Il ciondolo egocentrico

L’eccesso di zelo con cui la vita ti aspetta e ti attacca che non hai nemmeno disfato le valigie e messo su le almeno tre lavatrici purificatrici ha di che farti pensare.

L’unico sasso mimetizzato nella sabbia entra in collisione col tuo mignolino piede destro, lo mostri al pronto soccorso, il piede, dico e mi ritrovo impegnativa di radiografia al polso. Però destro, quinto dito, va la precisione.

Va la precisione del dolore, un’altra amica di quelle che abbelliscono il mondo, di quelle che andrebbero sparse, a scuola innanzitutto e poi alla ovunque, da domani non è più cosa da oncologi ma da cure palliative. Fanculo. Sei la quarta che stai per lasciarmi così, intontita. Fanculo. 

Dall’atrio stamane si sentivano le cicale, fortissime, entrare tra i codici bianchi e verdi dell’attesa. Una coppia di anziani, lei che tiene per un braccio lui, ferito in viso, e gli dice “ma sa lé sto rumore, t’el sentet? Come di cicala”. Lui dice no, non sente ma per sentire meglio si toglie gli occhiali. Gesto che fa tenerezza a me, tanta, ma anche alla sua moglie da tanto. Ridono. 

Fanculo anche alla vecchiaia, nemmeno lo splendore delle strane cicale lombarde ti permette di sentire più.

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14 pensieri su “Il ciondolo egocentrico

  1. e io che mi lamento perché due grandi ospedali milanesi sullo stesso blocchetto di campione mi hanno dato due esiti diversi sulla mutazione di un gene. la differenza tra un piede e un polso, è lì la chiave del tutto.

  2. La vecchiaia non ti permette di sentire le cicale, ma ti lascia tenere x mano la compagna di una vita. Sul resto…troppo dolore, solo silenzio da chi sa cosa intendi
    Un abbraccio virtuale

  3. Rispondo a tutti, qui. Col solito ma non scontato grazie per esserci; al bene virtuale del resto ci credo da molto. La mia amica se ne è andata stamattina, senza aspettare che noi (sopravvissuti) ci mettessimo nell’ordine di idee di doverla perdere. Io la vedrò sempre sulla sdraio a fianco a me, fronte lago, nelle lunghe chiacchierate sull’ amore per l’insegnamento…

  4. È veramente triste, credo che ci siamo passati in tanti, vedere qualcuno sbiadire nella malattia e nella morte senza un perchè. Non ci si abitua e non lo si accetta o forse solo dopo tanto tempo quando l’età avrebbe giustificato il non esserci più, come nel caso di mia nonna che ieri avrebbe compiuto 100 anni. Ora sì forse…solo ora, ma per un’amica coetanea non è possibile.

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