#ioleggoperché – gli amici

  

 

Sebbene sia più facile, o così è stato, “similes cum similibus”,  a volte avere un brigante come amico aiuta. 

E i libri aiutano i briganti, si sa. 

Oggi, il percorso dalle madri, passando dai maestri, fa tappa con gli amici, non solo virtuale, ma anche reale. E se è reale, c’è spesso una stazione, un treno dove prendere o andare. 

E ne ringrazia un paio, lei e lui, direttamente. 

Poi ringrazia tutti quelli che mi han portato libri non a caso, nella vita, tanti, e anche qualche libro che non mi è piaciuto. L’albero di sotto, però, non l’ho segato mai.

Quasi alla fine di #ioleggoperché

#ioleggoperché -i professori

#ioleggoperché di sabato in quinta ginnasio il professore di lettere, un integerrimo ma flemmatico abruzzese, aveva quattro ore di lezione di fila con noi, e greco e latino e italiano e geografia e cheppalle, anche. Le sue. Le mie.
Poi un sabato ci lesse e ci spiegò “a livella” di Totò, e quel sabato non mi andò più via.

#ioleggoperché
alle scuole medie il professore di storia, un pazientissimo e ironico salernitano, mi fece vedere tante volte il film “indovina chi viene a cena”. Me ne fece trascrivere dialoghi, tante volte. E il significato di quel film non mi andò più via.

#ioleggoperché alle scuole elementari, la maestra, una semplice e cattolicissima varesotta, ci fece ascoltare tante volte un brano di musica sinfonica e ci chiedeva di immaginare il fiume e come diventasse maestoso mentre cambiava il ritmo della musica. E quel saper sentire non mi andò più via.

Ieri le madri. Oggi tocca ai maestri. Domani vediamo.

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#ioleggoperché, ultima puntata o giù di lì

#ioleggoperché mi aggiravo con un topolino tra le mani (il fumetto, non un reale panteganino) lagnando petulante “mamma mi leggi mamma mi leggi” e mamma era stufa, al ritorno dalla filatura che era un cazzo di lavoro di merda. Leggi da sola, vieni qua ti insegno io, b con a ba, b con e be.
#ioleggoperché a tre anni e mezzo mamma me lo ha insegnato, quindi.
#ioleggoperché non ho mai imparato a fare molto altro, inmailaif.

Si conclude la gara del gioco virale dei blog, vinta dalla ‘povna, che di questo gioco è stata un po’ mamma.
Il 23 aprile è quasi qui, e noi siamo pronti!

Alle mamme e al leggere, dunque.

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#Ioleggoperché – cita un libro 9 e del senso di colpa

La storia siamo noi e le di lei tragedie, davanti alle quali più nessuno è incolpevole…

 

 E poi la storia dentro di noi, davanti alla quale ce la vediamo, per fortuna, solo noi.

  

Poiché la Fallaci non è personaggio che amo, doveroso spiegare che questo libro lo lessi a dodici anni, ne rifeci il verso in un tema di quarta ginnasio che ci presi pure otto in italiano tanto era premiata la retorica; meno doveroso dire che certe telefonate lontane a volte si devono fare fuori dalle pagine dei libri laddove le ideologie se ne vanno in Affanculìde parecchio rapide pure.

Il senso di colpa è lo splendido tema decretato dalla vincitrice della settimana  wolkerina, che non sa che potrei scriverci un’enciclopedia, con voci di pessimo spessore. 

E che il senso di colpa che in letteratura mi ha appassionato e affascinato di più è quello al limite del mai pentimento di Humbert con la sua Lolita, con il quale decido di gareggiare, alfine.

  

Per le regole, che settimana prossima avranno dei cambiamenti bussate a ‘povna, inventrice del nostro gioco. E ci avviciniamo sempre più al 23 aprile e a #ioleggoperché

Cita un libro – #ioleggoperché con auguri infiniti

Comunque la si voglia vedere, questa domenica di festa, resurrezione, rinascita, passaggio, un popolo verso la libertà (magari, e magari non un solo popolo), un uomo e basta col suo sepolcro vuoto alle spalle, non so.
Faccio gli auguri ai miei amici o solo compagni di avventura scrittura, amici hereticissimi e non.

Il tema assegnato da EFFE e dal suo gonnellino, vincitrice del gioco con cui caracolliamo felicemente verso il 23 aprile di #ioleggoperché è nientemeno che l’infinito.

Un tema che mi vede spesso uomo del Seicento, essere una gamba del compasso, per non allontanarsi mai.

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Oppure essere Roberto de La Grive, e scoprire il mondo nuovo.
Al gioco, mi si perdoni il doppione, partecipo con l’avventuriero, naufrago che non sa nuotare, alle prese con un gesuita, personaggio di un romanzo anch’esso tanto infinito.

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Cita un libro: #ioleggoperché 7

A scandire la settimana, il gioco dei blog che partecipano alle iniziative di #ioleggoperché, alle ultime battute. Come messaggera è ora che io vada a ritirare i libri prima possibile e oggi terminerò di rifinire l’evento pensato con la collaborazione della biblioteca del Durocome. Durocome che è messo a dura prova, eccome, questa settimana per quanto ho già raccontato.

Scontato dire la vita e la morte, l’amore e la morte.
Temevo il tema della morte, lo temo da sempre, fino a quando mi ha steso. Su un lettino con alle spalle un tizio tra le mani un taccuino. Di morte, ahimé, sto blog ne parla spesso, e delle energie che la scrittura può, contro.

Avrei voluto citare una canzone, rischiando il fuori concorso (che già ci sono andata vicino con l’Artusi eh, e devo ancora ringraziare Gaber per la menzione speciale)

Poi mi son decisa con un volo tutt’altro che pindarico, e la collina è venuta da me. Dormono, dormono tutti sulla collina.

Lei è Serepta Mason, chi mi conosce o mi legge, sa perché.
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La vincitrice meritatissima e recidiva, senza attenuanti della settimana precedente è Murasaki: da lei anche di nuovo le regole, per chi volesse partecipare in corsa.

#ioleggoperché. Cita un libro

Domenica, respiro, gioco.
Che si sposta qui da Gaber, con questo evocativo avatar se tagliato a metà, vincitore della settimana, condivisore di storie.

Io di storie ne faccio tante, ma a raccontarle non son mai stata brava.
L’unica storia che mi è durata e sta durando è l’infinito narrare dei ragazzi.

Non sto a raccontarvi la storia del perché ho io i compiti da fare, me li ha assegnati la classe seconda e tra questi c’è impastare il babà dell’Artusi. Non mi verrà mai bene, oggi sto babà. Ubbabbà, poi è na cosa seria.
Ma se solo dovesse davvero lievitare a puntino, sai che storia?

Così, per #ioleggoperché e per il gioco interblogghico, scelgo una storia vera, che vuole vedere la persona in viso e che per riuscire bene necessita di pazienza e attenzione. Come tutte le storie, credo. Come la storia delle storie.

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