Chi semina vento

Tutto comincia alla cassa di un supermercato, il giorno in cui ti senti mediamente cessa, ti sei fatta una treccia storta quella coi nastri dentro e al lavoro ti han detto “sembri un’americana stamattina”. Ti tieni il fanculo in mezzo ai denti e te ne vai al supermercato.
Alla cassa vedi un ragazzo. Barbetta di un paio di giorni, occhi intelligenti, una borsa a tracolla, lo guardi, è bello. Anzi, è un fico da cassa del supermercato. Lo guardo tra l’avido e l’intreccio della treccia e penso “guardami guardami sorridimi, chiedimi se voglio un caffé”.

Tutto va avanti a casa, dall’alto del balcone vedo che il tizio, l’imbecille, che ha una rottweiler di quelle che ogni volta che mi muovo in alto sul balcone, dal basso mi abbaia e mi abbaia e mi abbaia, poi ancora mi abbaia, io dico fottiti alla rottweiler perché sto in alto e lei in basso, bau. L’imbecille è lì che carezza la pancia della rottweiler a gambe all’aria. Dall’alto parlo per la prima volta al padrone della rottweiler, dico, non ci credo, mai vista così, la rottweiler, dico, infatti non mi abbaia, e lui alza gli occhi al balcone “ma guarda che è buona sai” e io guardo sto ragazzo sempre visto mai guardato, barbetta di due giorni, un sorriso limpido, due occhi come due fessure blu di un taglio sti occhi più bello molto più bello di quello che ho sempre pensato fosse il più bel taglio d’occhi. Sti occhi blu dal basso aggiungono “ti abbaia perché non ti conosce, se ti leccasse…”. Ecco, sì se mi leccasse…

Tutto finisce alla cassa, stavolta del ferramenta, capelli in uno chignon, vestito lungo nero, mi serve un sacco di terriccio, da 40. Che, pollice nero o no, mi sono iscritta a un gruppo facebook di “orto sul balcone” e ora il mio balcone è tutto un semenzaio di melisse dragoncelle basilichi grechi a palla, prezzemolo, timi, lavande. Che non so se avete presente che un sacco di terriccio da quaranta è pressapoco alto come me che non sono tanto alta per non essere un sacco di terriccio. Generico, eh, non quello da gerani. Trascinate voi un sacco di terriccio alla cassa del ferramenta con un vestito lungo stretto al polpaccio con la commessa che dice “poteva anche prenderlo dopo all’uscita”. E sentire una voce alle spalle. Un ragazzo, carino, ben spallato pure. Dice “se vuoi ti aiuto io a portarlo all’auto, il sacco” e io “no grazie, devo farcela da sola, sai com’è”

Sai com’è che son cretina.
Che il semidio dei feromoni sia con me.

È il quarto giorno di vento battente sul lago. Ci vivrei per sempre a vento battente. In praterie azzurre arruffate dal vento.
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24 pensieri su “Chi semina vento

    1. Ah, sapevo che avresti allegramente colto. Il passaggio dal soft ad altri venti, devo fare. Orsù, referenziamo ancora 🙂

  1. Io penso che la vera sfida sia trovare chi coglie il bello in ‘ce la devo fare da sola’. Quello che aspetta e ti invita per un caffè, dopo che hai finito (da sola). Ma forse è la versione femminista ed emancipata del principe azzurro, eh.
    Comunque gli ormoni son belli, quale che sia l’esito. No?
    🙂

    1. Lindaaaaa, che piacere averti qui!
      Il perché me lo chiedo anche io, da giorni. L’unica risposta trovata non è lusinghiera.

    1. L’unica è il semifico da ferramenta. Sarà solo semi ma magari se son semi germoglieranno 😉 ciao bella ragassa.

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