Gap

Qualche anno fa incontrai la scrittura che scalpella di Marcello Fois, la incontrai dentro un racconto giallo inserito nella raccolta “Città in nero” e fu subito amore. Era il periodo della scoperta sarda, il periodo di Niffoi e della sua vedova scalza.
Non amo fare monografie, non sono capace di leggere di un solo autore l’opera omnia, (credo l’unica eccezione sia l’immenso Queneau), perlomeno non riesco a leggere lo stesso autore senza che passino mesi tra un libro e l’altro.
Con Fois sono andata avanti. “Memoria del vuoto” mi ha catturato, sortilegio e incantamento. Misticismo, banditismo, saga familiare, lirismo puro. E ho deciso che di meglio in Italia ho letto poco.
E poi, di Fois, ho regalato, a intuizione, senza leggerlo “Nel tempo di mezzo

E ora ho letto “gap”, un romanzo breve nel quale Fois abbandona la Sardegna per fare omaggio alla terra d’origine della moglie, la provincia ferrarese. E nella nebbia ferrarese che è incontrovertibile attante, si svolgono, nel 1995, di notte, le vicende di tre ragazzi alle prese con le discoteche, le strisce d’autostrada, l’amore spezzato, l’anniversario della morte del quarto mancante.
Ma nella stessa nebbia e, forse, nella stessa notte, nel 1945, Ersilia è in strada, in bicicletta. Due amici la aspettano, durante un’azione partigiana.
I brevi brevissimi capitoli fatti di suggestioni, di movimento, di sospensioni, si susseguono saltando nel tempo di continuo, la stessa costruzione sintattica, per esempio, con cui il regista Inarritu (che amo) intesse le sue storie (21 grammi, per citarne una).
È una modalità che puo’ stancare, che puo’ confondere, certo, ma in 158 pagine regge e va a creare un finale inaspettato, dove una mattanza è uguale all’altra, dove gli eroi sono tutti fragili, dove il gap è un incontro impossibile se il gap non si fa di nuovo Memoria.

Con questa minima e immorale recensione partecipo, alla mia solita maniera, cioé random e male, ai Venerdì del Libro di Homemademamma.

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36 pensieri su “Gap

      1. Diciamo che il tuo post mi ha ricordato le sue letture :P) Naturalmente poi vedi tu, naturalmente.

        Un libro che passa quasi inosservato è il suo primo libro di poesie. Poemetti che rievacano alcuni grandi poeti e scrittori da lui amati.

        “L’ultima volta che sono rinato” è il titolo.
        – Lultima volta che sono rinato…
        sono tornato dove ognuno vuol
        tornare:
        al calore del buio primigenio dove
        niente è stato,
        ma tutto sta per essere…domani
        forse…domani…

        ciao
        .marta

    1. Maggieeee!!! Sì mi sto annoiando molto. C’è un gennaio che sembra marzo e io non posso uscire. Puoi mandarla la neve sì ma se mandi quella lì dhe hai tu, addio Italia. ‘Na catastrofe 😉

  1. Io invece sono da monografie, purtroppo, perchè così resto ferma per mesi su un solo autore (anzi, son rimasta per anni su un gruppo di autrici, ma mi son disintossicata). Non lo conosco, me lo metto in wish list.

    1. Cosa che ammiro, io ho fatto qualche eccezione in tal senso ma non funzionava. Non me li gustavo, i libri, così. Un bacione.

  2. …neanche a dire che ti seguo (ti ho seguito) nel percorso. sottoscrivo e rilancio con un “l’importanza dei luoghi comuni” in cui Fois è meno “lirico” ma geniale nel sondare gli affetti e le dinamiche familiari. a presto. P.

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