci sta. (la regola dei bambini e della febbre)

Che all’uscita dell’autostrada precedente a quella giusta l’auto decida di singhiozzare puzzare infocarsi ricordandoti che forse il meccanico no, non l’ha capito cos’hanno sti freni alla macchina, no, la pizza non ci sta, prelevate al parcheggio dieci minuti più in là. (la regola della panda, p’andaffanc…)

Che il panino del bar del teatro insomma è un sostituto un po’ come il baritono, preso dal coro parrocchilale all’ultimo momento e la soprana che mi arrota la “erre”, crrrrrrroce e delizia che il gre-gre di ranelle del pascoli è un suono dolce, al confronto. Che dire del tenore, il tenore dei commenti. (la regola del credersi Julia Roberts al San Francisco Opera House)

Che Violetta era lì lì né felice né più eterea quando alle ventitré la bambina arriva a quaranta di febbre e il nonno chiamava spaventato così c’é stato da provare l’ebbrezza di prendere un taxi visto che l’auto era in panne e sparire nella notte, che erano tre mesi che non uscivi di sera.  (la regola dei bambini e della febbre che la tachipirina non fa effetto quella sera lì)

Che per evitare altri strascichi e arrivare al lavoro per le otto, mi si accompagni seguendomi a bassa velocità per tutto il tragitto dell’autostrada e l’auto va bene, comincia a sfrigolare appena prima di casa che così in tre si è fatto il doppio chilometraggio per tutti. (la regola della panda, in estinzione)

Che io abbia sognato di precedere Silvestro e mostragli la strada in un percorso avventuroso tra liane, foreste, ponti di legno e negozietti di alimentari in una qualche toscana insulsa ed ero fiera di non incespicare ma anzi quanto lieta e avventurosa fossi. (la regola del questo c’entra poco ma è funzionale allo svolgimento della narrazione)

Che io abbia aperto gli occhi e la luce non era quella delle sette ma cazzocazzarola le otto e trentacinque e nessuna delle tre sveglie gennariche abbiano dato segno di adempiere al compito e che niente canto quindicesimo del Paradiso nemmeno questo lunedì. (la regola del chissà com’eran contenti i Latintristi)

Che però ricevere un regalo di natale al tre febbraio e scoprirci dentro un bell’oggetto, immeritato, che mi permetterà di non fingere e smettere di dissimulare che con l’ipad ci posso continuare a fare solo candy crush saga. (la regola bellissima degli amici e del loro pensiero)

Eh, son soddisfazioni, della domenica.

 

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33 pensieri su “Una domenica in piena regola

  1. sì i bambini piccoli sono delle spade di damocle pronti a colpire, quando c’è più attesa alta tanto più sarà grave il malanno.
    e il p’andaffanc…è bellissimo lo proporrei come spot 😆

  2. divertente 🙂
    mi sa che ti devo portare a vedere la lirica all’Arena di Verona (la regola de l’Assassino torna sempre sul luogo del delitto)

    1. Hai presente un gioco di parole con la pubblicità dove c’è il bimbotonto che sorride perchè la liciacolò gli smolla la sorpresa?

  3. i regali vanno bene qualsiasi giorno dell’anno! e se son di Natale, è sbagliato perché son di Gennara ormai!
    sono stata anche io portatrice sana di Panda.
    e portatrice di bambini febbrosi, anche se ormai stanno diventando grandi e grossi e la malata la faccio io 🙂

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