Bùcine (o della domenica)

Sei ferma in stazione con un treno che da Fanculandia provincia di Nowhere ti riporterà a Inwolvesass provincia di Dovesto. Il paese te lo guardi di sottecchi, è tutto sopra la tua testa se la storti un po’. Te lo guardi e scivoli dalle sinestesie del sabato a quelle della domenica, più rare, più amare. Entri con gli occhi nelle case oltre le tende e ti chiedi come si vive a Bùcine sulla tratta FirenzArezzo. In questo aggraziato sputacchino appenninico all’ombra di un giorno che ti viene a raccontare che da qualche parte è già nevicato ma a Bùcine oggi ancora no. All’ombra dello sguardo a collo torto che vedi proprio la collinetta e le finestre delle case arroccate e te che dici “oggi ho pranzato lì, cosa ho cucinato, tua suocera che ora fa un pisolino e forse te che glielo devi dire che a breve sarà nonna ancora” E che la domenica pomeriggio è noiosa e lo sarà per sempre perchè la noia non ti si stacca di dosso a Bùcine.

Gli è che il regionale avrà poi fatto altre fermate e dopo  ci sarà l’alta velocità. Che già da mesi mi sta portando via, posto prenotato finestrino, supplemento rapido. Io ieri pomeriggio, potendo, mi sarei fermata a Bùcine. Nella domenica e nella noia di un’altra. A barattare le domeniche e la noia di chiunque altra.

P.S. mi preparavo da un mese. La aspettavo da un mese, non mi sono mossa, ogni giorno era buono. L’idea del chiuso e il bianco a diventare lieve fuori.  Narratò  tu che sei onnisciente, lo sapevi che il 28 andavo via. Mi hai fatto un altro scherzo. Il tempo di un FirenzArezzo, il tempo di incontrare degli amici e tu me la fai. Mi fai la neve mentre non ci sono, mi fai il dispettino, narratò. Prrrrrrrrrr!

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ogni gatta ha il suo gennaio 3 (e di alcune prove)

Prove dell’esistenza del narratore onnisciente

che se non esistesse:

1) ora non sarei sul balcone a gennaio con quattordici gradi a correggere compiti in classe con gli occhi assolati di lago


2) MimmanonMimma non avrebbe telefonato qualche giorno fa dicendo “ti va se prendo l’auto e arrivo con una cassa di radicchio, non ho voglia di fare un cazzo, ce ne stiamo a casa, io e te e il radicchio. E così Treviso-Viadellago 355 km di sincera amicizia.

3) io e MimmanonMimma non avremmo iniziato la mattina del suo compleanno (una vera gatta di gennaio) saltando sul letto come bambine e io cantavo paolo conte e cuanta pasiòn nella vita e poi non avremmo pianto a turno ridendo delle battute dell’altra a turno che si ride e si piange in un’intera vita. Che poi non è vero che non abbiamo fatto niente.

4) Morettino de’ Latintristi  non avrebbe preso 7 in un saggio breve sul ruolo della donna tra il Medioevo e il Rinascimento e ci ha capito ché ora abbiamo un probabile ometto intelligente di donne in più.

5) mia sorella non mi avrebbe invitato a mangiare il risotto stasera con il MIO radicchio eh eh

6) non avrei per esempio incrociato la blogger Maggie in giorni incerti d’autunno, diventando invece certo che dove si taglia altro si cuce altro e anche lei ora da ieri ha la sua meravigliosa gattina di gennaio e io le invio una carezza anche se non sono là

7) mio padre al mio “non voglio tornare a scuola domani, non ne ho voooogliaaa” non avrebbe risposto ridendo “vieni che ti firmo la giustificazione, bambina”

8) la caprara vicina di casa non farebbe sempre fuoco che farei fuoco io su di lei ma oggi no ché nel prato quel profilo di scialle, grembiule, fazzoletto in testa, passo gobbo e malfermo mi è sembrato di Sud e famiglia, mi è parso nonna, quindi perdono

Prove della NON esistenza del narratore onnisciente

che se esistesse:

1) forse e dico forse ad ascoltare questa canzone del boss (http://www.youtube.com/watch?v=UIu-1rIZp0o) proprio ora non sarei sola, il sole sui cuscini si allagherebbe doppio e sarebbe una domenica come le nostre,  svegli dopo abluzioni di baci a dirci su quale lago andiamo a mangiare e invece non è così. Smettere di amare mi è tossico come per lui è salvifico. Roba brutta. Coglione di gennaio. Coglioni. Quelli che ho sempre avuto, io.

Ehllosò che le prove a favore sono di più di quelle contro. Ehllòcapito, mica son scema.

Lettera al narratore onnisciente (test di verifica di narratologia)

Sì lo so che a me mi piacciono i romanzi. E a me mi lo dico quando e quante volte voglio. A me mi piacciono i romanzi, quelli strappabudella, intensi da matti con tutto l’ammore che arriva, bussa alle finestre, poi scappa, prende l’aereo, poi lo prendi tu e vi baciate con la lingua a mulinello per ore e i sospiri com’èchedevofareconte nei parchi e nei parcheggi e le lacrime che all’aeroporto non vedi il numero del ghéit e nemmeno dove cappero stai andando in questi romanzi qui, insomma. Quelli che mica ce l’hai il lieto fine e Renzo e Lucia con la suocera intorno che smoccola e sciabatta gli fa una pippa al mio romanzo senza idillio.

Caro narratore onnisciente, tu che conosci e sei extradiegetico anche con me, io ora posso anche chiuderlo sto romanzo e scriverne un altro. Lo sappiamo tutti e due. Io posso curare meglio la fabula e l’intreccio, smetterla di ostinarmi con lo spazio simbolo e coi luoghi aperti e i parchi e i laghi e gli aeroporti, e pure con gli stati separati (anche se poi erano stati uniti). Mi impegno sulla durata, se non eccedo con sequenze dialogiche e riflessive magari la storia si semplifica e il ritmo è più disteso. E la pianto, giurin giuretta, coi flashback.

Ma tu, caro narratore onnisciente, per favore, il personaggio maschile mandamelo sbagliato (basta con la ricerca di quello giusto), e per una volta almeno:

1)  che non sguaini la spada per liberarmi dalla torre che poi alla fine non arriva in tempo perché gli cade il 3G e la torre non me la trova quello, coll’I-Phone

2)che non abbia sposato due streghe cattive e fatto figliare tutte le sorelle cesse di Cenerentola che poi quando trova a me si crede di avere Cappuccetto Rosso

3) soprattutto che non mi dica “ti lascio perché ti amo” perché io mo’ questi qua non li tollero proprio più che mi rovinano lo Spannung a furia di banalità. Fagli dire “ti amo, ti sposo” oppure “non ti amo, mi schifi e sei cretina ma c’hai due tette tali che mica sono un cogghione che lo mollo a un altro sto cuscino per la vita morbida”.

Almeno così la salviamo un poco di coerenza testuale, eh.

E tu, non fare il burlone, caro narratore onnisciente, non me ne mandare due o tre, di personaggi in cerca d’autore ché io poi non capisco chi è l’attante, chi l’aiutante e chi l’antagonista e faccio casino con le funzioni di Propp. Uno solo: convertibile come Pinocchio, onesto come Geppetto, meno menoso dell’Ortis, bello e fecondo come Charles Ingalls innestato su Johnny Appleseed. Grazie, o mio narratore onnisciente.

In quanto a me, narratò, onniscient sì ma mica fess. Lassam’ accussì. Nun ce stai cchiù nient ra ffa’ ccu mme: so’ CAPATOSTA!