a monosillabi

Deve essere stato quel “come sei bella” appena sveglia, striata di sonno, la prima cosa detta.

Deve essere stato che somigliava al “come sei bella”entrando in doccia, dai insieme a me, l’ultima volta che ti vidi, che tu lo sapevi che era l’ultima. Si sanno un sacco di cose quando sei tu che le decidi.

Stesso sussurro come se dirlo quando ci credi ti fa affiorare la voce d’incanto.

Deve essere stato quei “come sei bella” così uguali a segnare cose che non accadono mai a farmi cercare allo specchio.

Per forza ti vengono le rughe, se non sorridi tanto spesso.

A teatro dici “che palle” ed è la prima volta che lo dici ed un collega ti corregge no, tu l’esperienza del che palle è tanto che la fai, solo che dopo entra in gioco il tuo “devo capire”.

Hai la librite acuta, le pagine son ferme. La maglite acuta, i ferri chiusi allo scalfo della manica.

“come sei bella”, presti il fianco; osservi il fianco. Non siete al mio fianco. Un fianco vuoto di capriole embrionali, solo ombra di piegamenti a portarceli appesi.

Come sei bella e mentre intorno a me imperversano cose importanti, sto a monosillabi.

 

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20 pensieri su “a monosillabi

    1. Pensa che tra oggi e domani basterà una crocetta, meno di un monosillabo, e sarà densissima di più, la pagina. Mannaggia.

      1. E’ un’altra densità quella. Un’altra ancora.
        Che non appartiene a quella delle voci che ti escono dal profondo. Quella di domani, forse, uscirà dal desiderio di farla finita, una volta per tutte, con una maledizione che ci ha ammorbato dalla fine degli anni 70. Tutta la mia vita adulta, insomma….

    1. Riempire il presente è impegnativo, non mi sottraggo, ma non vinco a volte. Un abbraccio strav, bello che sei sempre con me.

  1. i periodi dei monosillabi arrivano, e certe belle parole unite all’assenza e al rancore feriscono molto più di quelle cattive. Ma i periodi dei monosillabi, dopo averti segnata, passano. Ne ho fiducia. Abbraccio.

  2. io non capisco perché non ti tieni quei “come sei bella” e non te li godi fino i nfondo.
    e sì, a teatro si può dire “che palle”, eccome, e magari alzarsi e uscire, così come si puòmollare lì un libro.
    tu ti impastoi da sola, lo sai, tesoro?

  3. Non avevi specificato però che il “colui” di questa mandata stesse cantando la famosissima canzoni di m.di cataldo…. io me ne ero dimenticato… significa però che si reputava fortunato a trovarsi al fianco siffatta bellezza! Certo però che nel caso di “specie” meglio i monosillabi che eterne stronzate… te la sei cavata con poco!!! 😉

    1. Ehi, blu, la canzone sembra sempre la stessa. Ma non lo è, ecco perché non ce la caveremo con poco, monosillabi a parte.

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