La prima neve

È quella che aspetto, con animo bambino. Sempre.
No, non lo dico per contraddirmi il tempo. No, non parlo del tempo.

È un film di Andrea Segre, prodotto da Marco Paolini, film della mia ultima domenica di cinema, in una sala grande e vuota e fredda di provincia, un freddo becco ai piedi, mentre tutti facevan coda allo zalone del momento. Coi piedi caldi, scommetto.

La storia di due, tre dolori, ciascuno il proprio, ciascuno del proprio colore. In una valle trentina l’autunno vede snodarsi la paternità rifiutata di un rifugiato libico, la paternità vuota di un falegname che sistema le arnie dopo l’incursione di un orso, la solitudine fisica di una donna restata giovane madre, l’impertinenza bionda di un ragazzino a crescere che quando scappa, lo fa sugli alberi, per cadere (che importa poi chiamarlo Cosimo, pensandoci).

La montagna, com’é giusto, detta i tempi del pieno, del vuoto, dell’intreccio, della fuga, dello scartare di lato di sogni e paure. E della poesia che si fa immagine. Come ogni film che mi piace, mi fa pensare per ore, per giorni, soprattutto quando, come questo, dosa in modo equilibrato leggerezza e pensiero, morte e vita, essere adulti segnati e bambini a guardare in avanti.

Sarà la prima neve a posarsi sui dubbi. Di tutti.

E i miei, rimasti fuori dalla sala, me che da tempo vo meditando luoghi per continuare a vivere secondo sinestesia. Ho un forte desiderio di chiudere qualche oggetto personale, pochi, in uno scatolone e andare. Verso alberi nodosi che sullo schermo si facevano contare come rughe su viso. Verso albe che le prendi solo con l’olfatto, ti ci svegli dentro, la prima neve.

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Qui il trailer

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19 pensieri su “La prima neve

  1. Non ho visto il film ma mi hai incuriosito! Tanto da quaggiù è solo checcoforever, quindi la mia fila sarà brevissima e ne avrò di spazio per stendere le gambe e stare li ha godermi il cinema senza tensioni. I film come questi, che ti “porti dietr” anche a casa sono i veri film, quelli che si mescolano con la vita e ti danno pensieri, belli o brutti che siano. Pensieri di vita che ci ronzano in testa e ci fanno amare ancora di più anche la neve!

    PS non intricare troppo i tuoi pensieri, di tanto in tanto concediti qualche minuto per guardare le nuvole che scorrono nell’azzurro del cielo …

    1. “Nell’azzurro del cielo” deve essere questo il segreto, caro Lois, poco azzurro quassù, autunno strano. Però hai ragione, intrico intrico. Lascia i fessi a zalonare e mettiti in coda per la bellezza, ma non devo nemmen dirtelo, tu sei magister di bellezza. Un bacione.

      1. Un abbraccio a te! In attesa di mostrarti ancora un pezzo di cielo celeste e invitarti per un nuovo pranzetto, spaghetti e falangina questa volta 🙂

  2. Il trailer non è male. Mi stupirei che un film di questo tipo resti più di due giorni nei multi sala che ormai popolano l’interland milanese. Mi dovrò affrettare anche perché al cinema Zalone proprio non non mi va.

    1. Io comincio a stupirmi non che restino due giorni ma che proprio sia in programmazione. Ma poi sai, mi prendo della snob, è un attimo.

  3. Gli alberi nodosi sanno di salvezza e per me lo sono sempre; ma mi manca la loro presenza quotidiana e materiale, quando vorrei scappare dalla terraferma, come Cosimo.

    Il film non lo conosco, ma mi documenterò.
    Un bacio.

    1. Scappare. Un verbo ben declinato in questo film, c’è un momento all’inizio, in cui Dani, il rifugiato dice “ma io non volevo venire qui”. Davvero, se riesci, vai a vederlo. Bacio

  4. La prima neve dell’anno è quella d’autunno.
    Rigoni Stern la respirava con gli occhi e portava cucita sulla pelle.
    Neve benedetta quella dell’ Altopiano, quanto spietata la sorella sulle pianure del Don.

    “Lo si sentiva nell’ aria l’odore della prima neve, un odore pulito, leggero, più buono e grato di quello della nebbia”.

    È la neve che infarina il sentiero fra i campi e avvolge di veli le stoppie abbruciate del riso.
    Ogni runner sorride vedendola cadere, allaccia le scarpette e corre incontro ai fiocchi, senza scarti di passo.
    Impatto silenzioso e soffice sul terreno, stupore di leggerezza e assenza di pesi.
    Finanche nell’animo.

    Easydinuovanevenuovo

    1. Grande, grandissima la prima neve, che ti sfarina addosso nel silenzio, e tu riconosci quell’odore come se lo conoscessi da sempre.
      Ma è bella anche l’ultima (anche se per il runner…)

      Anonimo SQ

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