La cena palindroma

Essi sono Archie, Eno e Hosty.
Ogni tanto, sull’altrimenti noial network, uno dei tre, a turno, segnala e dice “Arriviamo, ci dica il giorno migliore per lei”.
Di solito succede perché Eno parte o Eno ritorna da luoghi esotici di barbare vendemmie. O perché anche Archie è in procinto di partire. Solo Hosty sta sempre qua. A volte si unisce anche Dotta, ma spesso fa lunghi turni in ospedale, Dotta che passava tutti i giorni a vedere come stava proffettina, quando proffettina era in ospedale.

Eno, lo dice il nome, è quello del vino. Lui dichiara giorni prima quale sarà la bottiglia prescelta e io ci studio intorno il menu. O viceversa, io lancio metaforicamente un piatto ed Eno ci studia intorno il vino.
Hosty non vuole tagliarsi il tuppo di capelli che porta in testa però è un talentuoso pasticcere. Archie beve e parlerebbe di musica per ore, con me; mi dice “lei è figlia di Cash, io dei Clash”

Stavolta il gioco ha coinvolto anche il gioco del social network.
“Oh popolo di facebook, che torta porto?”
“Pavlova, Pavlova”
“Oh popolo di facebook, quale dei due risotti sottolinkati vi aggrada di più?”
“Menta e caprino, menta e caprino”

I complementi li ho lasciati scegliere al forno che è rotto, per cui d’antipasto, con semplicità, melanzane grigliate con tanto aglio (presentate con un “spero non dobbiate baciare nessuno, stasera, ragazzi miei) e un piatto di gamberi alla piastra più mazzancolle al pompelmo su letto di frutta tropicale.

Versa il vino, Eno, e mi spiega perfettamente quale lavorazione ci sia dietro alla bottiglia. “Sa di pipì di bambino, dico senza pudore” “prof, che olfatto ha, non l’avevo sentito e pipì di gatto c’è nell’esame olfattivo”. Versa il vino, Eno.

Queste cene accadono random dal 2009, l’anno in cui, beati loro, maturarono trovandosi davanti solo per quell’ultimo anno una spaesata me. C’era questa povera quinta da assegnare, fu la mia prima quinta.
Parlare ancora dell’esame per loro è quasi tappa obbligata, a me sembra ieri, poi li guardo, sono laureati, taccio pensierosa e chiedo “ma dunque quest’anno quanti anni avete, dunque”. Risposta.
Ohssantocielo, mica capita spesso, siamo palindromi, bellezze mie.
Archie dice “allora questa passerà alla (nostra) storia come la cena palindroma”.

Post scriptum
Poi me lo dicono che qualcosa da festeggiare c’è. Eno, dopo aver inviato curricula nel nostro bel paese e risposto nessuno, bom, li ha inviati oltreconfine, appena dietro qua, neh. Risposto tutti, anche solo per dire picche, bom e grazie. Un’azienda gli ha fissato il colloquio, al termine del quale stretta di mano e bom, preso.
“Prof perché non chiede a Eno quanto lo pagheranno?” “Perché due palindromi in una serata son troppi, Hosty”.
E per fortuna che Archie ha portato anche il Braulio, vah.

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29 pensieri su “La cena palindroma

    1. Il vino (due bocce, per amor di precisione, una di banale bollicine, che non si dica che i ragazzi escon da casa mia mbriachi però eh eh ) non si prestava all’amatriciana, proprio no.

      1. Per il barriccato, non per il bianco, ché uno degli abbinamenti classici a Roma dell’amatriciana è il Colli Albani. Menta e caprino, con il riso, mi dà di poco mordente. Ma io sono stata troppo torturata con Marchesi da piccola per tollerare, a parte motivate eccezioni, qualunque accenno do nouvelle cuisine. La pavlova è sontuosa, though! 🙂

        1. Ecco il busillis! Gli accenni da nouvelle cuisine, senza esagerare, ancora mi incuriosiscono. E, poi, va ammesso, a me riesce benino solo il risotto. A breve dovrò smettere, che ho finito i gusti “normali”, compreso, come sai, anice e liquirizia. Brrrrrrr 😉

          1. Da piccola, quando mio nonno Caino veniva a Milano, o andavamo noi da lui, la Nonnigna prediligeva Marchesi, e tutti ci si adeguava. Le poche volte che il nonno veniva da solo supplicava mamma ‘povna per spaghetti al pomodoro! A me è rimasto che spesso li trovo forzati, come era lei. Poi, sono rari i casi, ma alcune volte viceversa sono geniali. L’amico chef stellato del ristorante del paese-che-è-casa, per esempio, ne fa con giudizio ed estrema, intelligente, originalità. E lì mi scialo!

  1. Invece delle noiosissime cene tra ex studenti questa cena mista tra prof e palindromi mi sembra allettante, merito anche del dolce, lo confesso, che è sontuoso e calorico al punto giusto. Ma come facciano a esser palindromi a cinque anni dalla maturità resta un mistero…

    1. No, strava sono io che sono palindroma a loro. Ci ho dovuto pensare anche io, eh. A cinque anni dalla maturità quanti anni hai? E io?

  2. È vero, la povna suggerì amatriciana. Ma meglio menta: menta che voglio come gusto dell’estate, meglio se nella sua controparte povera che è la nepitella.

    1. È già stato difficile strappare quei due mezzi rametti sul balcone, gli unici sopravvissuti alle piogge incessanti. La nepitella la pianta l’anno prossimo. Ps. Se il vino proposto è un bianco “barriccato” l’amatriciana non ci sta.

    1. Questa è l’idea della cena al contrario. Oh, cosa mi ricordi, che quando ero dall’altra parte delle barricate palindrome, ne provai un paio di cene così.

  3. la pavlova per me è IL dolce. quello della celebrazione, della festa, quello che nel nome, nel suono ha insito l’effetto che genera nelle papille gustative.
    (curiosamente, tra l’altro, se non ricordo male nonostante la sovietica musicalità ha origini australiane)

      1. da qualche parte ho la ricetta (che poi, la cosa difficile è la meringa, in realtà, non farla crepare in cottura. il resto va via liscio). se la trovo te giro, inclusi gli stratagemmi per preservare l’integrità della meringa.

    1. Quella del riflesso condizionato ?
      Una torta da cani ?
      Come mi sento ignorante stasera: e sì che i dolci mi piacciono (girovita docet) !

      Anonimo SQ

    2. Una torta fatta con una base di meringa, riempita di panna montata e decorata con frutta. Una delizia pura!

      1. Oh my God !
        E’ GIA’ una delle mie preferite, anche se non la conoscevo di nome. Per amarsi, basta la chimica, non servono le parole….

        Anonimo SQ

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