Ordini e disciplina

Aria di fine programma nelle mie due seconde, sparute, minime, con dentro alunni della specie dei teletubbies.
Colorati, impacciati, non particolarmente capaci di esprimersi se non con le coccole. Anche a me.
Mi sono sentita coccolata, dai piccoli, quest’anno.
Tempo di quando le lezioni si sfilacciano un po’, col latino siamo a cercare di far capire loro cosa sia la grammatica, ma quella italiana.
Seguono, a fatica, i più fragili con enorme impegno, i più dotati con la testa tra cose più vive.
I loro genitori protettivi, troppo, uazappodotati, hanno creato il mito della roceresale severa esigente (cattiva?). Meglio i figli, sempre. Mi restituiscono un mito, semmai lo sia, di prima mano, diretto, contrattato, metamorfico.

Aria di relax, di jeux qui sont faits.
“Su ripassiamo le volitive” “chi mi sa dire bene cosa sono” “prof, completive rette da verbi di volontà o che esprimono un comando bla bla bla” “blavi”.
” ora chi mi sa dire perché sono le mie subordinate preferite, perché mi piacciono tanto”

…”perché sono rette da UT” (il primo a rispondere è sempre quello che non capisce la domanda)
…”perché si possono confondere con le finali” (perfida sarei)

… Allora? Daiiiii.
Tutti seriosi i teletubbies.

“Io io io prof ho capito” “le piacciono le volitive perché le piace dare ordini!”

E giugno sta arrivando, un’altra benedetta e stramaledetta insieme volta.

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10 pensieri su “Ordini e disciplina

  1. Guarda, sembra il ritratto della mia seconda. I genitori no, sono comprensivi e anche grati, cosa non scontata visto che la gratitudine sta scomparendo e i più non sanno cosa sia, come la grammatica italiana. Anch’io sono alle volitivie, anzi un po’ più avanti, ho già fatto le infinitive ma poi dipende dai manuali se siamo più avanti o indietro. Rispetto a qualche anno fa, indietrissimo. Si fa fatica, tanta, nell’archivio-prove leggo quelle proposte un decennio fa e mi strabilio. Ma ero pazza? Forse no, forse loro erano meno fragili, meno incerti, più portati per il sacrificio. Questi hanno bisogno più di carote e meno di bastoni. Io ho bisogno di coccole più di loro, mi sa.
    Un piacere leggerti, come sempre. Ancora di più ritrovarmi in quello che scrivi e lasciare qui due pensieri sgangherati, tra un pacco di compiti da correggere e l’altro. Quello di seconda.

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