Gli sdraiati

O di quando ridacchi da sola mentre leggi.
E ridi. Forse non c’è molto da ridere ma Serra lo sa scrivere, di ridere. Sa anche bearsi parecchio di saperlo fare, aggiungo.

Preso nella biblioteca della scuola, quando entro in classe, sento Ventodi(sup)Ponente dirmi “mmmh, quel libro lo sta leggendo mia mamma e da quando lo fa mi guarda male”. Mmmh.
Allora io e i Comeback ci siamo sdraiati al sole vicino al sassone, lezione all’aperto, di solito privilegio delle quinte, ma sti Comeback alla fine mi han fatto innamorare, l’aria è di quelle che mi sento già in quinta.
E gliene ho letto un pezzettino. E Pisolo lo ha detto, scrive bene, sì ma lì per esempio, alla scena del tappeto, prof, era scritto “troppo”.
E Pisolo che non ci capisce molto, va detto, stavolta con un avverbietto da poco ha centrato la questione.

Poi mi son sdraiata al lago e al sole di giugno, finalmente giugno, e l’ho finito.
Ridacchiando, spesso.
Certi passaggi sono magistrali.
Infine. Mi è piaciuto, perché è un divertissement di un centinaio di pagine, con qualche riempitivo (la tirata anticonsumistica, un po’ stantia, sa di quando esistevano i paninari) e qualche paginetta epica.

Sì, è vero, Michele Serra è uno di quelli che possono aver stufato, a occhieggiare il mondo dall’amaca comoda da cui certi veterotutto non scendono. Ma non manca l’onestà intellettuale di ammetterlo (“io sono un borghese di sinistra” cit. pag.104) e di ammettere a quali responsabilità si sia sottratto nei confronti del figlio.

Poi si legge in un pomeriggio, meglio se sdraiati. Anche noi.

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32 pensieri su “Gli sdraiati

  1. Lo cerco. Io leggo spesso l’ “amaca” e non mi dispiace… Ora sono anche curiosa di capire come mai la mamma da quando legge quel libro ” guarda male” il figlio.

    1. Io invece son curiosa di sapere se Ventodi(sup)ponente alla fine zitto zitto se lo leggerà, sdraiato di nascosto da qualche parte.

        1. Perché le due ore che ho perso sono molto poche nell’economia del tempo che perdo facendo cose più discutibili del leggere. E poi perché sono perulantemente banale anche io, a volte l’immedesimazione gioca questi scherzi. E poi perché Ventodi(sup)ponente legge così poco che un paio di aggettivi non gli faranno male e nell’elenco di letture estive avrà un minimo di compensazione con della letteratura.

  2. Non vale, leggi sempre prima di me libri che mi incuriosiscono. Al di là del libro hai trovato un modo allegro ed obiettivo di recensire questo libro sugli adolescenti ma scritto per i genitori quindi con qualche problema di prospettiva. E’ un piacere leggerti e “veterotutto” è un neologismo geniale. 🙂

    1. Anche i genitori, eh, non li risparmia mica. La scena della mamma davanti all’insegnante, ma ora non ti rivelo altro. Trova un pomeriggio e leggilo, il veterotutto 😉

  3. Mi pare strano che non lo guardasse male anche prima 😉
    E no anceh se tutti a dirmi “lo dovresti leggere” no non lo leggerò.
    Io LO sdraiato a rischio decubito ce l’ho già in casa e lo vivo tutti i giorni, almeno in lettura voglio star tranquilla e svagarmi

    1. Puoi non credermi ma ti ho pensato e ho pensato, che lo legge a fare. Io, del resto, senza sdraiati in casa (tranne me, va detto e mi sono preoccupata, alla descrizione) l’ho potuto prendere come, ribadisco, un divertissement.

    1. Sì, per questo. Al limite uno qualche volta puo’ bearsi di una frase ben scritta e amen. Io poi, è proprio ciò che amo.

      1. Se ha voluto essere letterario non ci è riuscito. A me è parso un divertissement. Poi, io, per carità, non me ne intendo.

  4. Gli sdraiati. Gli sdraiati son figli nostri e della nostra psicologia della comprensione per il prodotto dei nostri sacri lombi, che caso mai si traumatizzassero, e poi alla fine si sdraiano. Con quel generale di corpo d’armata di mia madre, se ti sdraiavi ti ricacciava in piedi in un nanosecondo. E dire che è un donnino. Infatti osserva me e la nana, e intuisco nei suoi occhi un muto rimprovero (beh, muto…) e un vago disprezzo. Che lei, tutte quelle manfrine, manco se avevo i piedini in avanti…

    1. Uh. Come sei severa con te stessa. Io posso limitarmi a pensare a che madre sarei stata. E ironicamente, forse troppo, qualcuno mi ha detto “hai viziato un gatto, figurati un bimbo”. 😉

  5. studentessa ai tempi di Cernobyl potresti forse ricordare quei finti editoriali su Tango (o era già Cuore?) nei quali Serra parodiava lo stile del direttore dell’Unità e di altri famosi giornalisti. quello fu il meglio del Nostro, a mio avviso. Poi qualche altra cosina …
    Onestà intellettuale, tu dici, mah! Sì, lo so che sociologicamente funziona, ma – nonostante i tempi – borghese di sinistra a me suona come contraddizione in termini. 😉

    1. Tango ero piccina, Cuore c’ero, sui banchi del ginnasio. Diciamo che più che onestà intellettuale è proprio ammettere la contraddizione che me lo fa perdonare. Del resto, la vicenda si ambienta in villa con terrazza sul mare, tra tappeti kilim, e vendemmie in casali delle Langhe. Lo so chi rappresente Serra e cosa han fatto quelli come lui a sto paese. Però, davvero, nel libro glielo perdoni un po’.

        1. Su banalità pretenziosa del contenuto ci arrivo da me. Su qualità infima della scrittura vorrei che mi facessi capire perché. È una scrittura narcisa, non infima.

                1. Non so, leggendolo, e forse sarà il periodo, non mi è sembrato povero, nel vocabolario. Certo, è uno di quelli che quando usa l’aggettivo “bello” tra le righe ti dice “va come sono fico con questo aggettivo”. Ma povero no. A livello contenutistico è una cosina cucita male, non regge, ma qualche paginetta intelligente me l’ha data. Qualche riflessione anche. Libri che non mi lasciano niente sono diversi da questo, per me. Del resto, lo sai, indulgo anche io in una scrittura vuota e narcisa, le riconosco e le amo di primo acchito. E mi ostino a classificare come uomini intelligenti questi intellettuali della sinistra dei tempi che furono. Tu potresti anche dirmi “non ostinarti più”. Ma senza i Nanni Moretti, senza i Michele Serra, insomma ci siamo capiti, io mi sentirei orfana dei punti di partenza. Sarà una questione di sensibilità comune o di essermici formata, ma qualcosa di “mio” nel libellum l’ho trovato. E non racconta niente che mi riguardi così da vicino.

  6. provo a dire la mia e forse in qualche cosa sarai d’accordo.
    Serra è un giornalista e come la maggior parte dei giornalisti ha un peccato originale: la difficoltà a mantenere un passo letterario, ad avere una visione d’insieme dando uniformità al proprio scrivere. Riconosciuto questo limite, l’ho letto con piacere perchè le parole le sa usare, non ne usa di roboanti, ma personalmente la scrittura lineare è quella che preferisco. Diciamo che l’ho letto come fossero tante amache cucite assieme, ma da usare una alla volta.
    e poi di serra mi piace l’amarezza in-dolente e l’acutezza dello sguardo.
    ciao,
    ml

    1. Sì, il libercolo è disorganico, nulla a che vedere con la letteratura. Come prevedevi, su più di qualche cosa sono in accordo con il tuo dire. Soprattutto con l’amarezza in-dolente! Ciao!

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