Di ghiacci, di auguri e presepi blasfemi

Stamattina la lastra di ghiaccio del parcheggio mostrava il solito risultato delle nostre lezioni di educazione sessuale in bella fila, qui il kleenex, qui l’involucro d’argento, qui il condom tondo, qui quello sfilato. Il tutto coperto di brina. Io che sono strana un passo alla volta sui mucchi di neve vecchia, sorridevo e pensavo forse la temperatura sta conservando la vita, io che amo l’inverno solo perché lo leggo così il generale, che sotto si tiene le gemme, il generale. Forse è questo che intendeva mia madre l’altro giorno quando ha detto ah ma se un figlio lo vuoi davvero allora è ora di andare a farteli congelare gli ovi. Non ha detto se lo vuoi davvero allora ama chi c’è anche se chi c’è magari non piace a me ma vai e sii felice se c’è. Così passavo nel parcheggio pensavo e ridevo di un’età che non può mostrare il frutto delle lezioni di educazione sessuale fatte a scuola, e che poi non sono una gallina, mi metto lì e faccio gli ovi di notte nel parcheggio diretti sparati nella brina che si congelano e poi li andiamo a prendere amore il quadrimestre prossimo.

Io lo dico che l’inverno mi piace e mi fa pensare e sorridere. Se stiamo a dire che camminiamo sùi gameti sùi zigoti sùi albumi di vita e sono blasfema e tanto se dico che a me natale mi ricorda che qualcuno nasce ed era un bimbo che anche lui la mamma sorrideva e pensava prima che esistesse tutta la criogenetica del mondo, ed era una bella ragazza quella, mi piace pensarla in età da andarvi in auto nel parcheggio dietro scuola.

Auguri blasfemi ma non a leggerli bene, leggasi bene, a ciascuno il suo presepe, io che credo in questo modo qua, nelle notti di vigilia immagino l’adagiarsi dei bimbi tra la paglia nelle culle. Solo così lo sento, che è santo, il Natale.