Straordinario

Che poi si finisce così. A chiedere di essere pagati di più. Per fare ciò che si è chiamati a fare ordinariamente. Solo perché qualcuno non lo fa, l’ordinario e viene pagato, appunto e non lo fa. E a chiederlo a chi non ricopre esattamente il ruolo di decidere chi deve fare e cosa. E pagare per.

Ai miei ragazzi, spesso, correggendo i testi argomentativi, faccio notare che il “si” impersonale è tale perché si è appunto, impauriti di dire chiaramente chi fa cosa.

Su facebook (per cui anche nella vita) imperversano analisi politiche improntate al qualunquismo più sfrenato. E io invece ci cazzeggio. Che i leghisti son cacca, il berlusconismo ha sdoganato il peggio, ma la vera colpevole è la sinistra, questa sinistra che ci ha portato il degrado. Nessuno si senta escluso, insomma.

Però. Io, dalla profondità del mio cazzeggio, io oggi qua, una cosa (seria) la aggiungerei.
Un paese è soggetto a cambiamenti, ovvio. Io conosco una sola via per fermare quel che viene letto come degrado. Ma degrado di che? E da quando? (sto leggendo Pasolini, mi tormentano le domande, pazientate.) E se non fosse degrado ma un percorso, uno dei tanti, (non utopico che l’utopia uff, che facile)? Credo fermamente e, credendo, esercito, questo: che il cittadino si deve sporcare le mani nel pubblico. Non solo nel lavoro. Ma nella partecipazione, dall’andare in consiglio comunale al consiglio di istituto della scuola dei figli…a tutta la partecipazione statale possibile.
Non so definire quando l’italiano abbia smesso o se il mio osservatorio personale e familiare è limitato quando ricordo che mio babbo così faceva, la mamma pure, io, i miei compagni di classe, gli amici dei miei genitori, i miei vicini di casa, etc etc. Mia sorella no (è stata prodotta negli anni ottanta: conta il conto?).
Però ha smesso, e così addio, distacco dalla politica, eliminazione della partecipazione. Annullamento differenze destra e sinistra e centro.
E anche dire però la sinistra almeno ha tenuto bene sulla cultura. Ma la cultura non basta se non è condivisa e non si fa motore di partecipazione.

Il mio osservatorio poi, da qua, provincia che si intuisce, avvisa che le giovani generazioni di prossimi votanti hanno una bella impostazione teocratica. Non distinguono ciò che va dato a Cesare e ciò che va dato a quell’altro là.

Che un dsga si lamenti con me del fatto che “su 2000 genitori solo 43 siano intervenuti alle elezioni del Consiglio di Istituto” e si lamenti con me del fatto che io faccia politica. E che ogni volta che un collega commenta un mio intervento in Collegio dica “le tue idee non sono sbagliate eh ma la vedi in modo politico (?) io mi dico “avanti avanti avanti”.

Nei giorni pari ci credo tantissimo a quel che provo a fare insieme ad altri (pochi). Nei giorni dispari chiederei lo straordinario.

23 pensieri su “Straordinario

  1. Troppe deleghe non fanno un’idea, persino alle riunioni condominiali non ci si vuol sporcar le mani… Io ho fatto la rappresentante di tutto quello che mi è capitato in corso d’opera ma ora non mi sento più della partita, guardo il mio passaporto e lo infilerei nel tritadocumenti, poi penso che per espatriare potrebbe servirmi…

  2. Spendendo una parola sulla partecipazione scolastica, io da rappresentante della scuola elementare mi faccio in quattro per chiamare a partecipare i genitori. Che latitano. Non tutti, ma la maggior parte. Dal nido alle elementari la latitaza aumenta e mi dicono che peggiora con l’avanzare del grado scolastico. Ora, io mi chiedo, ma i figli sono sempre i nostri

    1. E non solo i figli, la scuola è nostra, vostra. E vive dei vostri contributi; almeno la curiosità di venire a vedere come si spendono. Metterci parola, insomma…

    1. E non era l’unico Gaber che avevo in testa scrivendo. C’è quell’altro…scommetto che indovini.
      OT: sono in ritardo con la corrispondenza, perdono!

      1. beh… ma io dico che la colpa è nostra 😀

        p.s.: non ti preoccupare, anch’io in questi giorni sono in ritardo con le letture (tanto per cambiare)

  3. se la sinistra avesse “tenuto bene” sulla cultura forse si stamperebbero meno libercoli, i genitori troverebbero il tempo di partecipare alle votazioni dei rappresentanti d’istituto, magari togliendolo alla palestra o all’aperitivo.
    O no?

  4. Condivido Gaber
    Condivido il fatto che abbiamo creato una generazione che non partecipa
    A nulla
    un minimo di autocritica ce la si deve fare, sono convinta che si raccoglie quello che si è seminato
    Se opinione comune è che un insegnante è uno sfigato perché guadagna meno di un idraulico (senza nulla voler togliere all’idraulico), se un medico al pronto soccorso guadagna meno della mia estetista (senza nulla togliere anche a lei, che frequento con regolarità, più dell’idraulico e del medico), Non ci possiamo lamentare del calo di “vocazioni”

    Sono convinta soprattutto che se facciamo” quelli che si lamentano” e non quelli che agiscono, non avremo mai un appoggio ed un seguito dai più giovani

    E in più nutro un odio viscerale verso facebook

    Dove volevo andare a parare? Non lo so
    So solo che ho appena letto una pseudo analisi politica fatta da una maestra che scrive “ke” con la kappa…. capite????? Ke!!!!
    e parla di politica e nuove generazioni e importanza della comunicazione…. col ke!

    1. Sul calo di “vocazioni” però metterei i puntini sulle i. Dietro l’idea che certa partecipazione sia vocazionale c’è l’imbroglio in cui siamo caduti.

      Ps. Anche se odi facebook, vi girava una vignetta simpatica nella quale veniva chiesto come precisamente impiegassero il tempo risparmiato, le persone che scrivono k per ch. 😉
      Anche se negli sms faceva risparmiare qualcosa, prima che diventassero gratuiti, dai, concediglielo.

  5. Quest’anno alla riunione d’inizio anno, eravamo in cinque su ventisette. Non è solo questione di partecipazione, ma anche di educazione e rispetto. E mi preme sottolineare che dei cinque, due erano immigrati e le tre restanti tutte, indistintamente, uscite dal lavoro. Il resto, anche se non al lavoro, non pervenuto. Da rappresentante di classe, però, annoto che a rompere le palle, poi, sono abilissime. E si, personale É politico. Se no non se ne esce

  6. Sono finiti quei tempi. Ormai la politica e la partecipazione sono due linee parallele. Loro, sono mestieranti qualunquisti che non si sopportano più (forse a Blob ancora strappano qualche sorriso), Noi, siamo sfiniti per mille cose e poi perchè diciamoci la verità… dopo gli anni di piombo e le “rassicurazioni sociali” ciascuno ha abbassato la guardia. Male! ed oggi siamo nella devastazione morale ed etica con quelli (Loro) che non si possono nè vedere nè sentire… E son d’accordissimo con te, il peggio l’ha fatto lievitare la Sinistra che si strappava i capelli per decidere come chiamarsi, chi governasse, chi presidenziasse, chi sindacasse…
    Nella scuola poi i genitori (senza generalizzare troppo) che ci vengono alle riunioni, sono sempre gli stessi, i più umili, quelli che vogliono per i figli un’educazione solida ed un futuro migliore, tutti gli altri li vedi far ricorso al Tar o chiamare la police se uno dei figli ha preso un meritato e benedetto ceffone!!
    Cara LaMiaGatta MalaTemporaCurrunt… e ti assicuro che da quaggiù se anche si volesse partecipare ai Consigli ed alle sedute politiche non c’è neppure il posto… e qualche volta neppure il Sindaco!! Io intanto scrivo e denuncio che ora neppure mi rispondono più …

  7. lo dico sinceramente: ti ammiro ma sei matta.
    anche a me una volta fu offerto di fare la rappresentante sindacale, ero precaria, dunque il problema non si poneva neppure.
    però ora non so se lo farei, perché pur credendo fermamente nella necessità della partecipazione, trovo che certe dinamiche sindacali abbiano fatto solo male (alla scuola e all’Italia tutta).
    quindi, in bocca al lupo, perché sarà una bella sfida trovare il giusto compromesso tra l’esigenza sindacale di fare qualcosa “per tutti” e il non cadere nella palude del qualunquismo.

    1. Inutile dirti due cose.
      La prima è che ho avuto un’illuminazione sulla via di Damasco e ho sentito una voce nella mia testa che diceva “ma questo è quello che hai sempre voluto fare”. La seconda è che sento delle voci nella testa.
      La terza è che il mio babbo si è espresso come te, nell’incipit, ma senza dire ti ammiro.

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