Il rientro

Rientrare a scuola dopo due mesi senza sapere bene quanto e come volessi rientrare. Chiedere a un’amica, cosa mi metto. Sapendo che il vestito scelto aveva due significati, uno per alleggerire, l’altro per alleggerire.
Rientrare a scuola dopo essermi sentita vecchia perché una volta ero io la giovane supplente e adesso era lei la giovane supplente a dirmi “ho imparato di più in un pomeriggio a lavorare insieme che in due anni di TFA”. Rientrare a scuola dopo aver constatato che la mia supplente ha fatto cose belle che io non so fare più, che all’entusiasmo dei primi anni ho sostituito un più veloce spendibile pallore metodologico.

Rientrare. Essere accolta dai colleghi che mi vogliono bene che in due mesi si sono fatti sentire e vedere ed essere abbracciata, bentornata. Essere accolta da colleghi che non mi vogliono nulla e correvano a baciarmi con l’odioso bacio a guancia lunga senza guardarmi negli occhi ma dove la curiosità morbosa li guidava. Faccedachiulo.

Rientrare nelle classi. Quelli di terza, che finalmente, posso ribattezzare i Bifidi Attivi, a guardarli come sempre, cercando di capire come fare che questi non li prendo. In prima, indifferenza un po’ sì un po’ no, segno che al biennio metto meno, di anno in anno, e me ne duole.
E poi prendere la strada dell’aula dei Comeback, essere fermata sulla porta dal bidello Coca “perché non ci sono tutti in classe”, non rispondere il tanto ovvio “embé?quando mai?” E, per aver subdorato qualcosa, fingere di avere una cosa importante da fare in segreteria così da arrivare in ritardo.
E rientrare. Con loro in piedi, una pianta sulla cattedra, un cuore rosso disegnato sulla Lim e uno scroscio di applausi.
“Dunque, gli applausi aspettate di farli davanti al feretro, per la pianta ho il pollice nero mi spiace, se volevate commuovermi no, davvero, ho avuto cose più serie per cui piangere”. Il tutto detto sardonico. Così Ventodi(sup)Ponente ha potuto dire “adesso sì davvero Bentornata! Le piace il carciofo rosa pungente che abbiamo scelto per lei?”

Roceresale la mattina dopo si è destata roceresale, pareva già di non essermi assentata mai.

Oggi il pomeriggio è passato al vivaio a scegliere il vaso giusto, il bastoncino giusto, il nastro adatto per salvare Ryan, il carciofo rosa. Ché Svanito, chi altri mai, quando ho rischiato di entrare in classe e non eran pronti, ha fatto scatto felino per coprirla col suo corpo e l’ha quasi rotta, la pianta del carciofo rosa.

Salviamo il carciofo Ryan

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24 pensieri su “Il rientro

  1. Ma dai, non è un carciofo ! E’ una…. è una… vabbè, pollice nero anch’io.
    Ma che carini !!!!

    Anonimo SQ

  2. Innanzitutto bentornata! Non qui, ovvio, ma a scuola. Che dopo due mesi ti manca, eccome. Nemmeno io ci credevo eppure non vedevo l’ora di tornare. Son passati troppi anni, forse ora non avrei più questa smania ma è anche vero che quando ci si assenta non per via del viaggio alle Maldive o della crociera ai Caraibi, tornare a scuola significa la normalità che finché ce l’hai ti annoia ma quando non ce l’hai …

    Le supplenti .. io ne ho avute di più perché ho anche avuto due figli. Due per malattia, le ho tutte due colleghe e una pure collaboratrice del preside. 👿 Vabbè, tanto è il classico posto da sfigati, tutto il giorno a firmare libretti e a disporre supplenze, anche sbagliando, perché il dono dell’ubiquità non ce l’abbiamo ma per chi dispone le supplenze pare di sì.

    Infine la pianta. Anche a me ne hanno fatta trovare una sulla cattedra al ritorno dal’assenza più lunga. Nessun applauso, forse hai ragione al biennio sono freddini, lo erano e lo sono.

    Un abbraccio.

  3. Io credo di non averlo neppure il pollice… Se non ti muore in pochi giorni posso darti consulenza chè in 24 ore te la mando al cimitero dei carciofi rosa di bentornato! Dai, fatti un giro con mostra alla Villa Reale, ti porto a dare il pane alle paperelle e ti passa la malinconia 🙂

  4. “Roceresale la mattina dopo si è destata roceresale, pareva già di non essermi assentata mai”: considerate quante volte perdi il tuo nome, la vera news si annida qui! 😉

  5. Ma hai dimenticato quanto era difficile essere una giovane insegnante. Le giovane insegnanti come me dipendono dell’aiuto e supporto di donne più mature e saggie come te!

  6. A me le smancerie, anche quelle che si materializzano in regali, non piacciono, ma si accettano, perché comunque per i ragazzi siamo figure, più o meno importanti, con cui passano gran parte della loro gioventù. Bentornata a scuola! 🙂

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