voglio una pelle splendida

UNO. venerdì 1 marzo, treno regionale, all’altezza della stazione di Busto Arsizio, ore 18.00, luce che cala, qualcuno legge nello scompartimento, abbiamo i cappotti, non funzionano né luci né, ovviamente, riscaldamento. Su questa linea, capita una volta su tre, non ci faccio più caso, la mia stazione non è provvista di biglietteria aperta né, ovviamente, di biglietteria automatica (anzi c’é ma sigillata perché rotta, da sempre). Io salgo senza biglietto, sempre, poi passa controllore, taccuino alla mano, il biglietto me lo fa, se passa. Accanto a me una signora, una cinquantina, ad occhio, portati elegantemente, scarponcini sportivi (la stazione di partenza tra i monti si perde), capello corto, trucco perfetto, bella. Bella e di classe. Legge. Fino a quando non passa una ragazza, la capotreno, in divisa, trentacinque. ad occhio e passando la signora le dice “le accendi o no ste luci, stronza”. Parapiglia, la capotreno con ironia ma fermezza, le chiede il documento, no signora, non il biglietto, il documento, le prende gli estremi, riceverà una querela a casa. La signora eh no eh mi dia anche lei allora un documento, eh no, io non sono tenuta, signora. Io, timida, dico, devo fare il biglietto. La capotreno cerca col sorriso la mia approvazione, la signora, aiutata da altri nello scompartimento, cercano la mia approvazione; il dissenso, ah il dissenso, porco mondo schifo, non funziona mai niente e non avrebbe dovuto darle nemmeno il biglietto. Insomma, viaggio gratis io, nessun ritardo. prendo pure la coincidenza.

DUE. venerdì 1 marzo, Frecciarossa per Bologna, ore 19.15 al tavolo con me tre chiassosi portoghesi (o brasiliani, non mi è stato dato capire, poco importa ai fini della storia), cambiano i posti fino all’arrivo dei prenotanti, sono tre, due uomini abbronzati, mediterranei, nemmeno male direi e una ragazza bionda alta, una modella. Due di qua, uno di là, non vicini, di mezzo il corridoio. Il mio dirimpettaio si toglie le scarpe allunga le gambe ovunque fino a che io non so proprio come difendermi dalle gambe e dal risucchio violento che fa col naso ogni trenta secondi, una cosa impossibile quel tirar su col naso, forse un problema di salute forse, forse un tic, i piedi, il naso, l’Ipad che si passano di continuo in mezzo al corridoio ad alta voce pieno di foto di scarpe eccezionali, d’alta moda. Io sbircio le scarpe, tacchi da quattrocento euro, voce alta, i piedi, il naso, un’ora quaranta euro il frecciarossa.

TRE. sabato 2 marzo. ore 11. parrucchiere di fiducia, mea culpa il coiffeur lungo via Santo Stefano, storia lunga e poco aristocratica, nemmeno un pizzico “gauche caviar”, lo giuro. Insomma, cuki alluminio tra i capelli, signore anziane con pellicce, una che lo dice non la mettevo questa da tempo, guarda che allergia sul  braccio che mi fa, io zitta, io gauche caviar un cazzo, le labbra a canotto di questa settantenne, e il siparietto “i cinesi son tutti sporchi, i cinesi son tutti sporchi”

QUATTRO. ore 15.30 bus viale Mazzini, linea 27b (boh), mentre il bus arriva e gira dalla strada una piccola auto gli taglia la strada, si ferma in mezzo alla corsia, poi a tutta birra correndo, tagliando le strisce pedonali, anticipa il bus, parcheggia sul viale, esce un uomo, corre verso la fermata, sale spintonando, urla “testa di cazzo mi hai rotto la macchina testa di cazzo, io ti sputo in faccia testa di cazzo che mi hai rotto la macchina”. E sputa. Sputa in faccia al conducente del bus che non fa una piega, si prende lo sputo zitto, tra la gente sul bus che dice “ma è stato lui a tagliargli la strada”

CINQUE. senza data senza ora, portico dei Servi, osteria del sole, museo della musica, circolo Mazzini. (intermezzo)

SEI.  ore 23: mentre Manuel Agnelli degli Afterhours intona (se così si può dire) “Voglio una pelle splendida”, la mia pelle è tutt’altro che splendida, la mia pelle non respira l’Estragon è una nuvola di fumo; fumano tutti intorno a me, mentre ballano, attaccati l’uno all’altro, fumano che devi stare attenta, ti urtano e fumano con le loro sigarette tra le dita. Perché esiste una legge che vieta di fumare in luoghi pubblici ma i bolognesi l’han dimenticato.

35 pensieri su “voglio una pelle splendida

  1. Cara Gatta, questo Paese è veramente al tracollo (per non essere volgare e dire che è una grandissima merda!).
    Giusto per darti corda, aggiungo che la settimana scorsa, dopo aver regolarmente pagato un’opera di un’artista, dalla Svizzera, la gentile mittente mi ha spedito il pacco (postacelere internazionale, consegna 3/5gg lavorativi). Tutto liscio. Poste Svizzere, numero di tracciamento sempre consultabile. Spedito il 26 febb il pacco è arrivato alla dogana italiana il 27 febb h15.36. Da allora il mio pacco è fermo e non si sa il perchè. Il tracciamento sul sito di poste italiane non funziona; al numero verde (almeno è gratuito!) mi dicono ogni volta una cosa diversa. Oggi dopo l’ennesima email mi rispondono e mi dicono che il pacco è stato autorizzato, ma ora la dogana dovrà autorizzare lo sdoganamento, (a pagamento!) ma i tempi, non si sanno! “gentile cliente quando saremo autorizzato, avvieremo la cosegna!”. Non solo, a maggiore vergogna, dalla Svizzera mi scrive l’artista che si è informata alle poste. La risposta? “sono frequenti i disservizi con l’Italia e normalmente un pacco celere arriva non prima di 10/15gg!
    A questo punto, schifato! Spero che pure in ritardo, il pacco mi arrivi… è tutto uno schifo!

    1. Lo so. Ma non dobbiamo stare a galla. Mai e poi mai sputare in faccia all’autista del bus. Non dobbiamo mai dare della stronza alla capotreno. Manca rispetto nei confronti di chi lavora quando lavoriamo. È in alto che dobbiamo parlare. Ma tu lo sai meglio di me. Anche se oggi so la differenza tra chi ordina il fuoco e chi lo appicca. Anche se oggi non so cosa farei anche a chi lo appicca. Però è chi lo ordina, a quelli non sputiamo in faccia mai. Anzi gli mettiamo le crocette sopra. Secondo me.

  2. Sembra la sceneggiatura di un film, perfino avvincente se non fosse che i protagonisti sembrano tutti simpaticamente usciti di senno. In generale stupisce e lascia attoniti il livello medio di aggressività…

    1. Hai colto nel segno. Aggressività. Volevo riflettere sul tempo e sull’aggressività. Non è solo un caso, in quei giorni. Oppure sì

    1. Le gatte si sa son vagabonde, amavo il treno, amavo i lunghi intercity che scorrevano l’Italia. Ora meno.

  3. io ultimamente ho assistito a delle scene che fanno tranquillamente il paio con le tue.
    non so, avremmo tutti bisogno di fermarci e respirare profondamente.

  4. Il punto è che il mondo è cambiato, e molto rapidamente, e non nella direzione che ci aspettavamo.
    Se penso a come si era e lavorava nell’ 82 quando ho finito il militare ed ho cominciato il mio tour… Questa discrepanza tra quello che ci aspettavamo e quello che è venuto, tra quello che ci hanno insegnato e quello che ci tocca vedere, tra la realtà dei bisogni e quella dei responsabili incompetenti, ci fa vivere con rabbia, e venire la voglia di mollare la spugna.
    Negli ’80 lo stile era “l’importante è fare, anche se si violano le regole”, ora è diventato (almeno nel pubblico dove lavoriamo) “l’importante son le regole da rispettare, non importa se impediscono di fare, e ogni cambiamento delle regole peggiora la situazione”. Solo che così un paese prima o presto si ferma, stiamo avviandoci verso un modello ex-URSS di Yeltzin.

    Anonimo SQ

        1. Pensavo alla deriva americana, in soldoni, se questa aggressività viene incanalata in un bel segmento di mercato che fa gola, che so, le armi… Quindi no, nessuna speranza, in questo caso.

  5. Ho una teoria….!!!
    Lo stare troppo davanti al pc ci porta a crearci una profonda isolazione fisicamente asociale che la gente ha sempre più insofferenza verso il prossimo!
    Ho capito…”il ragazzo è intelligente ma non si applica”… vero???

    1. Non sono sicura dipenda dai pc, stavolta. Oh, il ragazzo si applica, quando vuole, si applica 😉

    1. L’ho pensato anche io, ma sono stata più o meno colpevolmente zitta. Nella bagarre inutile, ho pensato “sto zitta”

  6. Hai un modo di raccontare le cose che comunque fa sorridere. Anche se qui qui c’è di tutto fuorché simpatia. Anch’io amavo molto viaggiar in treno, prima dell’avvento di cellulari e c. che trasformano le carrozze in moderne babilonie con voci altissime che parlano tutto il viaggio di minchiate inutili che, anche volendo, non si possono ignorare. Per non parlare di quelli che ti siedono accanto e ascoltano la musica con le cuffiette ma la tengono ad un volume così alto che sembra di ascoltarla dal vecchio stereo della mia nonna.Ma perché non si leggono più libri, si scrive, si pensa o si dorme semplicemente?

    1. Sì, amavo il treno da ragazza, era un luogo di incontro. E ora ci resta il sorriso. Stavolta un po’ amaro.

  7. Abito nella patria dell’intolleranza stradale, del tutto è lecito e dell’aggressività che la fa da padrona nei mezzi pubblici (gli anziani, glianzianiddiomio… sarebbero capaci di ucciderti), e ho rivisto tanti attimi vissuti leggendoti. Altro che linea linguistica nord-sud, soprattutto nei difetti siamo uguali uguali, da nord a sud. (Ed io a quel concerto lì vorrei andare… La mia reazione a chi fumerà è presente in un’altra canzone degli Afterhours.)

  8. Felice di aver scoperto il tuo blog girovagando qua e là. E di aver avuto la conferma che la follia non è una prerogativa di chi viaggia dalle mie parti 🙂 Grazie per i sorrisi (amari) che mi hai strappato!
    p.s. probabilmente Manuel Agnelli non viaggia sui regionali 🙂

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