Forse è proprio per questo che hanno inventato la radio

È stato divertente aiutarla, a tempo perso, a filare la trama delle trasmissioni. Scegliere i brani, spiegarli e piegarli alle intenzioni.
È stato emozionante vederla di là dal vetro, in diretta, trasformare i fogli, anche i miei, scritti a mano, i miei, “ma scrivi ancora a mano?” dicevo, trasformarli in voce e narrazione.

Attraversare la città ancor deserta in auto, in scooter, parlarne, mentre Roma ride. “Ma non sei male, ti assumo”, lei dice scherzando. E risponderle, certo, mi piacerebbe il lavoro ma solo redazionale, non certo quello al microfono. “Ma è al microfono che quella traccia diventa cosa tua, la trasformi, la vivifichi”, afferma lei. Vero, ma forse cercare e studiacchiare perché siano gli altri a vivificare e far proprie le cose deve avere a che vedere col mio vero, di mestiere.

E così, per caso, il vento dell’est mi ha portato per caso a continuare questo agosto dalla valigia ballerina, fatta per disperazione climatica oltretutto, dentro a una passione di sempre. Da sempre le mie notti estive ma, da studente, anche quelle invernali, sono notti di radio, di voci la cui raggiunta familiarità è sempre un piacevole mistero. E così, agosto di radio.

Fare radio è fascino. La conduttrice, ad un certo punto, fa un gesto consueto; il suo regista in piedi, dietro il vetro, le indica i secondi, con le dita, il conto alla rovescia. Lei, in modo superbamente professionale, modifica la frase, sceglie le parole, aggiunge o ne toglie. E lo sfumato è perfetto.

Sto vivendo così, da mesi. Guardo di là dal vetro anche io, seguo una traccia scritta da me e solo da me, la trasformo, la vivifico, il regista mi dice quanti secondi all’ingresso. E anche la regista sono io. La pleilist è perfetta per lo still on the road, ho tolto i pezzi di rimpianto e i singer piagnistei. E sono felice.

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28 pensieri su “Forse è proprio per questo che hanno inventato la radio

  1. Mi hai risvegliato ricordi di gioventù. Ho lavorato in radio, una piccola radio privata della mia città, Trieste, alla fine del liceo. Io timida com’ero davanti al microfono diventavo grintosa, come la musica che sceglievo e io stessa passavo al mixer. Non lo rifarei, oggi. Sei brava tu.

    P.S. Lì ho incontrato colui che oggi è mio marito. Da allora sono passati 35 anni … stai a vedere che magari scoppia qualche scintilla anche per te. 😉

    1. Eh per far scattare qualche scintilla a me ce ne vuole di radio!!!! Era l’altra parte della discussione con la conduttrice, che lei era timida e davanti al microfono non lo è più. A me, che timida non sono affatto, non chiedere di mettermi davanti a un microfono o sopra un palco…bbbrrr. Hai risvegliato anche un altro ricordo. Secoli fa condussi una trasmissione insieme a un fidanzatino che lavorava in una radio locale, devo avere in qualche cassetto la musicassetta, appunto, della registrazione. 🙂

      1. Più che attenta alle scintille, occhio ai corti circuiti, con tutti quei cavi…
        Brava GG, ti vedo (!!!) nella parte !

        Anonimo SQ

        PS da me non si sente, vero ?

          1. Ma allora !!
            Lo sai che trascorro tutto il tempo che posso con la radio accesa, anche al lavoro mentre faccio le pulizie etc ? A casa mia da giovane la radio si accendeva al mattino e si spegneva a notte.
            Ti prego scrivimi (l’indirizzo lo sai, no ?) nome e (se le sai) frequenze ed orari delle tue trasmissioni : sarà un grande piacere per me ascoltarti (se possibile).
            Dai !

            Anonimo SQ

            1. Scrivimi l’indirizzo (mi sa che non ce l’ho) e ti invio una piccolezza. Ma io non ho trasmissioni in radio 😉 ho fatto la visitatrice.

  2. copio e incollo le prime tre righe di marisamoles. solamente cambio città, allungo dal liceo all’università e in quarta riga aggiungo che invece, forse forse, lo rifarei. in modo diverso, certo, ma quanta bellezza.

  3. Negli anni ’80 ho amato follemente la radio e il suo universo. E credo anche di aver partecipato a una trasmissione in diretta telefonando. Sai, quei giochini stupidi da notti estive.
    Oggi l’ascolto più seriamente. Tutto è più serio. E mi dolgo di ciò.
    Spero tu abbia trovato un microclima migliore del piagnisteo di quest’estate nordica.

    1. Io sono andata in onda ai primi di agosto. Tra il serio e il faceto. Raccontami di più di quella trasmissione in diretta.

      1. Negli anni ’80 furoreggiavano i quiz, no? Il dj poneva domande su cantanti, persone di spettacolo, a volta indovinelli; i vincitori si beccavano un 45 giri o un LP come premio dopo una tornata di trasmissioni. Niente di che. Però mi divertivo un mondo. Non ho mai vinto. 🙂

        1. Mi stai ricordando la bellissima trasmissione pomeridiana sui libri di radiotre, a proposito di indovinelli. E una volta ho anche vinto 😉

  4. La radio di notte ha qualcosa di speciale. Da ragazzina partecipai ad una trasmissione e fu divertentissimo…credo non mi dispiacerebbe lavorare in radio, il microfono non mi fa paura se il pubblico è invisibile. Hai fatto bene a farti una nuova play list senza rimpianti e piagnistei, la positività attira gli orsi sul miele 🙂

  5. Io sono un animale da radio, da microfono, da collegamento: nella vita, da lì, Radio Tre, Radio Radicale, oltre alle radio locali (una collaborazione tuttora, con la città della scuola). E quell’atmosfera è unica, ma ha ragione lei, è davanti al microfono che la radio è.

    1. Radio3 immancabile nei miei lunghi inverni di studio. La prossima volta come ti rintraccio, per un caffé a sant’eustachio? 🙂

  6. Una radio romana? Spero Radiorock o Radio Città Aperta (ma anche Radio Città Futura, dai)! Ma anche fossero altre radio, ti invidio comunque! 😀

    1. Se non fossi stata di passaggio, avrei preso anche te nel vortice romano. Nessuna di quelle tre. Più “istituzionale”, un posto che ha un nome in latino e sta a nord…

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