Trivial pursuit

L’ho scoperta due mesi fa, la versione solo “letteraria” di trivial pursuit. Regole del gioco invariate, con la pedina cerchio da riempire di triangolini colorati ad ogni cosiddetta laurea. Domande di letteratura italiana, letteratura straniera, sul genere giallo, su opera e musica, su cinema, su lettere classiche.
Ecco, lettere classiche. La prima partita natalizia con il gruppo ristretto dei Comeback che si avviano ad essere gli affezionati. Una figura di cacca (la mia) appositamente registrata da Ventodi(sup)ponente che vado a riguardare quando ho forte desiderio di ridere di me. Lettere classiche, ne azzeccassi una.

Seconda partita, ierisera, le diamo la rivincita, prof.

Ventodi(sup)ponente non c’era, impegnato nello studio di un esame. Ma gli altri tre sì, stavolta ha vinto giustamente, prof. Lei sa certe cose che non si capisce come fa a saperle (?) di tutti i generi tranne quello che ha studiato lei all’università.

Che la prima volta fosse il caso delle domande casuali più difficili già io lo sapevo che non era così. È che io sbagliai indirizzo di studi, punto e basta. E l’errore mi costò parecchio, in autostima, anni di tristezze, di una milano da fuggire, la amavo solo qualche giorno a primavera quando le giornate si allungavano segnando luce sul rosso di via festa del perdono. Che bella quella via, che peccato non esserci stata felice.

C’è un’altra cosa che ho perso di quegli anni, oltre alle nozioni e agli studi sterili. Le persone, io che faccio amicizia con la facilità di un motivetto sanremese, coi muri, coi passanti. Le persone. Di quei quattro anni diventati sei mi porto nel cuore un paio di nomi, nella vita niente.

Una ragazza che non vado mai a trovare e ne sarà pure dispiaciuta a pieno titolo, dal tempo che ci chiamiamo a vicenda Culodipietra; e mi manca ma forse lei non ci crede più, alle mancanze mai riempite.
Poi, un’altra, donnasorriso il soprannome, che ho lasciato andare da secoli, dall’ultima volta sedute sui gradini del Forum al concerto di Guccini “guarda quante stelle” chissà come sta, chissà che fa.
Non siamo nemmeno più propriamente ragazze.

Quand’ecco che la partita a trivial e la curiosità affettuosa dei Comeback mi fanno pensare oggi che CDP e donnasorriso avrebbero meritato di più da me. E io meriterei di più da me stessa se solo la piantassi di essere non laureata in lettere classiche.
Quand’ecco che a CDP gliel’ho scritto che tutto mi sta a cuore.

Quand’ecco che oggi sfogliando la rivista online di cucina più conosciuta in Italia, mi imbatto in un articolo, in un nome e cognome. Resto sotto choc qualche minuto. Donnasorriso mi sorride da quelle pagine, proprio oggi, senza saperlo.
Le ho scritto, a Donnasorriso. Che qualcosa mi sta a cuore.

Il pensiero è materia. È quasi primavera, le giornate si allungheranno segnando luce sul rosso di via festa del perdono. Che bella quella via, non sarà poi male ricordare di non esserci stata felice.

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21 pensieri su “Trivial pursuit

  1. E no, eh! Non puoi passare a recuperare Via Festa del Perdono se prima non aiuti me a recuperare via Dante! O vai a ritroso?

    (Via Dante??? Ho dovuto cercarla su internet 😦 Ho proprio cancellato tutto!)

    1. Per un attimo ho pensato “ma via Dante cosa? Via Dante dove?”… Poi ho capito. Andiamo a ritroso, a zig zag, meniamo il can per l’aia ma recuperando tutto quanto ci sta a cuore. È un patto.

  2. Ci sono passata anch’io in Via Festa del Perdono, ma da quello che mi pare di capire un po’ prima di te 🙂
    …non so se è un caso, ma io penso che avrei fatto meglio a studiare lettere. Nonostante il mio incondizionato amore per la lingua inglese! Penso che avremo sempre dei rimpianti, no matter what. Comunque il trivial letterario mi garba parecchio!

    1. Ci divertiremmo, come divertono i giochi da tavola, perché come dice la parola stessa, per giocarci significa che prima, sulla tavola, c’è passato cibo, vinello, e convivialità. Hai ragione sui rimpianti, no matter what.

  3. Giù di post mi piace, la definizione dico, non lo stato, lo capisco. E capisco anche tutto il resto, scelte sbagliate che sapevamo sbagliate mentre le facevamo, persone che non credono più alle mancanze mai riempite che invece sono terribilmente reali, una sorta di strana indolenza che ci ha portate allora come ora a non fare un passo in più. Nessuno il significato del rimpianto in quanto tale, ha invece molto senso alzare il telefono e chiamare e decidere che se davvero meritiamo di più, tocca alzarci e andarcelo a prendere. Buon we cara!

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