10:04

Leggendo, provai quella che stava diventando una sensazione familiare: il mondo si ricombinava intorno a me mentre io metabolizzavo le parole comparse su un display a cristalli liquidi. Fra le notizie personali più importanti che avevo ricevuto negli ultimi anni, erano così tante quelle che mi erano arrivate via smartphone mentre ero in giro per la città che avrei potuto segnare su una mappa, rappresentare geograficamente, gli eventi principali, di fatto, dei miei primi anni dopo i trenta. Attaccare una puntina sul muro o piantare una bandierina su Google Maps in corrispondenza del Lincoln Center, dove, accanto alla fontana, avevo ricevuto la telefonata con cui Jon mi informava che, per chissà quale complesso di ragioni, un nostro amico si era sparato; cerchiare il Noguchi Museum di Long Island City, dove avevo letto il messaggio (“scusate l’e-mail cumulativa”) inviato da una cugina stretta per descrivere le condizioni del suo bambino appena nato; mentre facevo la fila all’ufficio postale su Atlantic Avenue, e dagli altoparlanti della vicina moschea usciva un gracchiante adhan, avevo ricevuto l’annuncio del tuo matrimonio ed ero rimasto sconvolto da quanto ero rimasto sconvolto, distrutto, cominciando poi una spaventosa curva discendente durata varie settimane, tanto peggiore perché era un imbarazzante cliché; mentre ero nella toilette del punto vendita Crate and Barrel di SoHo – i migliori bagni semipubblici di Lower Manhattan – avevo appreso di aver vinto una borsa di studio che mi avrebbe portato oltremare per un’estate, e quindi avveo finito per associare l’incrocio fra Broadway e Houston Street con tutto quello che era successo in Marocco; a Zuccotti Park avevo saputo che la mia ragazza di allora non era, al contrario di quanto credeva, incinta; mentre compravo dei calzini da sera a prezzo scontato ai grandi magazzini Century 21, di fronte a Ground Zero, mi era stato comunicato via sms che un amico di Oakland era stato portato in ospedale dopo che la polizia gli aveva spaccato le costole. E così via: ciascuna di queste esperienze di ricezione restava di fatto, in situ, così che ogni volta, tornando in una zona dov’ero stato raggiunto da una notizia importante, scoprivo che quella notizia e un’eco delle conseguenti emozioni mi aspettavano ancora come una tenda di perline.

Leggere questo, io che per esempio so esattamente che sono diventata insegnante al telefono davanti al fiorista tra via Dezza e via Duse e via così, una banale folgorazione.
Pensavo che avrei tenuto tra i libri d’anima di sempre, per sempre, il Roth dello Svedese. E invece.
In fondo sapevo che a conquistarmi in armi ancora sarebbe stato un non narratore americano e questa sua New York in perenne attesa di essere spazzata via. Come simbolo, come strada.
L’ho riletto due volte in una settimana e anche questo è un unicum per me.
L’ho riletto per perdermi nel tempo, a ritroso e in avanti, nel cinema, nelle catastrofi, nei riferimenti all’arte contemporanea di cui il libro è quantomeno zeppo, nell’improbabile messianismo di un puer che verrà, controtempo. Una cosa sola mi rammarica: non poterne la lettura in lingua originale.
Di tutta la prolifica letta estate, prima questo.

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9 pensieri su “10:04

  1. I libri d’anima sono come i cani: non è che se ne arriva un altro il primo è meno importante, eh – grazie al cielo, le cose belle si possono anche semplicemente moltiplicare, o mettersi le una accanto alle altre, fortunatamente, per loro c’è sempre posto.
    Io sono passata di ruolo alle superiori seduta su un cesso del Trinity College di Dublino: tenevo in mano il cellulare perché avevo fatto una fila spaventosa e temevo e che il Benza mi chiamasse per chiedermi se fossi caduta nello scarico. Invece è arrivato l’sms dell’USP, e io sono uscita gridando di gioia e coi pantaloni mezzi abbassati.

    1. A pensarci, vale pure per i gatti, eh e per i fidanzati (no forse per questi ultimi nemmeno più di tanto). E sul ruolo, fu esperienza diversa. Ricordo bene la faccia della sòccola che mi tenne nascosto il telegramma e il luogo, il luogo dove l’ho mandata davanti a tutti ad alta voce. Ma difficile da geolocalizzare è.

  2. Ho fatto richiesta l’altro giorno per la tessera della biblioteca qui a Ponte Sul Cam. Hanno ben due copie di questo 10:04, vorrà dire che farò un figurone con il mio primo prestito! 🙂
    Per restare in tema, ho ricevuto la telefonata in cui mi offrivano l’attuale lavoro mentre bevevo un tè in un bar di Siviglia che si chiama Cafe Bonaventura. Nomen omen?

  3. I libri d’anima ho scoperto che arrivano quando devono, e possono non essere più se cambi posto nello spaziotempo. Ma va bene anche così.
    Io sono diventata di ruolo davanti alla cassetta della posta, il telefono non ce l’avevo ancora 🙂

  4. Ho sentito parlare di questo libro, anche senza che fosse dell’anima, parecchie volte questa estate e sempre bene, ragione ottima per procurarselo, intanto, e poi vedere di che tipo sarà.
    Anche io di ruolo davanti allo schermo del computer con il sito web del Provveditorato della Città Bianca che pubblicava on-line i risultati del concorso del 1999.

    1. Solo mentre lo leggevo, scoprivo che Lerner è un poeta. Poi mi dirai, io ho sentito di essere “a casa” in quelle pagine; un effetto simile lo ebbi nel Morselli di Dissipatio HG.

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