Ma cosa conta…

Quanto ci è dato da vivere.
Quanti mattoncini di Lego siamo, quando ci inscatolano.
E quando ci inscatolano, il mistero di cellule che nuotano in acque mosse dal sesso. Da quello più bello.

Quanto ci è dato da dare. E perchè nella mia vita, una staffetta. Una ragazza bionda, di un cuore grande, poco più di trent’anni. Lei mi pareva aver più diritto di me alla vita, me lo sarei preso io il male che la cancellava, così bella con i pupazzini colorati nei vasi di fiori. Io non ho nemmeno il pollice verde. Io che andai al secondo matrimonio, con l’idea di esserci sempre a quelle sbagliate, di nozze, il giorno che presenzierò alle mie, andrà via la percezione?

Poco meno di trent’anni io, e l’attimo in cui ho creduto di più in Dio, quel giorno, quel foglio, un foglio medico, quasi un foglio di via. Guardavo su, non ero triste, dicevo allora ci sei mi hai sentito hai esaudito ma che stronzo. La collega che ti seguiva silenziosa mentre imparavi a insegnare, che ti sostituisce agli scrutini. Il mio assurdo senso di colpa che a me lo tolsero da dentro, il male e lei lo prese, per sostituzione (si arriva a pensare cazzate, a pensare a fili nascosti, il caso non ti basta, il caos scientifico lo lasci agli atei profondi, anzi all’odontotecnica dei perfetti senzadio)

Io in mezzo a un incrocio di morte. Io viva. Due delle persone che amavo al mondo, no.

Quanti giorni ci sono imbustati, mentre urli lacerando le madri.
Quanti ne ho passati col sorriso tra le mani. Che il sorriso non saliva alle labbra eppure avevo i giorni e non lo sapevo.

La staffetta non mi piace, getterei a mare, lontanissimo, il testimone. Lo sfracellerei contro tutti i muri cui ho augurato di sfracellarsi chi si fece arrogante contro la conta.

Lancio via il testimone, sto a guardare, inerme, la Pasqua di Resurrezione.
Sono auguri, e non lo sembrano.

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33 pensieri su “Ma cosa conta…

  1. Tu laggiù, io qui, è un peccato. E non è il caso che ti racconti delle volte che ho rasentato quel corridoio buio con la luce(forse) in fondo, nè le conseguenze irreparabili che hanno storto il cammino. sono solo qualche silenzio in più, in fondo.
    Tanto tanto. (…)

  2. è che io se dovessi essere una blogger vorrei essere la gatta, che ti leggo e io resto basita a volte. così. e in culo a tutto e a tutti, prendiamoci queste vacanze. (e ho pianto anche io a leggerti, ma è la primavera forse, e gli ormoni che qua non si capisce più).

  3. Ti faccio ricordare momenti devastanti della tua vita …….scusami, perdona il mio egoismo. Le isole si incrociano sott’acqua………spero a breve in un abbraccio rimandato da tanti tanti anni…….

    1. Sì, le isole. E tu, se ti conosco, l’egoismo non sai cosa sia, garantito. Un abbraccio fortissimo, conto su aprile.

  4. Cara GG, son troppo stanco ed incasinato per decodificare e leggere tra le righe. Ho capito solo che è una faccenda triste assai.
    Comunque ti stringo in un abbraccio (virtuale, ma abbraccio), perché il dolore di ogni uomo dovrebbere essere il dolore do ognuno di noi. Almeno così ci hanno insegnato.
    Ciao, GG, e Buona Pasqua.

    Anonimo SQ

  5. Piaciuto molto. il tono, il senso, il contenuto, l’ironia (“quindi ci sei, ha esaudito, ma che stronzo”) il dramma, la rabbia, la colpa (che non hai), tutto collima.
    Ciao
    ml

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