Un post che non è ancora un vero post

Stamattina prima ora, fresca fresca, scambio di ora con collega per compito in classe, latino.
Caffé, maglia rosa, nuovo fard rosa, scendo e resisto alla tentazione di guardare i risultati elettorali.
Tanto già ieri si sono scatenate le rabbie, e rabbia deve essere se al primo exit poll i poll me compresa anche se con la solita spocchia del dico non dico si sono ci siamo gettati sui noial network a scrivere di fare le valigie, che però a me, fanchiulo alle valigie.
Rabbia, la rabbia dei voti di protesta che se abiti in verdi province la conosci da vent’anni la protesta del voto come va a finire, la rabbia di chi con nani e ballerini non ci vorrebbe stare più, la rabbia di chi sa che sbagliamo da dentro, la sinistra sbaglia da dentro da talmente tanto immemore tempo che nessuno è incolpevole, è una canzone del maggio che va bene anche a febbraio e gli spari sopra sono per noi.
Ma poi ho la versione di latino dei comeback e c’è tutto ghiaccio e come da mia nota biografica, resto lì a bocca aperta davanti ai disegni che il sotto zero fa sul mio parabrezza, faccio foto nel ghiaccio, arrivo in sala stampa per le fotocopie del testo sui participi e gerundivi, la perifrastica della Belen che tutti gli italiani ai giorni di quella réclame cercavano su gugol la perifrastica, tutti come de sica gli italiani alla grande commedia.
E la bidella della sala stampa dice prof lei sempre in ritardo, ma vaaaaa non sempre solo quando ho i compiti in classe dice spiritosa fresca fresca la gennara e il sotto zero mi disegna sul ghiaccio e io resto incantata e mentre la bidella mi fa la fotocopia, la ingrandisce, gli toglie il numero di pagina il piccolo stereo della scuola pubblica, rottamato da e a qualche collega di inglese, di quelli neri, che frusciano, senza ancora il lettore cd, il caldo del toner e questa canzone di battiato, che lo ammetto me la cantavo iersera prima di andare a letto.

Il ghiaccio, le canzoni, l’attesa di un altro post

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